C’è chi sogna la settimana corta, chi combatte per staccare il PC alle 18 e chi, invece, considera le 80 ore lavorative settimanali quasi la normalità. A riaccendere la discussione è stato Caspar Coppetti, CEO e co-fondatore di On, il marchio svizzero di sneakers e abbigliamento sportivo che negli ultimi anni ha conquistato mezzo mondo anche grazie al supporto di un testimonial e azionista d’eccezione: Roger Federer.
Durante un intervento alla Borsa di Zurigo insieme ad altri manager del settore sportswear, Coppetti ha pronunciato una frase che ha fatto parecchio rumore:
“La settimana è fatta di 80 ore, lo sappiamo tutti.”
Una dichiarazione che ha immediatamente acceso il confronto tra chi la considera una fotografia realistica dell’imprenditoria ai massimi livelli e chi la vede come l’ennesima glorificazione della cultura dell’iperlavoro.
Il CEO di On lavora 12 ore al giorno 7 su 7
A quanto pare, per Coppetti quelle 80 ore non sono una provocazione teorica.
Il manager svizzero ha raccontato di dedicare a On circa 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Un impegno enorme, soprattutto considerando che oggi l’azienda è quotata alla Borsa di New York e che nel 2025 ha superato i 3 miliardi di franchi di fatturato, registrando una crescita del 30% rispetto all’anno precedente.
Eppure, secondo il CEO, una vita del genere gli lascia comunque spazio per recuperare energie.
“Per il resto del tempo riesco a rilassarmi”, ha spiegato.
Chi lo conosce racconta infatti di un cinquantenne particolarmente sportivo, ancora attivo nello snowboard, disciplina che continua a praticare regolarmente.
Guidare uno dei brand sportivi più in crescita del momento significa anche affrontare questioni piuttosto delicate. Negli ultimi mesi Coppetti si è trovato al centro di una battaglia legata all’utilizzo del marchio “Made in Switzerland” sulle sneakers On, prodotte però principalmente in Cambogia e Vietnam.
Una questione che ha alimentato discussioni sul valore del brand, sulla produzione globale e sull’identità delle aziende svizzere in un mercato sempre più internazionale.
Insomma, la vita da CEO di una multinazionale in forte espansione sembra essere parecchio distante dall’immagine rilassata delle pubblicità che vediamo sui social.
Gli esperti: lavorare di più non significa lavorare meglio
Le parole del fondatore di On hanno attirato anche l’attenzione degli psicologi del lavoro.
Diversi esperti intervistati dal quotidiano svizzero Blick hanno espresso perplessità sull’idea che il successo debba necessariamente passare da settimane lavorative così estreme.
Secondo molti professionisti del settore, ritmi del genere aumentano il rischio di stress cronico, burnout e depressione. Il punto che viene evidenziato più spesso è semplice: più ore davanti al computer non equivalgono automaticamente a maggiore produttività.
Anzi, in molti casi succede l’opposto.
L’ufficio stampa prova a smorzare le polemiche
Consapevole delle reazioni suscitate dalle dichiarazioni del proprio amministratore delegato, l’ufficio stampa di On è intervenuto rapidamente per ridimensionare il messaggio.
L’azienda ha parlato di una provocazione scherzosa, spiegando che il commento di Coppetti andava interpretato nel contesto di una conversazione informale tra manager.
Allo stesso tempo, la società ha precisato che guidare un gruppo internazionale come On richiede inevitabilmente un livello di coinvolgimento fuori dall’ordinario da parte del management.
Successo o burnout? Il dibattito resta apertissimo
Le parole del CEO arrivano in un momento storico in cui il rapporto tra lavoro e vita privata è al centro delle discussioni in tutta Europa.
Tra smart working, settimana corta, diritto alla disconnessione e ricerca di un maggiore equilibrio personale, l’idea di dedicare 80 ore alla settimana al lavoro appare a molti quasi inconcepibile.
Eppure esiste anche chi sostiene che costruire aziende da miliardi di euro richieda sacrifici fuori scala rispetto a quelli della maggior parte delle persone.
La domanda, a questo punto, resta la stessa: il successo passa davvero attraverso settimane da 80 ore oppure stiamo semplicemente premiando un modello che rischia di presentare il conto molto più avanti?









