Il pianeta è già sotto pressione per il riscaldamento climatico, ma ora potrebbe arrivare un altro “ospite indesiderato”: El Niño. Secondo gli esperti, il fenomeno climatico potrebbe riaffacciarsi già dall’estate 2026, portando con sé temperature ancora più elevate e condizioni meteorologiche estreme in diverse parti del mondo.
Non a caso il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha usato un’immagine piuttosto efficace: El Niño rischia di “gettare benzina sul fuoco” di un clima che è già bollente di suo.
El Niño torna a bussare: in arrivo una nuova ondata di caldo globale?
La NOAA, l’agenzia meteorologica statunitense, stima l’82% di possibilità che El Niño si sviluppi tra maggio e luglio 2026 e addirittura un 96% che continui fino all’inverno 2026-2027.
Anche l’Organizzazione Meteorologica Mondiale conferma il trend: tra giugno e agosto le probabilità superano l’80%, mentre fino all’autunno inoltrato sfiorano il 90%.
Tradotto: non è ancora una certezza assoluta, ma siamo molto vicini.
Cos’è davvero El Niño?
Il nome potrebbe sembrare innocuo, quasi tenero. In spagnolo significa infatti “il Bambino”. Ma quando arriva, spesso fa più danni di un bambino lasciato solo con un pennarello in salotto.
Il fenomeno nasce nel Pacifico equatoriale, quando i venti alisei si indeboliscono e le acque più calde si spostano verso il centro e l’est dell’oceano. Questo cambiamento altera gli equilibri atmosferici globali e può influenzare il clima a migliaia di chilometri di distanza.

Piogge, siccità e temperature record
Le conseguenze possono essere molto diverse a seconda delle zone del pianeta.
In alcune regioni aumentano le piogge torrenziali e le alluvioni, mentre in altre crescono il rischio di siccità, incendi e ondate di calore. Agricoltura, pesca ed ecosistemi finiscono spesso tra i settori più colpiti.
Come se non bastasse, El Niño tende ad aumentare ulteriormente la temperatura media globale, sommando il suo effetto naturale a quello già provocato dai gas serra.
E l’Italia deve preoccuparsi?
Nel bel Paese la situazione è più complicata.
A differenza delle aree tropicali, l’Europa e il Mediterraneo non rispondono sempre allo stesso modo a El Niño. Non esiste una formula magica che permetta di dire oggi se l’Italia vivrà un’estate infernale o un inverno estremo.
Insomma, niente panico e niente corse al supermercato per comprare ventilatori e ghiaccioli industriali. Tuttavia, gli esperti invitano a monitorare attentamente le previsioni stagionali nei prossimi mesi.

Quanto sarà forte?
È la domanda da un milione di dollari.
I modelli climatici prendono in considerazione diversi scenari: moderato, forte o molto forte. Al momento nessuna ipotesi prevale nettamente sulle altre.
Una cosa però è certa: il Pacifico sta dando segnali sempre più chiari e il mondo si prepara ad affrontare un possibile nuovo protagonista del clima globale.
Con un piccolo dettaglio che fa la differenza: questa volta El Niño arriva su un pianeta già più caldo che mai. Ecco perché gli scienziati lo osservano con particolare attenzione.









