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Pandoro stai sereno! I ‘mille’ motivi per cui il Panetùn è il TOP!

Pandoro vs Panètun. Come ogni Natale tra i due dolci lievitati più famosi d’Italia è già partita una battaglia all’ultima fetta. D’altronde siamo nel paese degli ottomila campanili ed è sacrosanto gettarci nella mischia. Per noi il Panetùn è una cosa seria. Categorico, forse più dell’aperitivo. Il Pandoro? Semplicemente NON esiste. La storia è dalla […]

Pandoro vs Panètun. Come ogni Natale tra i due dolci lievitati più famosi d’Italia è già partita una battaglia all’ultima fetta. D’altronde siamo nel paese degli ottomila campanili ed è sacrosanto gettarci nella mischia.

Per noi il Panetùn è una cosa seria. Categorico, forse più dell’aperitivo. Il Pandoro? Semplicemente NON esiste.

La storia è dalla nostra parte. Il panettone nasce qui a Milano. Che l’abbia inventato Messer Ulivo degli Atellani per fare colpo sulla bella Algisa figlia di un fornaio, oppure lo sguattero Toni alla corte di Lodovico il Moro, stiamo parlando di leggenda. Con tutto il rispetto per le pasticcerie veronesi, il pandoro ha origini molto meno suggestive.

Senza contare il fatturato e l’export, costantemente a favore del panettone. I dati parlano chiaro, ogni anno, da decenni. Qui sotto la Madunina non dobbiamo però rimanere a pettinare le bambole. Pare che ai giovani piaccia di più il pandoro. Cari ragazzi, verremo su Tik Tok a spiegarvi che anche voi invecchierete e vi salirà il colesterolo. Sapevatelo!

Non che il panettone sia il cibo adatto per una dieta salutare, ma in genere contiene qualche caloria in meno rispetto al pandoro (non lo diciamo noi, verificate qui).

Se poi volete peggiorare la situazione con lo zucchero a velo fate pure. Si creerà quella patina zucchero-burrosa che fa impennare i trigliceridi solo a guardarla. Qui a Milano, col kaiser che ci sbianchiamo il vestito nuovo con quella bustina malefica.

Per non parlare di uva passa e canditi, due ingredienti che nobilitano il re della tradizione dolciaria meneghina.

Il Panetùn con i giorni migliora. È tradizione avanzarne a Natale per farlo diventare posso. Il 3 di febbraio, giorno di San Biagio, ogni milanese che si rispetti ne mangerà una fetta. Con questo rito si ricerca la protezione dai malanni della gola e del naso per l’anno successivo (ne avevamo parlato qui).

Da fieri venditori di panettone quali siamo potremmo continuare per ore a decantarvi i pregi del nostro prodotto e a urlare slogan contro il pandoro veronese.

Il nostro fiuto per il business ci suggerisce però che non ha senso sostenere per partito preso che la storia de I Promessi Sposi sia meglio di quella di Romeo e Giulietta.

Per crescere dobbiamo fare team building come gli eterni rivali Coppi e Bartali che si passarono la borraccia in salita. Al mondo c’è un sacco di gente che non ha ancora mangiato una fetta di dolce lievitato italiano, pandoro o panettone che sia. C’è spazio per incrementare il fatturato complessivo e per mangiare fette molto più grandi!

Questo perché siamo prima di tutto Giargiana che, come tutti, almeno una volta nella vita hanno comprato un pandoro per quella cartolina da compilare e inviare alla Melegatti, sperando di essere sorteggiati e sfrecciare a bordo di una Porsche Carrera o di una Ferrari. Le nostre speranze sono sempre risultate vane. Chissà se qualche Imbruttito degli anni ’80 o ’90 è mai riuscito a vincerla!

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