Italiani, popolo di santi, navigatori e vecchi spacciati. Spacciati per giovani. Per quanto ci piaccia stare ai vertici delle classifiche europee sulle aspettative di vita, tutto vogliamo tranne che pensare che in quelle statistiche ci siamo anche noi. Lo dice una ricerca dell’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, secondo cui un italiano su 2 ha paura di perdere attrattività fisica con l’avanzare degli anni. Eppure, prima o poi raga, capita di non essere più “raga” ma “rsa”… a meno di non tirare le cuoia prima, ma quello tendenzialmente piace ancora meno.
Con un’aspettativa media di vita di 83-84 anni il concetto di “vecchiaia” si sposta sempre più avanti e oggi si è anziani a 71 anni. I capelli bianchi, le rughe e la ciccetta sui fianchi, però, non l’hanno capito e quindi, per quanto giovani e fighi ci possiamo sentire, arriva sempre il momento in cui ci danno del “Lei…”, “Mi scusi…”, “Signora…”, “Vuole sedersi?”. Ca*** hai detto?!
La farmacia è il regno del nostro paradosso: prima in fila per collagene e integratori, poi in fila per la pressione. E il paradosso diventa quasi schizofrenia a seconda del momento della giornata: siamo giovani se abbiamo meno di 70 anni, ma siamo già troppo vecchi per il mutuo a 50. Su LinkedIn a 45 anni siamo senior quando siamo maschi, oppure senza speranze quando siamo femmine. Agli uomini, però, è il calcetto a presentare un conto impietoso: ginocchia, caviglie, schiene… tutte fuori uso dai 35 in avanti. Eppure alla partitella del giovedì non si può proprio rinunciare, forse per il doppio birrozzo che ci aspetta alla fine.

Cos’è la sindrome di Dorian Grey
La chiamano “sindrome di Dorian Gray“. Ve lo ricordate quel laido personaggio di Oscar Wilde che fece un patto diabolico per cui invecchiava il suo ritratto in soffitta e lui continuava ad andare in giro a fare lo sborone bello come il sole? Ecco, noi non chiudiamo il ritratto in soffitta, ma ci diamo dentro con filtri sui social, tinture per i capelli, medicina estetica e filler a pioggia… Botox ergo sum! Così a 50 anni possiamo definirci ragazzi/ragazze e a 60 anni possiamo scrivere Fit Lover sul profilo Tinder popolando le palestre la mattina presto. D’altronde, un Paese dove metà della popolazione ha il profilo WhatsApp con la foto del 2009 qualcosa ci deve pur dire.
Altro effetto collaterale della sindrome DG: non molliamo di un millimetro sul lavoro. Quelli di noi che ancora possono ambire a una pensione, anche quando ci arrivano vogliono continuare a lavorare. Per il cash, certo, che arrotondare fa sempre bene alla casetta al mare, ma soprattutto perché sennò che minchia stiamo a fare in casa tutto il giorno? Se una volta accettavamo di buon grado di fare un passo fin dietro le quinte sociali ed essere utili facendo i nonni, adesso fanc*** nipoti e figli. Vogliamo continuare a uscire di casa con la valigetta, la borsetta, la zainetta e andare nell’ufficetta a bere l’anisetta… Perché ci piace un casino lamentarci degli sbatti, ma senza… ci manca l’aria.
Secondo la ricerca il 47% degli intervistati ha paura di non sentirsi utile se non lavora; addirittura il 64% pensa che il lavoro dia un senso alla vita anche dopo la pensione. Una vera e propria FOMO, Fear of Missing Out, la paura di essere tagliati fuori: dai social per i giovani; dalla socialità per i vecchi. Ormai la terza età inizia quando smettiamo di fare networking all’aperitivo, perché il problema non è diventare vecchi: è quando nessuno più ti cerca su LinkedIn.
Insomma, saranno i neuroni che invecchiano o saranno i tempi che cambiano, ma i dati raccontano un Paese per vecchi che si credono ragazzini:
- tutti col gin tonic in mano al venerdì sera (e tutti sul water il sabato mattina, ma guai a dirlo);
- tutti “che bello i centenari” (e tutti “sono negli Anta” senza precisare il 6 davanti);
- tutti preoccupati che non si fanno più figli (tutti col ca*** che mi occupo dei nipoti”);
- tutti “che belli gli anni Ottanta!”, (tutti “io? Ottanta? Ma figurati!”)
- tutti raga (tutti boomer).
D’altronde, quando esci di casa a 40 anni, diventi genitore se va bene a 45, ti compri (forse) la casa a 50… e comunque sei sempre troppo giovane per l’aumento, phee, sei sempre troppo giovane anche per la bocciofila. Al massimo, sbocciofila.









