Prima i figli, poi magari il cane. Oggi, almeno per una parte delle nuove generazioni, l’ordine sembra essersi decisamente ribaltato. E c’è anche chi al secondo step proprio non pensa di arrivarci.
Il rapporto tra Millennial e Gen Z e i propri animali domestici sta diventando sempre più simile a quello tra genitori e figli. Tanto da aver dato vita a un fenomeno ormai conosciuto come pet parenting: cani e gatti entrano a tutti gli effetti nella famiglia e, in alcuni casi, finiscono persino per prendere il posto dei figli.
A dirlo sono i numeri. Secondo lo “State of Pets 2026” di The Harris Poll, il 55% di Millennial e Gen Z ha già preso in considerazione l’idea di costruire la propria vita intorno a un animale domestico piuttosto che a un bambino.
Insomma, per qualcuno il cane o il gatto basta e avanza.
Figlio o animale domestico?
La tendenza diventa ancora più evidente quando la domanda viene posta in maniera molto diretta: dovendo scegliere tra avere un figlio oppure un animale domestico, il 40% delle persone sceglierebbe il pet, mentre il 21% opterebbe per un figlio.
Il legame con gli animali, del resto, è ormai fortissimo: l’83% dei proprietari considera il proprio cane o gatto come un figlio.
Tra le generazioni più giovani la sovrapposizione è ancora più marcata. Secondo un report di Rover sulle tendenze legate alla pet parenthood, il 66% della Gen Z considera il proprio animale un figlio a tutti gli effetti.
C’è poi chi vede l’esperienza come una sorta di prova generale: il 51% della Gen Z e il 48% dei Millennial considera avere un animale anche una preparazione in vista di un eventuale figlio. Tra i Baby Boomer la percentuale scende al 28%.
Ma perché?
Dare tutta la colpa ai soldi sarebbe facile. E sì, il fattore economico pesa, ma è soltanto uno dei motivi.
Tra chi preferirebbe un animale domestico a un figlio, il 45% sostiene di non trovarsi nella fase della vita adatta per diventare genitore. Il 35% considera un pet più semplice da gestire, mentre il **32% cita il minore impatto economico.
C’è poi un 28% che parla della minore responsabilità richiesta da un animale e un 24% che, più semplicemente, ha scelto consapevolmente di non avere figli.
Il pet parenting, quindi, si inserisce in un cambiamento più ampio nel modo in cui Millennial e Gen Z immaginano famiglia, relazioni e futuro.
E l’eredita va a…
Che cani e gatti siano ormai considerati membri della famiglia non è esattamente una novità. Alcuni dati, però, raccontano quanto questo rapporto si sia spinto oltre.
Il 54% di Millennial e Gen Z lascerebbe un’eredità al proprio animale domestico, se ne avesse la possibilità.
E poi ci sono i single. Quasi la metà, il 49% dei proprietari single, dichiara di aver rinunciato alla ricerca di un partner affidandosi alla compagnia del proprio pet.
Del resto, perché impelagarsi con casi umani quando a casa c’è qualcuno che ti ama, non ti ghosta e non se ne esce con “in questo momento non cerco niente di serio”?
Anche in Italia
Il fenomeno non riguarda soltanto gli Stati Uniti.
Secondo una ricerca Ipsos per Changes Unipol sul rapporto tra italiani e animali domestici, il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z ritiene che un animale possa sostituire un figlio.
La media nazionale si ferma al 28%, mentre tra i Baby Boomer la percentuale crolla al 13%.
La differenza generazionale, quindi, è piuttosto evidente: per una fetta importante dei più giovani, l’idea tradizionale di famiglia non passa necessariamente dalla genitorialità e gli animali possono assumere un ruolo affettivo sempre più centrale.
Occhio però, i pet non sono bambini
Poi, come dicevano le nostre nonne, il troppo stroppia.
Considerare il proprio cane o gatto parte della famiglia è una cosa. Trattarlo letteralmente come un bambino è un’altra.
Una review pubblicata sulla rivista scientifica Animals ha analizzato i possibili effetti dell’eccessiva umanizzazione degli animali domestici, evidenziando come il mancato rispetto dei loro bisogni specifici possa essere associato a problemi come ansia da separazione, stress e comportamenti aggressivi.
«Il rischio del pet parenting non è amare troppo il proprio animale, ma amarlo nel modo sbagliato, proiettandogli addosso aspettative ed esigenze che appartengono ad un essere umano e non a un cane o a un gatto», spiega Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir.
Cani e gatti hanno infatti esigenze alimentari, comportamentali e sociali proprie: devono poter esplorare, muoversi, annusare e, quando appropriato, relazionarsi con altri animali.
Quindi sì all’amore incondizionato, al posto sul divano e pure al regalo di Natale.
Ma magari il passeggino lasciamolo ai bambini.









