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È scoppiata di nuovo una polemica sul costo della pizza di Carlo Cracco

Un commento pacato (ma non troppo) sull'ultima polemica che probabilmente vi eravate persi

Figa, ci risiamo.

Finito il delirio per l’elezione del Presidente della Repubblica, e giusto un attimo prima che l’attenzione si riversasse tutta su Sanremo, a Milano ce l’ha fatta a (ri)-sbucare fuori dal cilindro una polemica vecchia come Sant’Ambrogio. La pietra – anzi, la crosta – dello scandalo? La pizza di Carlo Cracco.

Ancora? Eh, sì. Che dobbiamo dirvi.

Facciamo un passo indietro: nel weekend una tizia a caso (letteralmente: una tizia a caso) ha pubblicato su Twitter una foto con lo scontrino della serata nel ristorante dello chef in Galleria. Totale: 29 euro. Onesto, direte voi. Peccato che solo la pizza margherita ne costasse 22.

Apriti cielo.

Un centinaio di commenti indignati – di gente convinta che la legge di mercato sia una norma che regola gli ingressi al super – sono apparsi in poche ore, mandando l’argomento in trend sul social.

Parliamoci chiaro: guardando lo scontrino, a me va di traverso il terzo caffè della giornata a vedere quanto costi la bottiglia d’acqua. Altro che la pizza. SETTE EURO? Ma manco fosse stata raccolta in una brocca di cristallo di boemia da una vergine scalza alla fonte Aretusa. Come cazzo si fa a far pagare una cosa che esce GRATIS dal rubinetto di casa sette euro? Mi rispondo da solo: è il capitalismo, bellezza.

Detto questo, torniamo alla pizza. Anzi no, torniamo al discorso più generale: sì, perché partiti da quello, il dibattito è degenerato in una serie di luoghi comuni – che, proprio perché luoghi comuni, hanno ovviamente un fondo di verità: Milano è troppo cara; le periferie vanno a fuoco (?) e i ricchi speculano; i poveri ristoratori chiudono e questo si permette di sparare certe cifre senza pudore. Come ooosaaaa? E il sindaco che fa? E il PD? E i Marò? 

Una serie di commenti che, ne sono sicuro, arriveranno energici e pimpanti anche sotto questo articolo (non deludetemi!), ma che poco hanno a che fare con il punto della questione.

Perché nessuno si lamenta del costo di un Rolex o di una Porsche rispetto agli altri orologi e alle altre auto, ma tutti si sentono in diritto di rompere i coglioni sul costo della pizza di Cracco? Perché un forno ce l’abbiamo tutti, probabilmente. Vero. E infatti varrà sempre quella regola tutta italiana de “Il mio falegname per cinque euro la faceva meglio”. Qui adattata e corretta ne “Il mio pizzaoiolo egiziano per cinque euro la faceva meglio”.

Ma certo: E ALLORA VAI DAL TUO PIZZAIOLO EGIZIANO E DACCI TREGUA.

E lo scrive uno che non ha mai speso più di 60 euro al ristorante. Not my cup of tea, come direbbero gli inglesi. Not my margherita-povero-stronza-in-miniatura; ma vivaddio che c’è chi ha voglia di spendere per farsi un regalo del genere.

Che poi, avete presente che pubblicità genera tutto questo? Immaginiamo il buon Cracco sfregarsi le mani. Per 29 euro (22, se vi portate la borraccia da casa), tutti possiamo andare in Galleria e farci una margheritina stellata prima di tornare al paesello a lamentarci con amici e parenti di quanto costi mangiare a Milano. E poi il caro bollette? E l’inflazione? E i parcheggi tutti coperti dalle piste ciclabili, vogliamo parlarne? E i Marò?

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