Il cinema corre dietro a TikTok. È successo a Montréal, al festival Rendez-vous Québec Cinéma, dove il film Amour Apocalypse di Anne Émond è stato proiettato a velocità 1,5x. Cento minuti compressi in sessantasei: come fa mio figlio quando vuole vedersi più video possibili ma sa che il tempo del computer sta per finire.
L’iniziativa canadese, chiamata Les Moins longs métrages (che potremmo tradurre “I meno-lunghi metraggi”) è stata pensata e realizzata in maniera molto meno casereccia, e soprattutto con uno scopo preciso: dimostrare l’assurdità delle nuove abitudini di consumo della Gen Z, abituata a video, podcast e contenuti online divorati in modalità accelerata. Il punto non è solo a quale velocità l’utente costringe il suo cervello (e che cosa capisce veramente!) ma anche che cosa succede quando l’autore di un prodotto culturale deve piegarsi al tempo dell’utente?
Il festival ha precisato che la proiezione accelerata era unica e che lo stesso film sarebbe stato mostrato anche a velocità normale, ma il gesto è bastato a scatenare l’iradiddio: innovazione? adattamento ai giovani? resa alla dittatura dello scroll? In realtà, come sanno bene tutti coloro che hanno a che fare con adolescenti più o meno squinternati, la mania 1.5x o 2x c’è da un pezzo, solo che non era ancora finita in un festival. Sulle piattaforme digitali la velocità aumentata è ormai un’opzione fra le altre, come il macchiato caldo / macchiato freddo quando vai al bar. YouTube, podcast, lezioni online, vocali, serie, tutorial: tutto può essere portato a 1,25x, 1,5x, 2x.
A noi coi nostri cervelli da boomer sembra una minchiata, eppure i numeri sono quelli di un’abitudine: al festival canadese qualcuno ha snocciolato numeri precisi, fra cui il 50% dei 18-34enni che aveva ascoltato o guardato nel mese precedente video YouTube, TikTok o podcast in modalità faster. Un sondaggio giapponese del 2024 aveva già rilevato che il 47% degli intervistati aveva già visto video a velocità aumentata, con percentuali particolarmente alte tra venti/trentenni.
La ragione è semplice: risparmiare tempo… o, almeno, avere l’impressione di farlo. La velocità accelerata è la porta spalancata per la bulimia di contenuti: nello stesso numero di ore ti spari più episodi, più podcast, più lezioni, più contenuti… E così consumiamo di più, ricordiamo meno, capiamo forse, ci rilassiamo anche no. Roba da ansiolitico sul comodino solo a leggerlo.
A quanto pare, comunque, la scienza è meno preoccupata di noi. Gli studi sulle lezioni in streaming mostrano che, nei giovani adulti, la comprensione può reggere abbastanza bene fino a 1,5x e spesso anche fino a 2x, soprattutto quando il contenuto è chiaro, strutturato e accompagnato da immagini o slide. Secondo una ricerca UCLA guardare lezioni preregistrate a 1,5x o 2x non produceva peggioramenti significativi nell’apprendimento. Anche uno studio del 2024 è arrivato a una conclusione simile: gli studenti riescono a seguire contenuti accelerati, soprattutto quando l’informazione non passa solo dall’audio ma anche dal canale visivo. In altre parole, se il cervello ha più appigli qualcosa si porta a casa anche contro pronostici e abitudini.
Attenzione. La storia cambia quando il contenuto diventa più complesso opuure manca il supporto visivo: troppe info troppo in fretta = crash della memoria di lavoro. Ergo, non si capisce un c….
E poi c’è l’anagrafe. Quella cosa che noi nati con il 19 davanti facciamo finta di dimenticare, ma che conta perggio di un ragioniere. Secondo uno studio del 2023 i più giovani tollerano meglio la velocità aumentata, mentre gli adulti vanno in tilt più facilmente. Lo stesso studio osserva anche un effetto curioso e positivo: nei ragazzi, la velocità di fruizione può ridurre il “mind-wandering”, cioè la tendenza a distrarsi, probabilmente perché li costringe a restare più agganciati al contenuto.
Dunque, recap per noi anzianotti: non è che il 2x “brucia il cervello”. Sarebbe una sparata apocalittica comodissima per un bel titolone clicbait ma falsa come Giuda. Accelerare i contenuti può funzionare: per ripassare, per seguire contenuti semplici, per tutorial o materiali già familiari. Funziona molto meno quando servono attenzione, emozione, pause, sfumature, memoria profonda. Un film, a differenza di una lezione registrata, non è solo informazione da estrarre: è ritmo, silenzio, attesa, respiro, interpretazione… Insomma, tendenzialmente richiede di andare oltre la presa in carico di “Bro… chill… ah… spawnato”.
Quindi, bravi i canadesi che hanno portato in un cinema un’abitudine nata in cameretta e hanno fatto partire il dibbbbattito stile cineforum… sempre che qualcuno sappia ancora che cos’è un cineforum. Possiamo decidere di trattare ogni contenuto come un file da ottimizzare, ma il risultato dipende un po’ dal contenuto e un po’ anche da noi.









