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Spotify permetterà ai dipendenti che lo vorranno di lavorare in smart working per sempre

A breve i dipendenti di Spotify potranno lavorare dove vorranno. A casa, al bar, su un’isola deserta, al parco. Troppo avanti. Ad annunciare la big news è stato proprio il colosso della musica in streaming, dalle pagine del blog ufficiale. “Il lavoro non è qualcosa per cui i nostri collaboratori vengono in ufficio, è qualcosa […]

A breve i dipendenti di Spotify potranno lavorare dove vorranno. A casa, al bar, su un’isola deserta, al parco. Troppo avanti. Ad annunciare la big news è stato proprio il colosso della musica in streaming, dalle pagine del blog ufficiale. “Il lavoro non è qualcosa per cui i nostri collaboratori vengono in ufficio, è qualcosa che fanno. L’efficacia non può essere misurata con il numero di ore trascorse alla scrivania, anzi, dando alle persone la libertà di scegliere dove lavorare incrementa la loro produttività”. 

Top. Qui si fa la storia. “Nessuno dovrà più scegliere tra la comunità dei suoi sogni e il lavoro dei suoi sogni”, ha ribadito a Qz Travis Robinson, global head di Spotify per la diversità, l’inclusione e l’appartenenza. L’idea dello smart working (per chi lo desidera, eh) in realtà fa parte di un vero e proprio progetto, Work from anywhere (lavora ovunque, in pratica). Dalla prossima estate i dipendenti di Spotify potranno quindi scegliere se preferiscono restare in ufficio, tra colleghi, scrivanie, macchinette del caffé, o se fatturare altrove. “Il caos controllato è sempre stato parte del nostro Dna – si legge ancora sul blog – Con lo stesso spirito conduciamo questo esperimento, sapendo che occorreranno con ogni probabilità alcuni aggiustamenti lungo il cammino”. 

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Insomma, questa pandemia sta cambiando decisamente le cose. Sta mettendo in luce come il lavoro da remoto non sia una scusa per i fancazzisti, ma una soluzione per aumentare al contempo produttività e qualità della vita. Spotify offrirà libertà massima: dopo un colloquio tra il dipendente e un manager, il lavoratore subordinato potrà scegliere la sua postazione. Da casa, in ufficio, o con una combinazione delle due opzioni. E naturalmente potrà anche scegliere la città e il paese dal quale lavorare.

“Inutile dire che gli eventi dell’ultimo anno hanno funzionato da acceleratore”, si legge sul blog. “Non c’è un momento migliore per passare a un modello distributed-first: un sistema non costruito sulla premessa che tutti i dipendenti devono radunarsi in un ufficio tradizionale pieno di scrivanie. Dare ai nostri dipendenti maggiore flessibilità li aiuterà anche a trovare un migliore bilanciamento casa-lavoro“. Insomma, non si tratta di scelte dettate da una pura generosità post Covid, ma di intuizioni lungimiranti che portano vantaggi anche all’azienda. Questo progetto, infatti, potrebbe attirare talenti da qualsiasi parte del mondo. Non sarà più necessario abitare in una città o in un paese preciso. 

“Vuoi comprarti un pickup e stabilirti in una fattoria a centinaia di miglia dall’ufficio Spotify più vicino? Va bene, è una tua scelta”, ha riassunto Robinson. L’azienda fornirà anche accesso a strutture di co-working a chi si trova a grande distanza dal più vicino ufficio. E adesso non resta che vedere se questo progetto diventerà una pratica diffusa tra tutte le aziende, almeno quelle big. Sperem.

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