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Il macello di Roccaraso è colpa nostra che stiamo in fissa con gli influencer

Dopo il casino del 26 gennaio, è partita la controffensiva.

Avete letto – no? – del casino di Roccaraso?

Brief al volo: domenica 26 gennaio a Roccaraso, in provincia dell’Aquila, in Abruzzo, c’è stata un’invasione clamorosa di turisti, oltre 10mila persone provenienti da Napoli e dintorni. Per chi non lo sapesse, Roccaraso è un comune a 1236 metri di altezza e che oggi conta 1.491 residenti, ed è anche il più grande comprensorio sciistico del Centro-sud Italia, pieno così di alberghi, strutture sportive e moderne costruzioni. Quindi ok turismo, ma anche meno. L’overtourism del 26 gennaio è stato spiegato dal sindaco Francesco Di Donato così: “Succede che agenzie campane spingano per viaggi mordi e fuggi a Roccaraso, con l’aiuto di influencer, e si creano caos indicibili perché tocchiamo numeri ingestibili”. Cioè, propongono pacchetti-viaggio low coast, a 20-30 euro a persona con colazione al sacco inclusa e partenza da Napoli.

Raga, roba da centinaia di pullman.

Tra questi influencer c’è anche tale Rita De Crescenzo, che nei giorni precedenti aveva pubblicato contenuti in cui esaltava Roccaraso e le sue bellezze, scatenando una vera e propria corsa verso l’Abruzzo tra i sui seguaci.

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decrescenzo.r

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E così, in sbattimento totale dopo l’esperienza del 26, ieri domenica 2 febbraio a Roccaraso è partita la controffensiva. Un botto di locali di Roccaraso hanno deciso di chiudere per non essere presi d’assalto da turisti a volte in cerca solamente di un bagno. Molti dei turisti “tradizionali” hanno deciso di mollare il colpo, e di posticipare la vacanza. “Davanti alle immagini di quella folla, della sporcizia, dei video sui social, i nostri ospiti si sono spaventati e hanno di disdetto le stanze, un vero danno, non era mai successo” dicono a Repubblica quelli dell’Hotel riccio, alle porte di Roccaraso. Il Prefetto de L’Aquila ha imposto un massimo di 100 bus turistici, per gestire al meglio il flusso turistico.

Una difesa che ha dato i suoi frutti: l’invasione dei pullman alla fine non c’è stata, ne sono arrivati giusto 40 che rispetto ai 250 di una settimana prima è ben poca cosa. Tre bus che erano diretti a Roccaraso sono stati rimandati indietro dopo il filtro alla “dogana” di Castel di Sangro, perché non avevano l’autorizzazione. Tra gli avvenimenti degni di nota, lo scaz*o un tiktoker napoletano, tale Anthony Sansone, sia contro il sindaco Di Donato, che contro il deputato campano di Avs, Francesco Borrelli. “C’avete buttato una ‘zeppata’, facendo capire che il popolo di Napoli è un popolo di ignoranti e di schifosi e non è così, abbiamo portato qui 200 mila euro. Potete chiedere scusa al popolo napoletano?” ha attaccato il tiktoker.

“Noi amiamo Napoli – ha risposto il sindaco – questa comunità è legata a Napoli e alla Campania ed è diventata grande grazie alla Campania. C’è bisogno naturalmente di rispetto nei confronti del territorio. Perché ti devo chiedere scusa? Non ti ho offeso. Vi vogliamo bene, forza Napoli e viva Napoli”. Poi è stata la volta di Borrelli, che l’ha toccata pianissimo. “Vergognatevi. Noi siamo la Napoli di Sophia Loren, di De Filippo e non della camorra e della criminalità”. E Sansone: “Noi influencer siamo realtà. Io sono pulito e mi sono realizzato e non possono etichettare tutta Napoli così”.

Insomma, livello altissimo.

Di chi è la colpa di ‘sto casino

Quando diciamo che è “colpa nostra”, intendiamo dire che un botto di italiani stanno in fissa con gli influencer, come ha dichiarato a Vanity Fair Claudio Burchi, executive director per l’Italia di Pulse Advertising, promotore, in collaborazione con Eumetra, dell’Osservatorio InSIdE dedicato all’analisi dei comportamenti degli utenti influenzati dai social media e dai suoi creatori di contenuti. In pratica 29 milioni di italiani seguono almeno un influencer e più del 67% si fida molto dei consigli degli influencer che segue quando danno suggerimenti su viaggi e tempo libero. That’s it.

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