Niente, è successo anche a noi: ci hanno offerto una brioche all’ora dell’aperitivo. Sul momento abbiamo pensato di aver perso il conto dei gin tonic, ma no, impossibile, perché lì nemmeno li servivano: solo Cold brew, Flat white e Matcha latte. Allora, abbiamo chiesto almeno due patatine per consolarci ma ci hanno guardati come degli alieni e ci han detto che no, non c’erano, ma erano appena stati sfornati cinnamon roll e cardamon bun. Ultima alternativa: avo toast e shokupan. Al nostro sguardo sempre più smarrito, il cameriere ha tagliato corto con un impeccabile sorriso: “Pane, burro e marmellata è più comprensibile?”.
L’ora legale è in vigore da un po’, gli orologi sono sincronizzati, sono le 18 per tutti, eppure abbiamo appena varcato un portale spazio-tempo e ci siamo ritrovati nel sottosopra alimentare, dove al posto dei demogorgoni spuntano Gen Z colorati, con i loro Mac aperti su Canva, auricolari ormai impiantati sopra i lobi e tutti i prodotti possibili della panificazione nazionale e internazionale al posto di focaccia rinsecchita e pasta al pesto riscaldata.
Il trend lanciato da Luceferma
Prendi ad esempio Luceferma, in via Sciesa 6. Sei come le sei del mattino o le sei di sera? Non cambia, qua lo sforno delle brioche prosegue a nastro dalle 8 alle 22 tutti i giorni, con tanto di asporto e l’aggiunta dell’opzione brunch dalle 11 alle 15. Così, se la mattina fate il digiuno intermittente e a cena volete un cornetto bollente sapete dove andare per brioche freschissime e/o dolci siciliani goduriosi.
Un’altra conferma dell’Aperitivo Revolution, un’altra di quelle cose che non abbiamo visto arrivare e che adesso ci circondano e sembrano costringerci alla fuga: una somma di tanti piccoli cambiamenti che abbiamo preso un po’ sottogamba e che adesso si sono coalizzati tutti contro noi boomer e Gen X.
Tipo? Ma tipo:
- Milano sempre più internazionale. Ognuno porta dalla sua nazione un pezzetto di orari e abitudini e le nostre certezze in agenda si sbriciolano come biscotti.
- L’arrivo di Starbucks nel 2018 ha aperto la strada a decine di caffetterie in stile nordico, dove il caffè è più lungo (come il tempo che gli dedichi) e più “socievole”: non più solo espressi incandescenti alle 7 del mattino di fronte alla faccia scazzata del barista che (forse) ti bofonchia “‘giorno”, ma un fiorire di minchiate internazionali come specialty coffee, caffè filtro, cold brew; flat white; matcha latte; chai latte. E noi che ancora ci stavamo interrogando sulla differenza fra macchiatone, latte macchiato, cappuccino, frappuccino, marocchino, orzino, macchiato caldo, macchiato freddo, macchiato soia e ginseng… siamo rimasti spiazzati.
- Le bakery che hanno sostituito i prestiné sono un altro pezzettino della storia. Da buco un po’ caotico simile a una vecchia drogheria, il panificio si è trasformato in un’esperienza mistica: negozi di ispirazione scandinava, con estetica minimalista, lievitati francesi o nordici al posto di filoncino e michetta e produzione dolciaria assolutamente esotica, come cinnamon roll, cardamom bun, pain au chocolat e viennoiserie. Insomma, se prendere un caffè da Sissi o da Bastianello era fino a 10 anni fa la cosa più cool che poteste immaginare prima di andare al lavoro, adesso dovete aggiornarvi e mostrare tutta la disinvoltura possibile fra prodotti ignoti ma perfetti su Instagram.
- Caffetterie e bakery sono state da subito luoghi molto più ospitali dei soliti bar, finiti peraltro, in buona parte, sotto la spartanissima conduzione cinese. Con lo smartworking è diventato piacevole preparare una call davanti a un caffè da 5 euro che però ti offre anche una scenografia perfetta per la videochiamata. E dopo la call perché non allungarsi anche nel pomeriggio e magari aspettare un amic* per un salutino a fine giornata… Eccolo il colpevole! Il salutino delle 5pm che si è trasformato in “una cosina insieme” ascoltando un po’ di musica mentre controlliamo le ultime e-mail. E a proposito di ascoltare un po’ di musica…
- Se tenete famiglia difficile che ci siate capitati ma “morning clubbing”, “soft clubbing” e “rave a colazione” sono i must do dei ventenni di oggi. Se una volta si faceva serata fino a mattina, adesso si esce direttamente la mattina, belli freschi, e i dj set sono accompagnati dai succhi di frutta anziché dal Bloody Mary. Quindi, per simmetria, anche i dj set del tardo pomeriggio per non rincasare troppo tardi offrono una colazione travestita da aperitivo in cui i cocktail con i super alcolici sono sostituiti con Specialty Coffee e l’angolo svuotabancone per spizzicare qualcosa è stato spazzato via da carissime delizie che fanno funny e international.
Insomma, rassegnatevi, l’agenda dei pasti a Milano va gestita come minimo con il Calendar di Google:
azzurro pavone per i tre momenti della santissima trinità della nonna: colazione 7 – pranzo 13 – cena 19;
mirtillo per le merende / spuntini / spezzafame 10.30 – 16 che anche il medico di base raccomanda per non arrivare a tavola affamati come bufali;
verde salvia è l’aperitivo classico, quello per cui Milano è diventata la Milano da bere 18.30 – 20;
verde basilico è l’apericena, per quelli che s’allungano sempre un po’ in ufficio e poi non c’hanno sbatti di cucinare 19.30-21;
pomodoro è il brunch della domenica, 11-14, dove mescoliamo un po’ di idee della colazione continentale, le crêpe francesi, i pan cake americani e lo sciroppo d’acero canadese;
rosa fenicottero la colazione di lavoro in settimana, quella che non sai perché si chiama “colazione”, nemmeno in inglese si chiama colazione perché è un “business lunch”, e dunque ti tieni pronto a tutto, dal caffè al piatto unico riso giallo – uregia;
mandarino è il primo morning clubbing, 7-9, per andare al lavoro felici;
giallo banana il secondo morning clubbing, più simile a una colazione pigra 9-11.30
vinaccia è la colazione all’ora del gin tonic 17-19
lavanda lo teniamo per la lavanda gastrica che ci devono fare alla fine di questa giornata infernale, in cui nemmeno i fondamentali sono più quelli di una volta.
C’è di buono che avranno vita breve quei locali che la mattina tenteranno di rifilarci la luisona alla crema del giorno prima, perché l’offerta è talmente vasta e la concorrenza talmente spietata che potranno farlo solo con i vecchietti del quartiere… sempre che non siano già andati a fare un po’ di soft clubbling pure loro.









