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Assembramenti a Milano, il sociologo: “Lasciarsi andare è una reazione all’incertezza”

Il sociologo Flaminio Squazzoni ha spiegato i motivi dietro agli assembramenti dei giorni scorsi. "La mente non è fatta per vivere in un ambiente sociale incerto, ne siamo terrorizzati"

“Va ‘sti pirla”. L’abbiamo pensato un po’ tutti guardando le immagini dei giorni scorsi degli assembramenti in Darsena (e non solo). Anzi, pirla è pure troppo edulcorato. Oh raga, tutt’apposto, sì? No perché c’è tipo una pandemia: contagi, terapie intensive, mascherine, gente che sta male… presente? Gli Imbruttiti che da mesi mettono il piede fuori casa giusto per andare all’Esselunga, che ancora prudentemente si disinfettano le mani 500 volte perché non si sa mai, che fanno vita sociale sì, ma a una certa distanza, hanno comprensibilmente scazzato contro la massa di indifferenti che nei giorni scorsi ha popolato la soleggiata Milano, come fossimo al Coachella. 

Ma perché ci comportiamo così? Fossero due cretini, allora ok. Ma centinaia di persone assembrate, spesso senza mascherina, incuranti del pericolo al quale stanno andando incontro e che rappresentano per i loro cari. Why? In realtà, andando a fondo, i motivi di questa follia collettiva ci sono. Lo ha spiegato bene a Repubblica Flaminio Squazzoni, sociologo della Statale. “Quello che è successo non è difficile da capire, è un meccanismo collettivo studiato, si chiama inversione delle preferenze. Abbiamo una razionalità fredda, calcolativa, che sceglie opzioni di lungo periodo. E poi una razionalità calda, più istintiva, che premia il piacere di oggi. La stragrande maggioranza di noi è convinta che limitare la mobilità, la vita sociale, sia giusto e lo fa. Ma quando si avvicina il giorno in cui cambierà tutto, anche se sono convinto che mai sarei andato al parco con i miei figli, mai mi sarei precipitato al ristorante, finisco in balia dell’irrazionalità“.

Il problema vero è l’incertezza, che ormai dura da tanto, troppo tempo. Non sapere cosa succederà ci fa rincoglionire, perdiamo lucidità. “La mente umana non è fatta per vivere in un ambiente sociale incerto, ne siamo terrorizzati. Stiamo bene quando capiamo il contesto, le regole, quello che ci accadrà. Vivere così a lungo in una situazione imprevedibile, in cui non sappiamo a quali libertà dovremo rinunciare domani, forse oggi stesso, porta a questi comportamenti irrazionali”. Insomma, se non vediamo la luce in fondo al tunnel, sbrocchiamo.

E quindi che si fa? Le immagini dei flussi di persone sui Navigli le abbiamo tutti ben presenti. “Sono fenomeni che capitano” ha spiegato Squazzoni. “E anzi mi stupisco che non ci siano stati episodi di protesta sociale più radicale. Per questo dico che se da un lato dobbiamo intensificare i controlli, inasprire le sanzioni, dall’altra dobbiamo rendere questi sforzi collettivi più prevedibili”. Ci vuole più lungimiranza Beppe, te capì?

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