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Cos’è ‘sta storia che se bevi il caffé espresso amaro sei psicopatico

Uno studio del 2015 dell'Università di Innsbruck ha scovato una correlazione tra preferenze per i gusti amari e psicopatia. Ma meglio non crederci troppo.

Puntualmente sull’Internet spunta un qualche inquietante studio pronto a dimostrare che chi beve il caffé espresso amaro sia fondamentalmente uno psicopatico. E pure sadico. Fortuna che noi a ‘sti studi ci crediamo fino ad un certo punto, altrimenti dovremmo tutti cominciare a guardarci malissimo ogni volta che al bancone del bar qualcuno ordina un coffee senza dotarsi di bustine dello zucchero; o andare in panico se il collega alla macchinetta seleziona “zero zucchero” prima di pigiare il tasto “espresso”. Figa che ansia.

Lo studio che ogni anno dal 2015 torna alla ribalta arriva dall’Università di Innsbruck, in Austria: i doc avevano rilevato una correlazione tra le preferenze per il caffè nero e tratti della personalità sadici o psicopatici. Lo studio, pubblicato sulla rivista Appetite, argomentava con le interviste a mille adulti bevitori di caffé, che sostennero quattro diversi test della personalità utili a valutare tratti come narcisismo, psicopatia, sadismo e aggressività. Gli esperti avevano prima di tutto scoperto che chi apprezza il caffè macchiato o addolcito dallo zucchero tende generalmente ad avere tratti della personalità più piacevoli, come simpatia, cooperazione e gentilezza. La correlazione più stretta è però venuta fuori tra i cibi amari (come ravanelli, acqua tonica e – chiaramente – caffé espresso amaro) e il sadismo quotidiano, o il piacere di infliggere moderati livelli di dolore agli altri. Vabbé dai, cazzata.

Non si capisce bene perché si perdano anni per fare ‘sti studi che servono giusto a piazzare titoloni da panico, ma che poi – sotto sotto – non dicono niente di particolare. Cioè, Charles Manson è stato arrestato perché hanno visto che beveva caffé amaro? Dai su. Gli stessi ricercatori hanno infatti chiarito che “amaro” è un termine estremamente soggettivo (ma va?) e che quindi questo potrebbe aver limitato lo studio. Inoltre non sono sicurissimi di cosa causi la correlazione tra gusti amari e tratti sgradevoli della personalità. Nel 2018 poi, tale Steven Meyers, professore di psicologia alla Roosevelt University di Chicago, ha approfondito lo studio per la rivista Health, in modo da esaminarne l’accuratezza. E volete sapere cosa è venuto fuori?

Meyers ha scoperto che lo studio del 2015 aveva trovato solo una “piccolissima associazione” tra il gusto per le cose amare e i tratti psicopatici. “I risultati devono essere interpretati con cautela – ha dichiarato il Mayers, con comprensibile scetticismo – I risultati dovrebbero essere replicati da altri prima di meritare un’attenzione diffusa”. Conclusione: è possibile che la passione per il caffè nero possa segnalare tendenze psicopatiche – mica diciamo di no – ma scappare via da chi non mette lo zucchero nella tazzina è un po’ too much. Come dice il Meyers, meglio prestare più attenzione a “come trattano te o il cameriere” rispetto a ciò che ordinano. E ci sembra onestamente un buon consiglio.

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