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Anche a Milano è arrivata la moda del sushi-tubo che si mangia come un calippo

Basta con le bacchette, per mangiare il sushi adesso si stringe e si spinge...
29 Aprile 2026

Il mondo va a rotoli, non si capisce più un tubo, ed ecco che la nuova mania giappo che impazza in città sono i rotolini di sushi nel tubo. Come le note patatine, ma soprattutto come quel celebre gelato che negli Anni Ottanta arrivò sul mercato con uno spot pieno di bambini, pescioloni e un imberbe, dolcissimo, Luca Tommassini, ma da subito stuzzicò le più zozze fantasie in circolazione e finì all’interno di spot decisamente più ammiccanti, addirittura censurati. E insomma, sì, questo nuovo sushi-tubo sembra proprio un Calippo. Chissà quindi che cosa pensano i signori in circolazione quando vedono le signorine maneggiare sapientemente un tubo di riso… e pesce?!

Così, mentre gli umarell osservano i cantieri parlando del caro benzina e della guerra, in giro ci si chilla spingendo il sushi dal basso. La nuova moda arriva da lontano – Stati Uniti, Londra, Parigi – sulla spinta dagli influencer che, se non trasformano il cibo in gadget da fotografare, rischiano il colpo apoplettico. Ed ecco invece il colpo di genio: prendere un roll, infilarlo dentro un tubo cilindrico di carta a disegnini e trasformarlo in una specie di ghiacciolo salato. Un’idea semplice, quasi banale, ma oh, tira di brutto. Il sushi diventa portatile, maneggiabile e – obviously! – instagrammabile. E infatti su TikTok è già delirio.

Dove mangiarlo a Milano

Naturalmente Milano, che su queste cose non arriva mai seconda in Italia, ha tolto la tovaglietta dal tavolo e ha aperto l’immancabile take away a tema. Da fine febbraio, infatti, Tokyo Pop anima via Marghera con la sua piccola, grande intuizione: liberate il sushi! mangiatelo in piedi! fatene street food e datelo in pasto a Instagram. Il futuro corre veloce, ancora di più quando quando ingoi riso e salmone camminando o andando in tram, come mostra la ragazza dai tratti orientali del loro video social.

Qualche info al volo per gli scettici e quelli che non possono andare subito a provarlo: il roll viene infilato in un tubo chiuso, con tanto di serbatoio cilindrico laterale per la salsa di soia. Tu apri, versi, e poi – attenzione alla coreografia – spingi dal basso. Il sushi emerge lentamente, come la creatura marina che era prima di finire sfilettato, pronto per essere addentato come un panino. Niente bacchette, niente piattini, niente di quel poco di eleganza che avevamo sfoggiato andato anche solo all’AllYouCanEat sotto casa. Solo tu e il tubo. Quello che a volte non capisci.

Ovviamente, ci sono varie opzioni, tutte sotto i 20 euro: abbastanza per sentirsi gourmand ma non per sentirsi in colpa. Un prodotto pensato per essere replicabile e veloce, e che quindi sta un po’ sul ca*** ai puristi. Prendete Hirotoshi Ogawa, direttore del World Sushi Skills Institute: con tutto l’aplomb che i natali del Sol Levante gli hanno regalato ha commentato molto easy “Non chiamatelo sushi”. Sbemmm.

Attenzione: la trovata di marketing gli piace, il formato sembra anche a lui divertente e perfetto per una città che corre e fattura… Ma, spiega, il sushi non è solo un insieme di ingredienti: è temperatura e tempismo, equilibrio e gesto. È una relazione diretta tra chi prepara e chi mangia. Dai, lo avrete notato anche voi che quando prendete il vassoio di maki al super la soddisfazione non è la stessa. Qui vi sentite meno in colpa, perché comunque siete andati in un locale e state facendo qualcosa che poi trovate sui social, ma non molto di più. Insomma, far uscire il pesce dal cilindro non è come fare uscire il coniglio… Che vuol dire? Ci dobbiamo pensare ma suona bene.

E poi, oh, una roba da pensare è anche questa: quanto è sano portare a spasso il pesce crudo? Se già il sushi tradizionale richiede attenzione maniacale, figuriamoci che cosa può succedere se lo metti in borsa, te lo scordi qualche ora sotto il sole, te lo mangi in tram… Comunque, raga, il fenomeno cresce e non è nemmeno l’unico esempio di cibo che cambia formato e delivery rispetto all’originale: se il ramen (nota zuppa con spaghettoni mollicci) è diventato burger con i noodles al posto del pane e se qualcuno ha partorito il cronut – metà croissant metà donut – ci dobbiamo davvero aspettare l’Apocalisse. Anzi, l’Apocalippo.

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