Non vogliamo essere pesantoni, ma una cosa ve la dobbiamo dire: in Europa, una delle principali cause di morte prematura è l’alcol. Parliamo di 800mila morti all’anno. Ottocentomila. Troppi.
E ora l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha deciso che è il momento di fare qualcosa, subito.
Ha condotto uno studio (Etichette di avvertenza sanitaria sull’alcol: una prospettiva di salute pubblica per l’Europa) su circa 20mila persone in 14 Paesi europei e ha scoperto che l’ignoranza regna sovrana. Tipo, solo il 14% sa che l’alcol può aumentare il rischio di tumore al seno. Solo il 39% è a conoscenza del legame con il cancro al colon.
E quindi che si fa?
L’OMS propone di inserire etichette di avvertenza sanitaria sulle bottiglie di alcol, tipo quelle dei pacchetti di sigarette. Avete presente quei messaggi terroristici con foto raccapriccianti? Ecco, una cosa del genere, ma sulle birrette.
L’obiettivo? Informare i consumatori, spiegare bene i rischi e spingere verso un consumo più responsabile. Tranquilli, nessuno vi porterà via il gintonic.
“Queste etichette non privano i consumatori di nulla. Al contrario, forniscono conoscenze e la conoscenza è potere“, dice Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa.
Bene, ma c’è un problema: se l’etichetta non è bella visibile, non serve a una mazza.
Il flop dei QR Code (perché chi li scansiona davvero?)
Alcune aziende già usano QR Code sulle bottiglie per fornire info sui rischi dell’alcol. Bella idea, peccato che uno studio pilota ha rivelato che solo lo 0,26% degli acquirenti li scansiona.
Praticamente nessuno.
E dai, su. Chi ha voglia di mettersi lì a scannerizzare mentre si scola una birra? Già ci si scorda la raccolta punti del supermercato, figuriamoci di leggere le avvertenze sulle bottiglie. Zero sbatti.
Negli USA ci provano, in Europa… boh
Negli Stati Uniti almeno ci stanno provando. Il Surgeon General Vivek Murthy (tipo il super dottore del governo USA) ha proposto di mettere etichette sanitarie obbligatorie sulle bevande alcoliche. Prima ancora, a gennaio, aveva chiesto di inserire warning sui social per avvisare gli utenti dei rischi sulla salute mentale.
E in Europa? Eh. Ad oggi solo 4 Paesi UE su 27 hanno adottato queste etichette. E l’Italia? Ovviamente, NOPE.
Il nostro Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’ha definita “un attacco alla dieta mediterranea”. Coldiretti ha parlato di “precedente pericoloso”, che potrebbe danneggiare l’export del vino Made in Italy.
Voi che ne pensate? Faranno aprire gli occhi o la gente continuerà a bersi tutto (letteralmente)? Di certo ai consumatori non dispiacerebbe: stando a una ricerca europea del 2022, gli abitanti dell’Ue sarebbero a favore di queste etichette. Una percentuale addirittura del 78% di favorevoli che in Italia sale all’83.
Qualcosa vorrà dire.
Autrice: Martina Gallazzi








