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L’azienda le nega i permessi per prendere la figlia all’asilo, donna fa causa e vince oltre 200mila euro

Una donna inglese, Alice Thompson, ha vinto la causa contro la sua ex azienda che non ha voluto concederle orari di lavoro più flessibili.

La donna sorridente che vedete nella nostra copertina si chiama Alice Thompson ed è così felice perché ha vinto la causa contro la sua azienda. Una storia incoraggiante, che potrebbe ispirare tante mamme a ribellarsi alle discriminazioni sul posto di lavoro. Ma raccontiamo la story dal principio, perché merita.

Alice Thompson è una donna e mamma britannica che lavorava in un’agenzia immobiliare in the centre of Londra. “Non è stato facile fare carriera, è un ambiente dominato dagli uomini e ho lavorato duramente per costruirmi relazioni con i clienti”. Quando è tornata al lavoro dopo il congedo maternità, avendo necessità di andare a prendere la figlia all’asilo, Alice ha chiesto al suo capo di lavorare meno ore, ergo di fare un part time. Niente da fare. Il suo capo le ha risposto che no, non potevano.

“Ho fatto una richiesta di lavoro flessibile che non è stata presa in considerazione”, ha spiegato Thompson ai media inglesi. “Ho proposto una soluzione che per me avrebbe funzionato. Se non avesse funzionato per l’azienda sarei stata più che felice di sentire una loro controproposta. Se avessero avuto bisogno di me full time, forse avrei potuto lavorare dalle otto alle cinque invece che dalle nove alle sei. Ma mi hanno chiuso ogni strada, non sono stata neanche ascoltata, non sono stata considerata. E non mi è rimasta altra scelta che dimettermi. Come possono le mamme avere una carriera e una famiglia? È il 2021, non il 1971.” 

Chapeau Mrs Thompson. Niente da dire. Invece di farsi scoraggiare dal rifiuto del suo capo, Alice ha deciso di perseguire la sfida legale in modo da sollecitare un cambiamento. “Ho una figlia e non voglio che sperimenti lo stesso trattamento tra 20, 30 anni, quando sarà sul posto di lavoro. Ho dato così tanto all’azienda e mi sono sentita sottovalutata e frustrata. Pensavo di valere di più per il mio capo. Pensavo che mi sarebbe stato mostrato un po’ di rispetto e riconoscimento per il mio duro lavoro”. All’inizio Alice ci ha smenato un bel po’ di sterline, come succede sempre quando non sai se hai intentato una causa destinata alla vittoria. Alla fine, però, happy ending: il tribunale ha ritenuto che l’incapacità dell’azienda di considerare un lavoro più flessibile mettesse la signora Thompson in una posizione di svantaggio e ha accolto la sua richiesta. Il giudice le ha assegnato quasi 185mila sterline (circa 216mila euro) per il mancato guadagno, per la perdita di contributi pensionistici, per le lesioni ai sentimenti e agli interessi. You win Alice!

La storia di Alice Thompson è la storia di tante. Nel 2018 solo il 3% dei casi di discriminazione sessuale è arrivato a una sentenza definitiva presso il tribunale del lavoro. “Da quando ho pubblicato la mia storia tante donne mi cercano per dirmi che sono state sottoposte a un trattamento simile. La loro storia, però, è stata ignorata solo perché non avevano la capacità mentale di combattere e le risorse finanziarie per andare avanti. Alla fine le loro aziende hanno cercato un accordo e ha fatto loro firmare un patto di non divulgazione”. Eh, comodo così.

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