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Fashion&Fatturato. Etro: vita, money e miracoli del brand che “ha vinto” Sanremo (due volte)

Etro nasce nel 1968 a Milano e nel 1981 introduce il famoso Paisley nelle sue stampe. Presente la goccia tutta decorata? Ecco, quella. Tra l'altro oh, il brand ha vestito sia Angelina Mango che i Maneskin a Sanremo. Garanzia.

Se dici Paisley dici Etro. E mi raccomando si pronuncia payzlee e non paaaaislei. Ma cos’è questo Paisley? Chiediamo aiuto a mamma “storia della moda” per una breve spiega. È un motivo ornamentale di stampo vegetale risalente all’epoca persiana, con forma a goccia e una minuzia di dettagli a impreziosirla. Ringraziamo però l’India e in particolare la regione del Kashmir che per prima inserisce questo ornamento nei tessuti. Se vi si è accesa una lampadina, bravi! Da lì arriva anche il cashmere.

Etro nasce invece come azienda tessile nel 1968 a Milano, fondata da Gerolamo Etro, Gimmo per gli amici. Nel 1981 introduce il famoso Paisley nelle sue stampe – guarda caso dopo un viaggio in India – facendolo diventare un segno distintivo della maison che a) dura ancora oggi e b) insieme al logo di Pegaso (il cavallo alato, non il cavaliere dello zodiaco) è riconoscibile in tutto il mondo. Ma la nostra goccia ha portato onore e gloria alla famiglia Etro? Spoiler, sì.

Dopo un primo decennio di sola produzione di tessuti e filati, nel 1984 Etro inizia ad allargarsi introducendo la pelletteria e nel 1986 la Home Collection. Poco dopo segue Etro Profumi e agli inizi degli anni ’90 sono presentate le prime collezioni prêt-à-porter uomo e donna. I 4 figli entrano a vari livelli nell’azienda. Ippolito nel reparto amministrativo e poi come direttore generale, Jacopo è direttore creativo Home e accessori, Kean direttore creativo collezione uomo e Veronica direttore creativo della collezione donna. Insomma, dirigono un sacco.

Iniziamo però a parlare di money. Fin dagli inizi il fatturato della maison cresce rapidamente, Etro scommette sul business dei negozi diretti e in franchising e si apre all’America, che agli inizi degli anni 2000 rappresenta il 12% degli introiti. Oh l’american dream funziona. Nel 2010 Etro raggiunge i 261 milioni di fatturato e l’anno dopo diventa tra le società eleggibili per l’ingresso in borsa. Per i 50 anni del brand i punti vendita sono 200 e i guadagni oltre i 300 milioni. Nel 2016 la maison veleggia sui 318 milioni e continua la sua espansione verso Cina, Indonesia, Thailandia e Vietnam senza tralasciare il Medio Oriente. Pre-pandemia il fatturato prende una buca tipo quelle di via Novara, scendendo a 285 milioni di euro e si sentono i primi rumors di interesse di alcuni fondi.

La pandemia blocca un po’ tutto, ma alla fine una trattativa si chiude. A luglio 2021, dopo 55 anni di attività, la famiglia Etro vende a L-Catterton Europe, fondo il cui maggior sottoscrittore è la Lvmh di Bernard Arnault (il prezzemolo della moda) che rileva il 60% del capitale dell’azienda. Nuovo colpo di scena anche l’arrivo di Marco De Vincenzo come direttore creativo, dal 1° giugno 2022 è lui a coordinare le collezioni donna, uomo e home. I figli di Etro però restano come collaboratori e Gimmo presidente. A fine anno il nuovo direttore generale Fabrizio Cardinali spara alto con un piano di sviluppo di Etro che promette di fargli raggiungere il mezzo miliardo di euro in 5 anni. Un po’ too much? Vedremo.

Intanto a novembre 2023 nuova ricapitalizzazione di Etro per 15 milioni di euro, a sganciare il fondo L-Catterton, e dati che vedono fatturato in crescita del 17% (parliamo di 2022 rispetto al 2021 per circa 270mln) e il ritorno per la prima volta dopo il Covid all’utile operativo. Non tutto paisley e fiori, ma la ripresa c’è. Ora tocca di nuovo a De Vincenzo mostrare la visione di Etro con la sfilata uomo-donna A/I 2024-2025 (oh menomale che non pago i trattini) che chiuderà la prima giornata della Milano Fashion Week di febbraio. Intanto dopo la vittoria del suo look custom made per Angelina Mango a Sanremo ci aspettiamo come minimo un look vincente. 

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Autrice: Giulia Cannarella

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