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Milano lancia Möves, il piano per creare 565 km di piste ciclabili e 200 piazze pedonali

Lo hanno presentato a Palazzo Marino il Mayor Giuseppe Sala e gli assessori, e il senso è abbastanza chiaro: meno auto in giro, più spazio per chi si muove a piedi o in bici.
17 Aprile 2026

A Milano stanno provando a mettere un po’ d’ordine nel caos quotidiano degli spostamenti. Si chiama Möves ed è il nuovo piano del Comune per rendere la città più facile da vivere, soprattutto quando devi andare da un punto A a un punto B senza impazzire.

Lo hanno presentato a Palazzo Marino il Mayor Giuseppe Sala e gli assessori, e il senso è abbastanza chiaro: meno auto in giro, più spazio per chi si muove a piedi o in bici. Detto così sembra una frase fatta, ma qui l’idea è farlo in modo strutturato.

Möves: cosa significa

Proviamo a dirvela semplice. Möves è un piano che mette insieme tutto quello che riguarda la mobilità “più leggera”: bici, pedoni, sicurezza, spazi pubblici. Nasce anche da un sacco di input raccolti in città per migliorare la qualità della vita partendo da una cosa molto concreta: come ti muovi ogni giorno.

Meno traffico vuol dire meno stress, meno tempo buttato e una città che gira meglio. Anche i mezzi pubblici, di riflesso, funzionano meglio.

Più piste ciclabili

Una delle parti più importanti di Möves riguarda le bici. Il piano prevede una rete ciclabile di 565 chilometri. Sì, tanti.

Una parte è già fatta, circa il 46% della rete principale, ma chi usa la bici lo sa: spesso sono pezzi scollegati, che iniziano e finiscono senza senso. Qui l’idea è sistemare proprio quello, cioè rendere i percorsi continui e utilizzabili.

Ci sono già diversi tratti ben avviati, tipo Navigli, Buenos Aires o zona Garibaldi. Intanto stanno andando avanti i lavori sulla circonvallazione nord-ovest (zona Ghisolfa–Zavattari) e in via Boifava.

A breve partirà anche il collegamento tra Porta Romana e i Navigli, mentre piazzale Dateo — che oggi è un mezzo incubo — avrà un semaforo dedicato per rendere il passaggio più lineare.

Oltre alle piste, si parla anche di cose molto pratiche: più parcheggi per bici, più sharing e collegamenti migliori con metro e mezzi.

Anche a piedi: meno sbatti, più spazio

C’è tutta una parte dedicata a chi si muove a piedi. Il piano prevede di mettere mano a 194 spazi pubblici e a più di 400 chilometri di percorsi pedonali. Ergo, marciapiedi più larghi, attraversamenti più sicuri e percorsi più continui tra quartieri.

Un focus importante sono le scuole, con oltre 100 aree dove intervenire per rendere gli spostamenti più sicuri per bambini e famiglie. Alcuni lavori sono già partiti, tipo in zona Porta Romana, piazza 25 Aprile o quartieri come Gorla e Rubattino.

Sicurezza: meno velocità, meno rischi

Qui il concetto è molto diretto: se le macchine vanno più piano, succedono meno incidenti (e meno gravi). Per questo il piano prevede cose tipo dossi, paletti per proteggere i marciapiedi e interventi mirati in circa 25 zone della città dove il traffico va “calmato”.

A 30 km/h, in caso di incidente, le probabilità di salvarsi sono molto più alte rispetto ai 50. Non serve essere esperti per capire che fa una bella differenza.

Poi c’è la parte che interessa un po’ a tutti: il tempo.

Nelle ore di punta, spesso la bici è più veloce della macchina. E meno traffico vuol dire anche meno coda, meno casino e mezzi pubblici più efficienti. In più c’è tutto il tema salute: muoversi di più, anche solo 20 minuti al giorno in bici, ha effetti concreti. E sì, si risparmia anche qualcosa.

E se a Milano nascesse una Bicipolitana? Il progetto c’è

Uno studente delle superiore ha ideato la bicipolitana milanese o REC (Rete espressa ciclabile). Un progetto che già esiste a Bologna, Pesaro e Rimini.
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Möves Milano: una promessa concreta

Il Comune presenta Möves come un piano concreto, con “145 pagine di cose da fare”, quindi non solo teoria.

Sulla mobilità stiamo facendo quello che abbiamo detto in campagna elettorale — ha detto Sala — e sono sicuro che anche la prossima campagna elettorale vedrà un confronto su questi temi. I milanesi devono ingaggiare i candidati per capire che idea hanno su questo, perché da qui passa molto del futuro della città”.

Che ne pensate?

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