Oggi ci siamo divertiti a immaginare come sarebbe vivere a Milano se fosse la sceneggiatura di una serie TV, con tanto di personaggi primari e secondari, di cliffhanger, di episodi e tutto ciò che serve a un grande serial di successo. E abbiamo capito che se Milano fosse una serie TV, sarebbe difficile incastrarla in un solo genere: ci sarebbe invece un mix continuo di atmosfere, di storie e di elementi narrativi, con tante storie che si incrociano ogni giorno. E poi sarebbe una di quelle serie che all’inizio sembrano un casino, poi inizi a riconoscere i meccanismi, e a un certo punto ti accorgi che, senza volerlo, non riesci più a staccartene.
Il genere: un mix tra drama, comedy e un po’ di thriller
Partiamo dal genere, ovviamente: se dovessimo incasellarla, per fare un esercizio più approfondito, Milano starebbe a metà tra Succession, The Office e Industry. C’è il drama tipico delle lotte di potere, soprattutto sul posto di lavoro lavoro, ma anche la comedy involontaria delle riunioni, delle call, degli imprevisti, delle giornate che sfuggono di mano. E poi c’è una sottile tensione costante, quasi da thriller leggero: la sensazione che tutto si giochi sempre un po’ sul filo del rasoio e che possa “scoppiare tra le mani” da un momento all’altro.

Il protagonista: sempre di corsa (e mai davvero fermo)
Non per farne uno stereotipo, ma il protagonista tipico sarebbe probabilmente sempre di corsa, con qualcosa da fare e attanagliato dalla sensazione che il tempo gli stia scivolando tra le dai. Rallentare per lui significa perdere terreno, ed è una cosa che non si può permettere. Non ha un volto preciso, e potrebbe ricordare qualcuno di Master of None (ma con meno tempo per riflettere) oppure una versione decisamente meno patinata di Emily in Paris. Fai attenzione, perchè Milano non lo romanticizza, bensì lo spinge a fare i conti con i pro e i contro di questa vita.

Il cast secondario: colleghi, coinquilini, persone “di passaggio”
Attorno al protagonista ruota un cast ampio e instabile. Ci sono i colleghi con cui passa più tempo che con chiunque altro, i coinquilini temporanei a cui si lega con maggiore o minore intensità, persone conosciute a eventi o aperitivi che restano per qualche episodio e poi spariscono senza lasciare traccia. Potrebbe ricordare Friends, ma senza la stabilità di 11 stagioni che l’ha resa celebre: pensiamola più vicino, allora, a How I Met Your Mother, con relazioni che si formano e si trasformano più rapidamente. A Milano, infatti, il cast cambia spesso, e questo è parte fondamentale della trama.
Le location: ogni quartiere è una stagione diversa
Qui la città diventa davvero protagonista della narrativa: per fare qualche esempio, Brera è elegante, quasi sospesa; i Navigli sono più legati alla socialità, più rumorosi. Isola ha un tono contemporaneo, in evoluzione continua. CityLife è aspirazionale, pulita, quasi irreale. Un po’ come in Sex and the City, dove la città cambia a seconda del quartiere: solo che qui ogni zona sembra uno spin-off con regole proprie. Non pensare a qualcosa di eccessivamente stereotipato e legato al “Milano Lifestyle“, piuttosto a come la forte identità di ogni zona della città può contribuire, con la sua caratteristica atmosfera, a una storyline in evoluzione.

Il ritmo: puntate veloci, senza pause
Ovviamente, la velocità dev’essere un denominatore comune tra tutti gli elementi. Le giornate scorrono come episodi compressi, dove succedono molte più cose di quante riesci davvero a metabolizzare. Il ritmo ricorda quello di 24 o di The Bear: veloce, intenso, a tratti quasi straniante. Non c’è molto spazio per il “tempo morto” e, quando il ritmo improvvisamente rallenta, c’è qualcosa di profondamente fuori posto.
Le storyline: lavoro, casa, tempo libero (sempre intrecciati)
Le trame principali non sono mai davvero separate: il lavoro entra nella vita personale, la casa è spesso uno spazio temporaneo, il tempo libero va incastrato, più che vissuto. Pensa a serie tv come Girls o ancora Industry, dove tutto si mescola e capire dove finisce una cosa e inizia l’altra diventa complicato (ma allo stesso tempo fa parte del fascino della serie).
Il colpo di scena non ce lo vuoi mettere?
Quando inizi a pensare di aver trovato un equilibrio, ecco che qualcosa cambia senza che tu te lo aspettassi: entra in scena un lavoro nuovo, una casa diversa, il ritmo delle cose accelera o rallenta all’improvviso. Milano ha questa capacità di ribaltare le aspettative, un po’ come succede in Black Mirror o Atlanta: generi diversi ovviamente, ma uniti dal fatto che, sebbene la realtà di riferimento rimanga la stessa, il tono viene stravolto senza alcun preavviso. E a te non resta che continuare a guardare.
Il finale di stagione: “resto o me ne vado?”
Eccoci arrivati al finale di stagione, guidato dalla domanda cardine di tutta la serie: la scelta se restare a Milano o lasciarsela alle spalle torna ciclicamente, soprattutto quando il protagonista è esausto e non riesce più a seguire il ritmo impazzito della città. Un po’ come accade in Normal People o Skam Italia ci sono scelte, direzioni, crescita. E poi quella fatidica decisione: molti pensano di andarsene, altrettanti restano più del previsto.









