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A Milano c’è troppo squilibrio tra stipendi e affitti: per vivere sereni bisognerebbe guadagnare 2800 euro al mese

Giovani fuori di casa? Forse a 30 anni, perché qui i conti non tornano e le famiglie si stressano.
21 Aprile 2026

Sei un/a Milanese fra i 50 e i 60 e ti stai chiedendo quando c**** i tuoi figli già adulti si leveranno dai cogl****?! Brutte notizie, amici, perché se non ve ne foste accorti in città gli affitti viaggiano alla velocità del Frecciarossa e gli stipendi alla velocità del Passante la mattina che hai fretta. Non stiamo esagerando, anche se ci piacerebbe: qui è proprio questione di numeri di m****.

Vai con i dati peso

Le stanze singole ormai da un pezzo partono da 500-700 euro, mentre i monolocali viaggiano tranquillamente dai 900 al mese in sù, come riportato da elaborazioni basate su dati di Numbeo, Immobiliare.it e Il Sole 24 Ore. Adesso, mettiamoci di fianco lo stipendio medio di un under 35 – 1.600-1.800 euro netti al mese – e facciamo una bella sottrazione da seconda elementare: 1800 – 1000 = 800 per bollette, benzina / mezzi, spesa, vacanze e vita sociale… Non solo mettere da parte qualcosa non se ne parla, ma anche arrivare alla fine del mese in autonomia è un’impresa.

Quindi, per vivere sereni e senza sbatti finanziari, servirebbero circa 2.800 euro netti al mese (2.796). Ahahahahahahahahaha.

Il problema è doppio: gli affitti sono alti, ma soprattutto sono completamente scollegati dai redditi. Negli ultimi anni i prezzi delle case sono andati come una lepre e gli stipendi come una tartaruga, creando una forbice che non si chiude più e che rischia di fare parecchio male alla società. Infatti, che cosa succede? Che il giovane medio – tuo/a figlio/a – non può permettersi un appartamento da solo, e neanche in due spesso, e tu genitore te lo/a ritrovi in casa fino ai 30 anni almeno. Sc*glionato tu, sc*glionati loro, che lavorano ma non vivono come vogliono e se devono infrattarsi con il partner devono chiedere le chiavi a un amico ricco, oppure consultare il tuo calendar per sapere quando c’è la casa libera.

Ragazzi italiani Vs. ragazzi europei

Insomma, bella Milano, la adoriamo, ma uno non hai i soldi per pagare altro che il privilegio di starci. Vivendo a casa dei genitori fino a 30,1 anni (questa è la media). Sia chiaro, non sono i ragazzi italiani a essere “mammoni” o “bamboccioni”, visto che anche nel resto d’Europa ci sono situazioni simili, però basta guardare i Paesi del Nord per farsi cogliere dalla malinconia, se non proprio dall’incazzatura: Finlandia: uscita media a 21,4 anni; Danimarca: 21,7 anni; Svezia: 21,9. Cioè, quando il finlandese medio è già fuori casa da anni, con vita autonoma, forse pure un figlio o due, il milanese medio è ancora lì che chiede: “Ma, che hai fatto per cena?”

Ce la meniamo con questa storia della “capitale europea”, e infatti abbiamo i prezzi del Nord Europa ma gli stipendi del profondo Sud. Come fanno altrove? Easy: alzano gli stipendi e/o mettono in pratica politiche pubbliche che aiutano i giovani a uscire di casa con sussidi, housing sociale, supporti agli studenti. In Italia? Bonus ad minchiam.

Così tu lavori, fatturi, ti sbatti, chiudi il mutuo, sogni di viaggiare… e invece devi ancora occuparti delle appendici. E tocca anche consolarli, perché magari li hai convinti a studiare, a tener duro, a impegnarsi per un bel posto di lavoro… che poi viene pagato una miseria e non gli permette nemmeno di vivere come pare loro. Laureati incastrati e genitori ammortizzatori.

Comunque, evidentemente a molti va bene così, visto che Milano continua a vendersi come “città delle opportunità” e ad attirare studenti e giovani laureati. Diciamo che il “sogno milanese” è passato dall’attico al monolocale e quando i ragazzi dicono “Mamma, esco”, i genitori corrono alla porta sperando: “Per sempre?!”

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