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Ancora uno sciopero nella City: venerdì 17 febbraio a rischio metro, bus e tram

Ocio che è previsto un nuovo stop dei mezzi pubblici della durata di 24 ore, organizzato dal sindacato Usb in segno di protesta "contro le privatizzazioni selvagge, il carovita e per la sicurezza e il salario". Ma non solo.

Finito uno sciopero, se ne fa un altro. Venerdì 17 febbraio le banalità sulla sfiga si sprecheranno visto che è previsto un nuovo stop dei mezzi pubblici, quindi tram, metro e autobus. A proporre lo sciopero a livello nazionale di 24 ore è stato il sindacato Usb, in segno di protesta “contro le privatizzazioni selvagge, il carovita e per la sicurezza e il salario”. Possibile, quindi, che il 17 i dipendenti Atm incrocino le braccia, causando disagi e attese in metro e alle fermate di autobus e tram. Bisogna precisare, comunque, che ad oggi non sono ancora stati diffusi altri dettagli e orari dello sciopero, anche se immaginiamo che saranno garantite le solite fasce di operatività. Sperem.

I motivi, dicevamo, sono tanti. Usb, come spiegato nel comunicato ufficiale pubblicato sul proprio sito, vuole denunciare “il susseguirsi di rinnovi contrattuali farsa, di aumenti salariali irrisori in cambio della crescente svendita dei diritti”. Il sindacato vuole inoltre rilanciare “il documento piattaforma di proposta contrattuale nazionale del settore, Trasportiamo Diritti, in cui queste tematiche sono affrontate in modo approfondito con l’obbiettivo di rimettere al centro la qualità della mobilità cittadina e la qualità del lavoro, rendere possibile un servizio pubblico sicuro e dignitoso che risponda in modo efficiente alle reali esigenze dei territori in un contesto di lavoro sano e rispettoso degli operatori del settore”. Ma non finisce qui.

Il sindacato fa brutto, ed esige “la parificazione contrattuale tra aziende pubbliche e private, una nuova scala parametrale che garantisca aumenti salariali e annienti le penalizzazioni economiche ai nuovi assunti e la diminuzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali a parità di salario”. C’è anche “la necessità di una politica generale dei servizi pubblici essenziali tesa a ripristinare la gestione diretta dell’ente pubblico, avviare un Piano Nazionale dei Trasporti pensato e costruito per i bisogni del Paese, la reinternalizzazione di tutte le attività esternalizzate ad aziende appaltatrici, con relativo assorbimento dei lavoratori attualmente impiegati, garantendo loro anzianità lavorativa ed applicazione dei contratti integrativi utilizzati nelle aziende appaltanti”. Altra questione, importantissima: si chiede “maggiore tutela sulla sicurezza e salute sul lavoro e il riconoscimento delle malattie professionali e garanzie per il personale inidoneo”.

Insomma, tanta carne al fuoco.

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