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Nel 2036 a Milano ci saranno 700mila posti di lavoro in più, ma mancheranno i professionisti

Nei prossimi dieci anni si prevedono 700mila nuovi posti... sì, ma quelli bravi se ne vanno dove pagano meglio e noi ci attacchiamo al tram
20 Aprile 2026

Sempre che usciamo vivi da questo scoppiettante 2026, c’è qualcuno che lancia lo sguardo parecchio avanti, fra 10 anni, e prova a immaginare che lavori faremo nel 2036. Le notizie sono due: una buona e una cattiva. Vi diamo prima quella buona: lavoro ce ne sarà a pacchi, nell’area milanese entro il 2036 dovrebbero crearsi all’incirca 700mila nuovi posti. Pheee, mica male… Però però però, attenzione che arriva il palo: mancheranno i professionisti per occuparli.

Le prospettive sul 2036 lavorativo di Milano le hanno stilate a Roma quelli di IZILab. Non state a googlarlo che ci abbiamo pensato noi per voi: è un think tank italiano che fa previsioni sul futuro del lavoro. No, non ruba il lavoro a Paolo Fox e agli altri astrologi. Questi mettono in fila numeri, ricerche tendenza a livello nazionale e internazionale, tanto che fanno parte della della rete internazionale dei futuristi professionisti, l’Association of Professional Futurists.

E qui torniamo a bomba sul punto. Con i suoi esperti di previsioni IZILab prevede appunto che lavoro ce ne sarà parecchio qua in giro, ma fra crisi demografica, pochi giovani in grado di permettersi di abitare in città, stipendi da braccino e cervelli in fuga dove invece il cash gira come si deve, qui a Milano potrebbero restare giusto i pensionati, le loro badanti e qualche nerd impenitente.

I lavori che tirano

Ce ne siamo accorti tutti anche senza fare i futurologi: un bel po’ di professioni stanno per arrivare al capolinea, o quanto meno dovranno cambiare pelle in fretta. Cassieri, commessi, segretari, ma anche copy, grafici e analisti finanziari: l’algoritmo incombe e si sa vendere meglio, per giunta senza pretendere pausa caffè-siga-bagno.

Chi sta più sereno? Tecnici ultraspecializzati ed esperti scientifici, operatori sanitari e addetti alla persona, operai specializzati e manutentori. Paradossalmente è meno a rischio la vostra parrucchiera della vostra commercialista. Imparate o riciclatevi in fretta in qualcosa di concreto, altrimenti un software con licenza annuale potrebbe superarvi a destra senza freccia. Non è abbastanza chiaro? Alzate il c*** dalla scrivania più in fretta che potete e procuratevi competenze tecniche, digitali e sanitarie, anche di seconda mano.

La gente non basta

Se ai piedi della Madonnina da decenni si arriva in cerca di fortuna, secondo il report Milano rischia in pochi anni di avere più lavoro che lavoratori. I motivi? Un po’ il calo demografico, che come il nero va su tutto, e la prezzemolina di tutte le cause di mismatching: la fuga dei cervelli. D’altronde, se sono cervelli ragionano e che cosa dovrebbero fare di fronte al paradosso milanese: affitti da Dubai con stipendi Anni Novanta, arrotondati appena un po’ con l’euro? Darsela giustamente a gambe, visto che almeno altrove gli affitti da Dubai sono compensati da stipendi con almeno uno zero in più.

Sia chiaro, il problema non sarà solo milanese: secondo Unioncamere e sistema Excelsior in tutta Italia serviranno tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori entro il 2029. Finalmente la smetteremo di dire che non c’è lavoro, ma solo per cominciare a dire che non c’è personale! Come i ristoranti che non trovano il personale di sala, così saranno merce rarissima ingegneri AI, data scientist, esperti di cybersecurity,, bioinformatici, project manager in ambito tech… Insomma: se non sapremo parlare almeno un po’ con le macchine, saremo “fuori” peggio dell’Apprentice di Flavio Briatore di qualche anno fa.

Chi farà il botto?

Numeri alla mano, il futuro giocherà a poker su quattro tavoli: tecnologia, sanità e servizi alla persona, industria tecnica, logistica e commercio evoluto. IA e informatica anche per coloro che “si sporcano le mani”: meccatronica, robotica, manutenzione avanzata… anche l’officina non sarà più quella di una volta. Idem per il commercio evoluto: digitale, supply chain, gestione flussi saranno i nuovi mantra delle botteghe 5.0. E poi, viceversa, la grande scommessa della sanità e servizi alla persona: siamo sempre più vecchi, quindi servono come l’acqua infermieri, OSS, terapisti. E qua è ChatGPT che si attacca al tram, perché ancora per un po’ resteremo più umani noi.

Secondo gli espertoni, al di là dei settori che tireranno e della relativa formazione, ci sarà una serie di caratteristiche che ci salveranno sempre il c***, ammesso di averle a disposizione: problem solving, sapersi adattare e imparare continuamente. Perché il lavoro non cambia più ogni 10 anni: cambia ogni 6 mesi e restare indietro è un attimo. Sarà per questo che il 74% dei lavoratori italiani non si sente pronto ai cambiamenti in corso. Con tutti questi cambiamenti o ti prende l’ansia, o ti fai un prosecco per stendere i nervi.

Alla fin della fiera, Milano nel 2036 sarà piena di opportunità ma non per tutti. Se avrai competenze aggiornate, ti cercheranno sicuro e ti pagheranno pure bene. Se no potrai tentare di riciclarti nella categoria influencer ma non è detto che l’AI non si mangi anche quelli.

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