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Dopo il Grillo Cheeseburger, Pane & Trita si inventa il Cyber Burger creato dall’AI: l’abbiamo provato

Dopo aver proposto il primo hamburger con farina di grillo, quelli di Pane & Trita si sono inventati il Cyber Burger. Anzi, se l'è inventato Gaia, l'intelligenza artificiale alla quale hanno chiesto la ricetta del panino del futuro. Completamente vegetariano.

Inutile fare i bigotti, tanto in un futuro non troppo lontano sarà l’intelligenza artificiale a fare tutto per noi. Guidare, fatturare e persino inventare ricette. Quelli di Pane & Trita, food concept nato a Seregno che oggi conta 7 locali tra Brianza e Milano, sui trend del futuro sono piuttosto sgamati, e così dopo aver proposto – non senza polemicone, ma con clamoroso successo – il Grillo Cheesburger, primo hamburger in Italia con farina di grillo, ora ci riprovano con l’AI. E cioè con un panino inventato di sana pianta dall’intelligenza artificiale. Un po’ la puzza sotto il naso ci scatta naturale, “ma che è, davvero adesso gli esseri umani non sono manco più in grado di inventarsi una ricetta?”, però se proviamo ad aprire un minimo l’orizzonte lasciamo entrare carichissima la curiosità.

Come se lo immaginerà l’intelligenza artificiale un hamburger? Classico con il manzo? Assurdo, con una carne aliena? Spinti dall’hype, abbiamo deciso di andare a provarlo. Pabel Ruggiero, Founder di Pane&Trita, ci ha spiegato com’è partita l’idea. Ha cominciato smanettando con la versione free di ChatGpt, e ha chiesto all’AI di inventarsi la ricetta dell’hamburger del futuro. Primo problema: l’AI, ignorando le decisioni appena prese in Italia, ha indicato come main ingredient la carne coltivata. Bella idea, davvero, questo sì che sarebbe il panino del futuro. Peccato che riprodurlo, al momento, sia impossibile. Ruggiero comunque si è preso bene, e ha deciso di passare al level Pro di ChatGpt e di “assumere” un genio virtuale che ha chiamato Gaia (Guida Avanzata Intelligenza Alimentare), che l’AI ha creato con le skills volute da Ruggiero: tecnologo alimentare e gastronomico, preparato alle tendenze del food e ai trend della Gen Z. Infine è stata inserita nel programma la storia di Pane&Trita e ha così generato Gaia, genio personale del brand.

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Ruggiero ha poi chiesto a Gaia quale fosse la ricetta dell’hamburger del futuro. Pure lei è andata dritta con la carne coltivata, ma dopo averle fatto sapere che in Italia questa soluzione non è al momento fattibile, ha deciso di ripiegare su una carne 100% plant based. A Gaia è stato poi chiesto di aggiungere altri ingredienti e di specificare le procedure di cottura e/o preparazione. In due minuti Gaia ha tirato fuori la ricetta che – ad oggi – è sul menù di Pane&Trita: carne plant based, lattuga, aceto balsamico, formaggio brie, guacamole al pepe nero, fette di bacon al chipotle (anche questo vegano) e cipolla croccante. Il tutto racchiuso tra due fette di pane bio al carbone, dal simpatico colore blu “spaziale” che effettivamente dà l’idea di qualcosa di atipico, futuristico e – va detto – super instagrammabile. In accompagnamento, stick di patata arancione americana con maionese viola.

Tutto bellissimo, ma sarà anche buono?

Appena ho addentato l’hamburger, ho fatto una di quelle osservazioni da carnivora che non aveva mai mangiato plant based: “Oh, ma questa sembra vera carne!“. Mi sono sentita molto indietro, molto poco sul pezzo, ma è stata davvero una bella scoperta. Il resto degli ingredienti si sposa bene con la carne vegetariana, la guacamole è forse un po’ sacrificata a vantaggio del più saporito brie, le patate dolci sono un delizioso co-protagonista. Unica pecca, totalmente soggettiva e assolutamente risolvibile: il piccante. Io non lo amo, e quando ha iniziato ad invadermi la bocca ho smesso di sentire tutto il resto. Ma, ribadisco, è un gusto mio, e comunque è possibile chiedere in anticipo di eliminare il chipotle, il peperoncino affumicato. Se comunque questo panino dimostra qualcosa, al di là di quanto sia efficace il marketing fatto bene, è che essere più sostenibili senza rinunciare al gusto è possibile. Che se in futuro l’alternativa sarà tra carne coltivata e carne plant based, allora quel futuro non sarà poi così tanto male.

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