A Milano non si parla d’altro che del bordel*o che ‘sta succedendo sul ponte della Ghisolfa, dove nella notte tra il 7 e l’8 aprile è partito il cantiere della nuova ciclabile. Che sta avendo parecchie conseguenze: code chilometriche, clacson a manetta e gente piena rasa già alle 8:30.
Cosa sta succedendo
Il primo impatto è stato abbastanza strong: carreggiata ridotta all’improvviso da via Delfico verso piazzale Lugano e flusso completamente rallentato. La fase iniziale dei lavori durerà circa sei settimane e, al momento, il cantiere occupa parecchio spazio per garantire la sicurezza degli operai.
Dal Comune fanno sapere che già dall’inizio della prossima settimana l’area verrà ridimensionata, con il ritorno alle due corsie per senso di marcia. Nel frattempo, però, chi passa di lì sa bene com’è la situa: traffico paralizzato e margini di manovra ridotti al minimo.
Il tema più delicato riguarda proprio la sicurezza: con le auto ferme e incolonnate, il passaggio di ambulanze o mezzi di soccorso diventa complicato. E lì la questione smette di essere solo un disagio e diventa qualcosa di più serio.
Ciclabile Ghisolfa: dubbi su sicurezza e utilità
Oltre al traffico, il progetto accende diverse discussioni anche sul fronte sicurezza e reale utilizzo.
“La ciclabile non è giustificata da studi sui flussi — spiega Enrico Bonizzoli, esperto di sicurezza stradale, interpellato da Il Giornale — perché di ciclisti da queste parti se ne vedono pochi. Non solo, il ponte è molto ripido e non tutti sono in grado di affrontarlo pedalando. E allora perché quest’opera? Ma il nodo principale riguarda la sicurezza: il cordolo in cemento è un pericolo per moto e motorini e impedisce ai mezzi di soccorso di passare in caso di ingorgo”.
Il punto critico è proprio quel cordolo: da un lato protegge la pista ciclabile, dall’altro rischia di diventare un ostacolo per chi viaggia su due ruote e per eventuali interventi d’emergenza.
Perché la ciclabile non è sul marciapiede
Una delle domande più frequenti è: ma sul marciapiede non si poteva fare?
Dall’assessorato alla Mobilità la risposta è abbastanza tecnica: lo spazio disponibile non è sufficiente, soprattutto considerando che le ciclabili sulle strade di scorrimento devono prevedere il doppio senso di marcia.
Altro tema caldo è la larghezza: la pista misura circa 1,30 metri, mentre il Codice della Strada indica 1,50 metri come riferimento. Dal Comune spiegano che, su infrastrutture già esistenti, è possibile derogare a queste misure.
“L’opera è stata finanziata con i fondi Pnrr — spiegano dall’assessorato alla Mobilità — quindi è a norma”.
L’utilità della ciclabile
Marco Granelli, Assessore alle Opere pubbliche, Cura del territorio, Protezione civile, ha spiegato in un post su Facebook l’importanza di questa ciclabile. “Si lavora di notte sul ponte della Ghisolfa per realizzare la nuova ciclabile che permetterà di passare da un lato all’altro delle ferrovie in completa sicurezza. Sono infatti tanti i ciclisti che passano di lì, tra piazzale Lugano alla Bovisa a Mac Mahon alla Cagnola, percorrendo 900 metri di cavalcavia, per transitare tra il Municipio 8 e 9, un passaggio obbligato” ha scritto. “Un intervento importante, complesso, necessario, che porterà più sicurezza stradale per i ciclisti e per tutti gli utenti della strada“.

I prossimi lavori: Monte Ceneri e linea 90-91
Il progetto va oltre la Ghisolfa. La seconda fase interesserà viale Monte Ceneri, con un intervento ancora più impattante: la linea filoviaria 90-91 è stata spostata proprio per fare spazio alla nuova pista ciclabile.
Qui il percorso sarà interrotto da diverse intersezioni con le vie laterali, altro elemento che fa discutere. Il costo complessivo dell’opera si aggira intorno ai 2,5 milioni di euro.
Nel dettaglio, i lavori porteranno alla realizzazione di due ciclabili monodirezionali protette da cordoli tra via Mac Mahon e piazzale Lugano, in entrambe le direzioni, con una larghezza intorno al metro e mezzo. La timeline? Circa un anno di lavori complessivi, come spiegato prima di Pasqua dall’assessore alle Opere pubbliche Marco Granelli.
La direzione è chiara: più spazio alle bici, meno alle auto. Una scelta in linea con le grandi città europee e con il trend della mobilità sostenibile.
La sensazione, per chi vive e si muove ogni giorno da queste parti, è quella classica: progetto ambizioso, execution un filo più complicata. Che ne pensate?









