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Basta Tinder, tutti a Messa: la Gen Z abbandona le app di incontri a favore degli incontri “live”

Se anche voi vi siete rotti le p4ll3 delle app di dating e di tutti gli incontri virtuali con cui non si quaglia, sentite un po' che soluzione hanno trovato quelli della GenZ...
8 Maggio 2026

Tutti le abbiamo provate e ci abbiamo sperato, ma alla fine le strategie di “cucco digitale” ci hanno solo fatto perdere tempo e rotto i co***ni… ma ecco che la GenZ (vi mancava, vero?!) ha detto: “Basta, torniamo a messa la domenica, che almeno lì siamo sicuri di incontrare qualcuno!” e in effetti – aggiungiamo noi della GenX – lì l’unico che fa ghosting lo fa per contratto: lo Spirito Santo.

La crisi delle app di incontri

Perché, get real: le app di incontri dovevano essere la svolta e invece si sono rivelate per lo più una sòla. Algoritmi, percentuali di compatibilità, match perfetti… ‘Sta cippa! È diventata una specie di giungla digitale dove entri pien* di speranze e ne esci con l’autostima appesa alle liane e una serie di chat morte nel telefono. Scrivi, rispondi, organizzi… e poi puff! Spariti tutti. Neanche il tempo di capire se ti piacevano che già ti hanno lasciato con l’amaro in bocca del pacco tirato male.

E così, mentre boomer e meno boomer litigano ancora con la luminosità e le emoticon, quelli che sono cresciuti con lo smartphone in mano – Millennial e Gen Z – hanno optato per un’inversione a U. Basta scrollare, basta chattare: si torna indietro, ovviamente a modo loro, leggeri e disincantati come può essere solo chi è nato quando già il posto fisso era diventato una chimera e l’amore romantico derubricato a minchi4t4.

Incontriamoci “dal vivo”

Quindi, hanno ricominciato ad andare a messa e a sbirciarsi fra i banchi, abbiamo detto. Oppure hanno riavvolto il filo fino al telefono senza fili del passaparola: “Sai, ho un amico/a che ti piacerebbe un casino“… Il meccanismo si è evoluto a tal punto che in Gran Bretagna sono nate le serate Date My Friend, in cui un vostro amico fa un pitch sul palco di un locale, con tanto di slide per presentarvi a potenziali flirt! In generale si torna a volersi guardare in faccia: incontri IRL li chiamano, In the Real Life… la scoperta dell’acqua calda con un format intorno. Per incontrare qualcuno vai a… incontrare qualcuno! Eventi organizzati, cene, aperitivi, attività di gruppo: back to the future.

Anche chi organizza viaggi ha capito l’andazzo e si organizza… o meglio, organizza. WeRoad, ad esempio, ha lanciato WeMeet. Niente voli, niente valigie, solo eventi in città per conoscere gente: vai a bere qualcosa, fai una corsa o una cena, e magari torni a casa con un contatto associato a una persona che hai incontrato “di persona”, altro che “add” sui social. Comunque, il mio amico A. tromba (no, non è A. Tomba) da anni senza applicazioni ma applicandosi molto con Avventure nel mondo, se state prenotando le vacanze.

In tutto questo, i social non li abbandona nessuno ma anche lì la situa cambia. Piattaforme come ComeHome o Meetup mettono insieme persone che non si conoscono e le fanno incontrare davvero, senza filtri. Hot and Single, invece, pubblica video di persone che si raccontano, dicono dove vivono, che cosa cercano: una roba molto diretta, quasi disarmante nella sua semplicità… E a quanto pare qualche coppia da lì è uscita davvero!

E poi c’è il livello successivo, che è quasi poetico nel suo essere rétro: gente che si promuove con i volantini distribuiti per strada (esatto, tipo strilloni dei saldi), oppure tramite l’amica che tira fuori dalla borsa la tua foto e la allunga al primo tipo interessante che incontra. Roba che fino a qualche anno fa avremmo definito imbarazzante e che oggi ci fa dire wow! non perché geniale, ma semplicemente perché è reale.

Se ai più anzianotti di noi chiacchierare al bar sembra una banalità, sappiate che ai più giovani parlare con uno sconosciuto appare quasi l’anticamera della rivoluzione. Al supermercato, in palestra, al bar: ci siamo abituati a pensare che se interagiamo disturbiamo, invadiamo uno spazio. E invece è esattamente quello che abbiamo perso per strada mentre diventavamo delle monadi ingobbite sugli smartphone: uno sguardo spontaneo, una battuta gentile, una richiesta di indicazioni stradali senza passare per Maps. A pensarci bene, non è passato poi così tanto tempo da quando la domenica si andava all’Esselunga di Papiniano ad attaccar bottone…

La Gen Z sta tornando a messa?

E proprio sulla domenica chiudiamo il cerchio, perché fra i vari posti in cui si va per incontrare persone dal vivo, incrociare sguardi e scambiare due parole (oltre al segno di pace) c’è la chiesa per la messa. Vuoi che in questi tempi pazzi credere in Dio ha ricominciato ad avere un suo perché (visto che tutta la razionalità del mondo ha portato Trump alla Casa Bianca non una, ma due volte) ma è soprattutto quello che gira intorno alla fede ad avere un certo fascino: comunità, ritualità, contatto umano. Condividere, non share. Incontrare, non Meet (Teams, Zoom…). Fissare nella mente un volto, non screenshot.

Dunque, abbiamo fatto gli sboroni e i tecnologici, abbiamo fatto, abbiamo fatto gli snob e gli ultraselettivi… ma alla fine tocca riconoscere che la nonna, ad andare a messa, ci aveva visto giusto. Per fede, sicuramente, ma anche per avere quella volta alla settimana in cui ti metti il vestito buono, ti pettini, esci e – tra un salmo, un Alleluja e un pater-ave-gloria – incontri persone vere, che occupano uno spazio vero e parlano fuori dagli schermi… Magari diventano amici, magari qualcosa di più… e se non funziona… Amen!

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