Dopo decine, centinaia, migliaia di anni a romperci i co***oni per la parità al lavoro, l’indipendenza, l’autonomia, il rifiuto della sottomissione e della favola del principe azzurro, è arrivato TikTok e le ragazze della GenZ sono tornate al Medioevo, o almeno all’Ottocento, e invece di puntare a essere indipendenti cercano un marito che le mantenga.
Dietro l’hashtag “tradwife”, “moglie tradizionale”, c’è un filone di ragazze che cerca un uomo come principale fonte di cash. E il vecchio “buon partito”, che sembrava archiviato insieme a dote e corredo, torna ad avere il suo fascino.
Altro che emancipazione
Dopo anni a farsi il mazzo come “girlboss”, praticare ossessivamente il multitasking, inseguire la carriera senza trascurare la palestra e l’aperitivo di networking, credere ciecamente alla promessa di poter avere tutto a patto di lavorare abbastanza e di più… una parte della Gen Z sembra aver riscoperto una scorciatoia antichissima: sposare chi “ha già”. Non necessariamente per restaurare il patriarcato, ma per sottrarsi alla precarietà.
Se l’Ottocento aveva il pregio della chiarezza (si accettava anche un partner scelto dalla famiglia, pur di sistemarsi e togliersi da casa), oggi il matrimonio d’interesse torna travestito da “wellness”, “slow living” e “vita tradizionale”. Cambiano i filtri, non sempre i conti. E se il principe azzurro, oltre al cavallo bianco, possiede anche un immobile di proprietà, pare difficile negargli almeno un secondo appuntamento. Poi non stupiamoci se il signor Sferaebbasta pensa che faccia figo andarsene a San Siro con un codazzo scelto di 10 ragazze, lui ingioiellato come la Madonna del Carmine e loro tutte attorno, di nero vestite e dalle facce nemmeno troppo contente.
Se non vi sembra abbastanza, un sondaggio pubblicato quest’anno da EduBirdie ha chiesto a giovani donne della Gen Z di scegliere fra quattro modelli di vita: il 47% ha indicato come ideale una vita stabile, con matrimonio, figli e un uomo come stipendio principale, senza escludere un proprio lavoro. La “trophy wife” vera e propria — marito facoltoso, lei libera dal lavoro — è un’ipotesi che piace soltanto al 14% delle intervistate. Non sembra ancora una fuga di massa dall’ufficio… lo chiameremmo piuttosto il fascino antico della rendita.
A togliere il fenomeno dalla dimensione TikTok e a renderlo più interessante ci pensa il sondaggio globale Ipsos-King’s College London 2026, condotto su 23 mila persone in 29 Paesi, secondo cui qualche ruolo tradizionale sta tornando non soltanto nelle cucine color crema delle influencer. Il 31% degli uomini Gen Z pensa che una moglie debba “sempre obbedire” al marito e il 33% che nelle decisioni importanti l’ultima parola spetti a lui. Tra le giovani donne l’adesione è decisamente più bassa, ma non scompare: il 18% condivide l’idea dell’obbedienza e il 15% pensa che una donna non dovrebbe mostrarsi troppo indipendente o autosufficiente.
Due passi ancora e siamo nel Paleolitico. Roba che per noi ragazze Boomer e GenX è come una manciata di peperoncino negli occhi e un bidet all’aceto… ma pare che ci dovremo rassegnare al fatto che gli algoritmi stanno premiando più il manuale della buona sposa piuttosto che l’opera omnia di Simone de Beauvoir.
Si torna al passato? Forse solo in teoria…
Quando dalle fantasie si passa ai principi, le ragazze diventano molto meno nostalgiche. In un’altra ricerca inglese del King’s College, il 67% delle britanniche tra 16 e 29 anni sostiene che uomini e donne dovrebbero condividere in parti uguali la responsabilità economica della famiglia. Forse perché il marito che paga tutto può piacere come ideale, ma la sensazione di dipendenza economica decisamente meno.
Il vero terzo incomodo della coppia Anni Duemila sembra dunque il portafoglio. Secondo il Global Gen Z and Millennial Survey 2026 di Deloitte, basato su oltre 22.500 giovani di 44 Paesi, il 55% della Gen Z rinvia scelte importanti — matrimonio, figli, studi, impresa — per ragioni economiche. E soltanto il 25% desidera una carriera fatta di promozioni rapide e scalata continua. Non che abbiano smesso di essere ambiziosi: forse hanno semplicemente guardato il prezzo degli affitti dentro la Circonvalla.
In Italia, del resto, la fantasia del “buon partito” trova un terreno spianato peggio della Lomellina. Nel 2025 il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni era appena del 58%, il più basso dell’Unione europea; la differenza di quasi 20 punti percentuali con gli uomini era la più alta. I giovani italiani lasciano la casa dei genitori in media a 30,1 anni, contro i 26,2 della Ue. E secondo Istat il 63,3% resta nella famiglia d’origine fino alla soglia dei 35 anni. Prima di trovare marito, insomma, molte devono riuscire a trovare un bilocale.
Anche il matrimonio, peraltro, sembra un po’ in sbatti. Nel 2024 l’età media alle prime nozze in Italia è salita a 32,8 anni per le donne e 34,8 per gli uomini. Più che precipitarsi all’altare, i giovani continuano a rinviarlo. Lo hanno fatto a lungo anche i Me contro Te prima delle nozze faraoniche di sabato scorso, quindi il trend è proprio conclamato, ma almeno loro – pur nella tamarrata delle nozze di massa a pagamento – hanno messo in piedi un business 50 e 50.









