La parità di genere salariale? Ancora utopica. Pure a Milano le cose non cambiano: le donne continuano a prendere meno soldi degli uomini, anche se l’occupazione femminile è più alta della media nazionale. Non importa se siete nel privato o nel pubblico, la storia è sempre la stessa.
Le cifre dicono tutto: nel 2021 le donne milanesi hanno portato a casa, in media, 28 mila euro l’anno. E gli uomini? 46 mila. Notate un po’ di differenza, vero? È del 39%. Anche nel Comune di Milano, dove 4 dirigenti su 10 sono donne, il divario di guadagni c’è sempre, anche se va meglio rispetto ad altri settori, con differenze che variano tra il 6 e il 17%. Questo lo conferma il Bilancio di Genere, un documento che serve al Comune per pianificare le sue politiche future e gli stanziamenti di spesa.
Ma aspettate, c’è altro: quando parliamo di part-time e congedi parentali, la situazione si fa ancora più sbilanciata. Su 831 contratti part-time, 723 sono firmati da donne, e più del 90% dei permessi pure. Insomma, Milano sarà anche la capitale dell’innovazione, con un tasso di attività femminile del 71% contro il 55,4% nazionale, ma una laureata su cinque, solo il 20,9%, ha scelto materie scientifiche (le famose STEM). Un numero un pochino più alto rispetto alla media regionale e nazionale, ma ancora non ci siamo del tutto.
La faccenda si riflette anche dentro il Comune: le donne rappresentano i due terzi dei quasi 14mila dipendenti. Fanno il 97% del personale nelle scuole, il 34% della polizia locale, ma solo il 27% di architetti e ingegneri della direzione tecnica. Poi c’è la questione soldi: nel bilancio comunale, più di 800 milioni di euro all’anno sono destinati a progetti che influenzano la vita delle donne, un 27% della spesa totale. Questi soldi vanno soprattutto in scuole dell’infanzia, asili nido e sostegno alle disabilità. E la cifra è pure aumentata rispetto ai 712 milioni del 2019.
“Ma dentro al bilancio c’è una parte di risorse che in realtà non sembrano incidere sul genere e invece lo fanno, come i trasporti — ha annunciato Elena Lattuada, delegata alle Pari opportunità — pensare a come le donne usano lo spazio e la mobilità e reimpostarlo sulle loro esigenze non cambia la spesa ma cambia il benessere, ecco perché nel bilancio di genere non esistono spese neutre”. Palazzo Marino, come riporta La Repubblica, ha spiegato chiaro e tondo che il gender gap è ancora bello presente, anche se qui ci si prova a fare meglio rispetto al resto d’Italia. Ma, come ha detto Alessia Cappello, assessora alle Politiche del Lavoro, anche se ci sono politiche di flessibilità, smart working e part-time, sono ancora soprattutto le donne a sfruttarle, e questo fa riflettere.
Il sindaco Beppe Sala ha terminato dicendo che il Bilancio di Genere non sono solo numeri, ma una vera e propria bussola che dovrà guidare le politiche pubbliche per rendere Milano un posto più giusto e consapevole dei diritti di genere. In sintesi: la strada è lunga, ma qualche passo avanti si sta facendo.
Autrice: Francesca Tortini








