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Sarà il caldo, ma qualcuno s’è inventato un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione

Un'altra app per chi non ha niente da fare e vuole comunicare alla velocità di un uccello...
17 Luglio 2026

Raga, sarà il caldo, sarà la fine del mondo, sarà saturo il mercato delle app o che davvero la gente non sa più che ca**o inventarsi. Fatto sta che hanno messo sul mercato una app che recapita messaggi nel tempo che ci metterebbe un piccione viaggiatore. Giuro, non ho né fumato, né bevuto. Non possiamo sapere invece in quali condizioni fosse Logan Mendelsohn quando ha inventato Roost.

Che cos’è Roost

Come funziona? Tu devi spedire un messaggio. Se facessi un sms o un Whatsapp o un Telegram dopo mezzo secondo il tuo destinatario riceverebbe la notifica sul telefono e potrebbe leggerlo. Con Roost no. Con Roost riscopri il piacere di aspettare e far aspettare, perché affidi il tuo messaggio a un volatile digitale: tendenzialmente un piccione, ma anche un altro pennuto della “flotta” virtuale, che si fa carico del testo e… flap flap, parte. Il messaggio (comunque virtuale) verrà consegnato nello stesso tempo che ci metterebbe il piccione vero ad arrivare a destinazione. E tu che non hai un ca**o da fare puoi seguirlo letteralmente sullo schermo mentre attraversa città, Paesi, continenti… e arriva finalmente a destinazione.

Praticamente, la rivincita di Povia vent’anni dopo. Ve lo ricordate quanto abbiamo perculato il nostro simpatico concittadino (Povia è nato a Milano nel 1972, lo sapevate?) quando nel 2006 andò a Sanremo a cantare “Vorrei avere il becco” immaginando di essere un piccione monogamo? Ecco, adesso c’è anche l’app per immaginare di essere un piccione, rob de matt!

Come detto, il tempo di consegna del messaggio dipende dalla distanza tra mittente e destinatario e dalla velocità che avrebbe impiegato un volatile in penne e ossa a percorrerla. Se la persona a cui scrivete è a pochi isolati da voi, il messaggio arriva in qualche minuto. Se invece vive a Berlino, Catanzaro o Coimbra, dovete armarvi di santa pazienza perché il vostro testo potrebbe metterci giorni.

Ne avevamo bisogno?

Ma non facevamo prima a riscoprire le lettere? O a cercare un vero addestratore di piccioni viaggiatori? Ovviamente no, perché Roost ti vede anche l’experience e lo storytelling. L’app non si limita a rallentare i messaggi e a procurarti un viaggio virtuale. Eh eh, troppo easy… No, quando usi Roost devi comporre la propria squadra di uccelli messaggeri, scegliere le specie, allenarle, tenerle in forma e migliorarne le prestazioni attraverso brevi mini giochi. Insomma: ti devi meritare di comunicare “Ci vediamo alle otto?”.

Vedetela così. È un po’ la rivincita dei romantici contro il text bombing. Prima di premere invio, devi pensare molto bene a quello che hai scritto. E una volta che lo hai inviato, non devi stare a controllare costantemente il telefono, perché sai che c’è un tempo di consegna e un tempo di risposta. Quasi una cura all’ansia da ghosting e da spunta blu. L’attesa torna a essere parte integrante della comunicazione e della vita.

Noi ci scherziamo, ma Roost ha generato anche un piccolo fenomeno linguistico. Molti utenti, invece di usare abbreviazioni, emoji e messaggi telegrafici, hanno iniziato a scriversi come se fossero aristocratici d’altri tempi con troppo tempo libero. Niente “arrivo”, niente “lol”, niente faccine: spazio a formule solenni, annunci pomposi, dichiarazioni in stile Downton Abbey. Se il messaggio deve metterci ore o giorni, tanto vale farlo sembrare una pergamena.

Il fenomeno è diventato virale soprattutto grazie agli screenshot condivisi sui social, in particolare su Threads. C’è chi usa Roost per organizzare un weekend come fosse una spedizione epica, chi annuncia una cena come un editto reale, chi trasforma una semplice il padel del venerdì in una sfida lancia in resta. Tutto perfettamente inutile, quindi perfettamente Anni Venti. Del Duemila. Roost sembra nascere proprio nella zona grigia fra la possibilità di inventarsi tutto e non avere più nulla da inventare, fra la possibilità del tutto e subito e l’ansia che genera la bulimia di contenuti. Basterebbe spegnere il telefono. E invece, scarichiamo un’altra app.

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