La parità di genere in Italia è un’utopia. Anzi, una balla. Anzi, diciamola bene in romanesco per una volta: una grandissima fregnaccia. Chi ha cucinato in casa vostra oggi? E chi ha lavato o messo in lavastoviglie i piatti? Separato i panni per la lavatrice? Fatto la lista della spesa? Pianificato le vacanze? Incastrato i saggi di fine anno dei figli? Magari nel weekend avete fatto una cosa utile come andare in discarica con l’auto e vi siete sentiti molto maschi per questo… ma chi aveva preparato quei sacchi di schifezze che voi manco vedete accumularsi? Vogliamo andare avanti così? Ma anche no, che ci sale solo la bile. L’importante è che lo sappiate: la Repubblica fondata sul lavoro ha 80 anni ma la Repubblica reale è fondata sul lavoro nascosto (e non retribuito) delle donne.
Vai con i numeri
I numeri li ha messi in fila l’stat: nel 2023 le donne dai 25 anni in su hanno dedicato al lavoro familiare in media 4 ore e 44 minuti al giorno. Gli uomini 2 ore e 6 minuti. La differenza è di 2 ore e 38 minuti ogni giorno. Ogni-fottutissimo-giorno. Sì, fuori casa capita che si discuta di occupazione femminile, indipendenza economica, quote rosa, linguaggio inclusivo e pari opportunità… ma in casa siamo fermi agli Anni Cinquanta, Sessanta, massimo.
Chi lava, cucina, sistema, accompagna, gestisce le scadenze, compra, pulisce, organizza e tiene insieme la giornata familiare sono ancora, soprattutto, le donne. Anche molte di quelle che hanno la sfacciata fortuna di un compagno/marito/partner collaborativo devono quantomeno organizzare le cose da fare e dirle, anche le più basic. Perché – signori – il bucato non si piega da solo e la pasta non si tuffa in autonomia nella pentola.
Certo, rispetto al 2003 il divario si è ridotto, visto che allora superava le tre ore e mezza. Il miglioramento, però, è relativo perché le donne ora fanno semplicemente fanno meno lavoro familiare di prima (40 minuti in meno) mentre uomini dedicano al lavoro domestico appena 19 minuti in più: il tempo del ciclo breve della lavatrice, senza nemmeno stendere i panni.
Gap peso anche tra chi lavora
Il dato diventa ancora più irritante per le coppie in cui lavorano entrambi. Perché lì non vale più la vecchia divisione “uno lavora fuori e una lavora dentro”. No: lavorano fuori tutti e due. Eppure, una volta rientrati, per lei parte il secondo turno, per giunta non pagato. Nelle coppie di 25-64 anni con entrambi i partner occupati, gli uomini dedicano al lavoro familiare 1 ora e 48 minuti al giorno, le donne 4 ore e 10 minuti: stipendio & lavatrice, ufficio & cena, riunione & compiti dei figli. Poi lamentatevi che arriva a letto e non vi caga, dai!
L’Istat misura anche l’asimmetria in percentuale. Nel 2023, nelle coppie di occupati, le donne si fanno carico del 68,9 per cento del lavoro familiare complessivo, dato sceso di 6,5 punti rispetto al 2003. Insomma, il progresso corre come una tartaruga zoppa. Sulla cura dei figli qualcosa si muove di più, forse perché la paternità presente è diventata socialmente più accettabile, anche buona da esibire… persino su Tinder! Il lavoro domestico, invece, è la parte più difficile da scalfire. Come se cambiare un pannolino fosse ormai un gesto moderno, mentre pulire il bagno restasse un’aspirazione tutta femminile.
La forbice cambia anche con istruzione e territorio. Nelle coppie in cui la donna è laureata l’asimmetria scende al 66 per cento; quando ha al massimo la licenza media supera il 71. Al Nord è più contenuta, al Centro poco più alta, nel Mezzogiorno arriva al 76,2 per cento. Nel solo lavoro domestico il dato meridionale sale all’82,6 per cento. Numeri che raccontano quanto la questione non sia solo privata, ma culturale, sociale, economica.
Perché – parliamone – il lavoro domestico non pagato non è un dettaglio della vita familiare. È tempo sottratto a un lavoro retribuito, al riposo, alla formazione, alla salute, alla libertà. È una tassa invisibile che le donne continuano a pagare ogni giorno. E finché questa tassa resterà nascosta dietro parole gentili come “aiuto”, “collaborazione” o “naturale predisposizione”, la parità continuerà a fermarsi lì: davanti alla lavatrice, con il cestello pieno. Come le nostre scatole.









