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A Milano mancano 32mila lavoratori nei servizi pubblici: gli stipendi sono troppo bassi

Commissariati, ospedali, comune, scuole: secondo la Cgil di Milano, tra il 2022 e il 2023 la città ha perso oltre 32mila lavoratori pubblici.

Le code all’anagrafe non sono solo una classica scena da “vita da City”, ma il sintomo di un problema strutturale che a Milano ormai è diventato cronico: mancano almeno 32mila dipendenti pubblici. E non è solo una questione di estate, ferie e O.O.O., ma proprio di organico che non c’è.

In Comune, nei commissariati, negli ospedali, nelle scuole, negli uffici pubblici, la macchina non gira più. E il motivo è semplice: chi c’era va in pensione, si trasferisce o si licenzia, e chi dovrebbe entrare ci pensa su… e alla fine cambia idea. Non per cattiveria, eh: con 1.300 euro al mese a Milano non si campa, figuriamoci se si riesce anche a pagare l’affitto e mangiare due volte al giorno.

La situazione? Bella peso

Secondo la Cgil di Milano, tra il 2022 e il 2023 la città ha perso oltre 32mila lavoratori pubblici. In Comune, per dire, dieci anni fa c’erano 15.500 dipendenti. Oggi sono circa 13.000, ma ne servirebbero almeno 2.000 in più per tenere botta. «I concorsi si fanno, ma il turnover non è completo. E chi arriva da fuori città capisce subito che con quello stipendio, a Milano non ci vive», spiega Giovanni Molisse, segretario Fp Cgil, come riportato da Repubblica.

Esempio pratico: concorso da 21 K lordi annui. Tradotto: 1.300-1.500 euro netti. L’affitto di un bilocale, praticamente. E il rinnovo dei contratti non aiuta: con un’inflazione del 18%, l’aumento proposto dallo Stato è del 5,78%.
«È umiliante», sbotta Gian Luigi Madonia della Uilpa Lombardia.

Nel frattempo, nel privato milanese si guadagna il 38% in più della media nazionale, ma nel pubblico no. Stipendi fermi e zero bonus metropolitana.

Il pubblico non regge più il confronto

Il risultato? Il Comune non trova personale per settori chiave come urbanistica ed edilizia, dove il mercato privato fa gola. I ministeri e le agenzie sul territorio contano 8.800 dipendenti, ma ne servirebbero almeno 3.000 in più.
«Servirebbe il 30% di personale in più nei ministeri e il 20% in più nelle agenzie», spiega Cesare Bottiroli di Fp Cgil. Ma non arriva nessuno.

Nelle ferrovie mancano 100 tecnici e almeno 30 capistazione, mentre in Trenord la situazione è simile. Nella sanità è peggio: mancano tra i 1.500 e i 2.000 infermieri a Milano e provincia. E nella Polizia? Disastro. «A Milano mancano 700 agenti. Ne sono arrivati 210 a giugno, ma se ne sono andati in 210, più i pensionati», dice Massimiliano Pirola del sindacato di polizia Sap, interpellato da Repubblica. Oggi ci sono mille agenti in meno rispetto agli anni ’90.

I numeri (brutti) del 2023

Secondo i dati Cgil, nel 2023 a Milano c’erano 179.479 posizioni contributive pubbliche attive con l’Inps. L’anno prima erano molte di più. La flessione è del 15,1%. A crescere sono solo le università (+2,6%). Tutto il resto va giù:

Scuola: -20,4%
Sanità: -14,7%
Enti locali: -15,9%
Forze dell’ordine: -8,3%
Magistratura e amministrazioni centrali: -9,3%
Risultato? 13.000 cattedre vuote in vista del prossimo anno scolastico. Tredicimila.

Una volta, se vincevi un concorso a Milano, era come beccare il biglietto della Lotteria di Capodanno. Oggi invece molti scappano. «Tra gennaio 2023 e giugno 2024 ci sono state 6.000 dimissioni nel pubblico», dice Alberto Motta, segretario Fp Cgil. «I governi, di destra e non solo, hanno smesso di investire nella pubblica amministrazione. E ora i nodi vengono al pettine: vai all’anagrafe e trovi gli sportelli chiusi, sei in ospedale e non arriva nessuno. L’unica via d’uscita è una campagna massiccia di assunzioni. Ma finché un infermiere guadagna 1.300 euro, Milano per lui resta un miraggio».

Che gli vuoi dire?

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