Le email infinite. Le email in inglese. I report in Excel. Le presentazioni in PowerPoint. I verbali delle riunioni. Le simulazioni di trattativa. In un ufficio, ormai, tutto questo è pane per i denti dell’Intelligenza Artificiale. Noi andiamo a dirigere il traffico, ma di base le rotture di ca*** se le ciuccia tutte l’AI. È da un po’ di tempo che funziona così. All’inizio non lo dichiaravamo, ovvio! Non volevamo mica fare la figura dei fancazzisti… poi però, ci siamo accorti che tutti avevano ChatGPT o Perplexity o Gemini aperto e quindi sciambola! Finalmente noi esseri umani potevamo concentrarci sulle attività davvero creative… Forse…
Infatti, qualcuno ai piani alti ha cominciato a dire: bravi questi impiegati da quando c’è l’AI… ma se rimanesse solo l’AI e ci risparmiassimo i costi degli impiegati?! Da quel momento l’AI ci è sembrata molto meno innocua. Secondo Consumers’ Forum, che rielabora i dati del tracker internazionale AI Layoffs, negli ultimi tre anni circa 425 mila lavoratori hanno perso il posto per cause direttamente o indirettamente collegate all’intelligenza artificiale; oltre 142 mila solo in Europa. Certo, non si tratta di una statistica ufficiale quindi non partiamo in quarta con il necrologio del lavoro umano, ma certo la tendenza è evidente: sempre più imprese dichiarano apertamente di utilizzare l’AI non solo per aumentare la produttività, ma anche per ridurre gli organici.
Qualche esempio
E anche loro, guarda un po’, non si nascondono nemmeno più. Klarna ha spiegato che il proprio assistente basato sull’intelligenza artificiale è arrivato a svolgere il lavoro di circa 700 operatori del servizio clienti. Amazon ha avvertito i dipendenti che l’adozione sempre più estesa dell’AI porterà, nei prossimi anni, ad avere meno personale negli uffici. Shopify ha chiesto ai propri manager di dimostrare che un’attività non possa essere svolta dall’intelligenza artificiale prima di autorizzare nuove assunzioni. Duolingo ha annunciato di voler diventare una società “AI first”, sostituendo via via parte del lavorodei collaboratori esterni.
Attenzione, però. Sempre più esperti fanno notare che l’AI rischia di diventare anche un ottimo alibi. Alcune aziende la indicano come causa dei licenziamenti quando, in realtà, stanno semplicemente portando avanti piani di ristrutturazione già previsti. In altre parole, il direttore del personale cambia la storiella, ma il foglio Excel dei tagli resta lo stesso. Un’analisi pubblicata da Harvard Business Review invita a distinguere tra i posti realmente sostituiti dall’AI e quelli eliminati per ragioni economiche o organizzative “attribuiti” all’intelligenza artificiale.
Vero è che per ora l’intelligenza artificiale ancora non si infila sotto un lavandino per riparare un tubo, non sale sul tetto a spostare le tegole sotto il sole di luglio (e nemmeno quello di dicembre) e non monta la cucina con la brugola. Però per i lavori da ufficio l’aria sta veramente cambiando: figlia dell’informatica e del digitale, l’AI adora tutto quello che a che fare con i computer. Email, report, traduzioni, documenti, presentazioni: prendere informazioni, rielaborarle e restituirle masticate sembra metterla davvero a suo agio. Sarà per questo che ci risponde sempre così felice ed educata!
Chi rischia di più
Secondo l’International Labour Organization circa il 25% dell’occupazione mondiale è esposto agli effetti dell’intelligenza artificiale generativa; nei Paesi ad alto reddito la quota sale addirittura al 34%. “Esposto” non significa automaticamente “licenziato”, ma certo implica che qualcosa sta cambiando e le macchine, si sa, si adattano molto più in fretta di noi nipotini di Darwin. Il personale più a rischio? amministrativi, operatori dei call center, addetti bancari e postali, cassieri, traduttori e, più in generale, tutte le professioni caratterizzate da attività ripetitive e digitalizzabili.
Certo, se siete degli smanettoni in grado di dominare l’AI, viceversa, avete un lavoro sicuro che vi aspetta. Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% in un solo anno. Gli annunci di lavoro che richiedono competenze specifiche sull’intelligenza artificiale sono aumentati del 93%. Peccato che se oggi perdi il posto in un call center difficilmente domani ti risvegli ingegnere del machine learning.
A tutto questo si aggiunge anche la bolletta della luce. L’International Energy Agency prevede infatti che il consumo elettrico dei data center passerà da 415 a 945 terawattora entro il 2030. L’intelligenza artificiale non chiede ferie, non va in malattia e non sciopera. Però, in compenso, consuma elettricità come una piccola nazione. Viste le condizioni dei nostri impianti elettrici potremmo anche dire che siamo in una botte di ferro, ma insomma… l’antifona l’abbiamo capita. Se una volta le mamme ci dicevano studia che trovi un lavoro, adesso devono dire: studia che diventi ingegnere informatico, oppure studia che ancora la pizza la facciamo meglio con le mani.









