Milano vuole strade a priorità ciclabile e i primi candidati ad accoglierle sono i controviali. Scunfund’ mia: non si tratta di nuove piste ciclabili (che peraltro, dove contrassegnate solo con la riga, vengono spesso bellamente invase) e non escludono auto e moto. Le “strade urbane ciclabili” sono carreggiate condivise dove il traffico deve adattarsi alle esigenze delle bici: limite massimo di 30 km/h, possibilità per i ciclisti di occupare anche il centro della carreggiata e quindi più prudenza necessaria da parte di chi guida altri mezzi. Aspettate a sgranare il rosario dei bestemmioni da automobilista incazzoso perché non sono ancora realtà, anche se Palazzo Marino vorrebbe cominciare a realizzarle – visto che la possibilità esiste dal 2020 – a partire dai controviali.
I dettagli del project
L’obiettivo è indicato anche in Möves, le Linee guida per la mobilità attiva approvate dalla Giunta comunale a novembre dell’anno scorso. In pratica, che cosa dicono? Che se aumentano le strade a velocità moderata, aumenta la ciclabilità diffusa e la città rischia di stare meglio.
Le strade urbane ciclabili non sono un’invenzione milanese, quindi non affrettatevi a dare la colpa a Sala come sempre. Sono entrate nel Codice della strada nel 2020, con l’articolo 49, comma 5-ter, del celeberrimo (o famigerato) decreto Semplificazioni. La norma aveva aggiunto all’articolo 2 del Codice la categoria “E-bis”, definita allora come “strada urbana a carreggiata unica, dotata di marciapiedi e banchine pavimentate, con limite non superiore a 30 chilometri orari, segnaletica dedicata e priorità per le biciclette”. Nel 2024 la legge 177, all’articolo 15, ha semplificato la semplificazione: via i marciapiedi, le banchine e la segnaletica orizzontale, bastano una carreggiata unica, il limite di 30 km/h e la segnaletica verticale.
Il testo del 2020 obbligava gli altri veicoli a dare la precedenza alle biciclette ma l’articolo 145 della legge 177 ha stabilito poi che gli automobilisti devono solo prestare “particolare attenzione” a pedoni e ciclisti, sempre nel rispetto delle normali regole della precedenza. Quindi le bici non passano più automaticamente per prime a ogni incrocio.
Rimane invece la possibilità per i ciclisti che percorrono le strade urbane ciclabili di occupare qualunque posizione sulla carreggiata, senza essere obbligati a rimanere a destra. Vi siete già attaccati al clacson, ci scommettiamo… Ma occhio: se li volete superare avete l’obbligo di mantenere una distanza laterale adeguata: almeno un metro e mezzo quando possibile. Peraltro quest’ultima regola vale ormai su tutte le strade, non soltanto su quelle classificate E-bis.
Dove si troveranno
Ma come mai se la norma esiste dal 2020 non se n’è fatto nulla finora? A rallentare l’applicazione è stata soprattutto la segnaletica verticale per la quale – molto all’italiana – non è stata prevista una regolamentazione specifica. Però la soluzione sarebbe vicina e a Milano potrebbero finalmente partire le sperimentazioni a partire dai controviali, dove già passano meno auto e, fra parcheggi e dissuasori, gli automobilisti non possano sfogare tutte le loro frustrazioni.
Da dove si comincia? In pole position ci sono i controviali di Corso Sempione, viale Certosa, viale Fulvio Testi, viale Campania e viale Molise. La Consulta propone di valutare anche alcune strade di quartiere, soprattutto vicino a scuole, parchi e spazi frequentati da bambini e anziani. Certo, non possiamo sperare che qualche cartello salvi i ciclisti. Per questo le linee guida Möves prevedono anche strettoie, chicane e i famosi cuscini berlinesi.
Ovviamente, perché tutto funzioni al meglio bisogna mandare pedoni, ciclisti e automobilisti milanesi in gita in Olanda o a Berlino. Basta una settimana da quelle parti per capire che andare in bici è comodo, possibile e utile a patto che tutti stiano ai patti.









