Andare al mare in Italia continua a essere uno dei grandi classici dell’estate. Peccato che, anno dopo anno, il conto assomigli sempre meno a quello di una vacanza rilassante e sempre più a una rata del mutuo.
Secondo l’ultima indagine di Altroconsumo, nell’estate 2026 i prezzi degli stabilimenti balneari sono aumentati in media del 6% rispetto al 2025. Se invece si guarda agli ultimi cinque anni, il rincaro arriva addirittura al 24%. Ce lo aspettavamo? Ce lo aspettavamo.
Per capirci: una settimana con ombrellone e due lettini costava in media 182 euro nel 2021. Oggi la stessa sistemazione arriva a 225 euro. WTF!!!
Quanto ci costa la spiaggia nell’estate 2026
Come ogni anno, Altroconsumo ha contattato in forma anonima 222 stabilimenti balneari distribuiti in dieci località italiane, chiedendo il prezzo per una settimana di mare dal 2 all’8 agosto con ombrellone e due lettini.
Le destinazioni analizzate sono Lignano, Alassio, Rimini, Gallipoli, Alghero, Palinuro, Viareggio, Senigallia, Taormina e Giardini Naxos, oltre ad Anzio.
Il risultato? Ovunque si spende più dell’anno scorso, con alcune località che hanno registrato aumenti decisamente più pesanti della media.
A guidare la classifica dei rincari troviamo Taormina e Giardini Naxos, dove i prezzi sono cresciuti del 16% rispetto al 2025. Seguono Alghero con un +14% e Gallipoli con un +10%.

Le spiagge più care d’Italia: la classifica
Se si considerano le prime quattro file degli stabilimenti, la graduatoria delle località più costose vede ancora una volta in testa Alassio.
Ecco quanto costa mediamente una settimana con ombrellone e due lettini:
- Alassio: 340 euro
- Gallipoli: 324 euro
- Alghero: 274 euro
- Taormina e Giardini Naxos: 237 euro
- Viareggio: 232 euro
- Palinuro: 188 euro
- Anzio: 179 euro
- Senigallia: 159 euro
- Rimini: 158 euro
- Lignano Sabbiadoro: 157 euro
Tra la località più cara e quella più economica ci sono quasi 200 euro di differenza. Una cifra che, quando si organizza una vacanza per tutta la famiglia, inizia a pesare parecchio sul budget.
Alassio queen dei prezzi
Il primato di spiaggia più costosa d’Italia rimane saldamente nelle mani di Alassio.
Qui una settimana in prima fila costa in media 368 euro. La seconda fila scende a 346 euro, la terza a 330 euro, mentre dalla quarta fila in poi servono comunque 314 euro.
Il dato curioso è che rispetto al 2025 i prezzi sono rimasti invariati. Del resto, quando si parte già dai livelli più alti della penisola, trovare ulteriore spazio di manovra diventa complicato.
Lignano è la meta più conveniente
All’estremo opposto della classifica troviamo Lignano Sabbiadoro.
Qui una settimana in prima fila costa mediamente 164 euro, meno della metà rispetto ad Alassio. La seconda fila scende a 159 euro, la terza a 154 euro e dalla quarta in poi si arriva a 141 euro. Insomma, scegliere la località giusta può fare una differenza enorme sul conto finale delle vacanze.

Anche la fila conta
Chi sogna il mare a pochi passi dal lettino dovrà mettere in conto una spesa maggiore.
Secondo i dati raccolti da Altroconsumo, una settimana in prima fila costa mediamente 238 euro. La seconda fila scende a 229 euro, la terza a 219 euro, mentre dalla quarta in avanti si arriva a circa 210 euro.
Una differenza che può sembrare limitata sulla singola prenotazione ma che, sommata a viaggio, alloggio, ristoranti e aperitivi vista tramonto, contribuisce a far lievitare rapidamente il budget.
Spiaggia libera, scelta obbligata
Con i prezzi degli stabilimenti in continua crescita, la spiaggia libera continua a rappresentare l’alternativa più accessibile per una parte importante degli italiani.
Secondo il sondaggio realizzato da Altroconsumo su un campione rappresentativo di 1.058 persone tra i 18 e i 74 anni, il 35% preferisce la spiaggia libera, mentre il 37% sceglie stabilimenti attrezzati o spiagge a pagamento con servizi.
Chi opta per il lido lo fa soprattutto per la comodità delle attrezzature e dei servizi disponibili. Chi invece sceglie la spiaggia libera indica come motivazioni principali il risparmio economico e la possibilità di cambiare posto ogni giorno senza vincoli.
Il problema? Gli spazi gratuiti continuano a ridursi in molte località italiane.
Il caso Spotorno
Tra le poche eccezioni spicca Spotorno, in provincia di Savona.
L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mattia Fiorini ha infatti aumentato la quota di spiagge libere garantendo comunque servizi essenziali come pulizia, salvataggio, docce e bagni.
I costi vengono coperti grazie alle entrate generate dai chioschi presenti sulle aree in concessione, permettendo ai cittadini di usufruire dei servizi senza spese aggiuntive. Un modello che, almeno per ora, resta piuttosto raro lungo le coste italiane.
Concessioni balneari: serve più concorrenza
L’indagine ha analizzato anche l’opinione dei cittadini sul tema delle concessioni balneari.
Tra coloro che conoscono la questione, il 63% ritiene che una riforma del sistema dovrebbe contribuire a ridurre i prezzi. Inoltre, una persona su due si dichiara favorevole a un ricambio periodico e trasparente nella gestione degli stabilimenti.
Intanto l’estate 2026 è già partita con una certezza: tra ombrelloni, lettini e prime file, il sole continua a essere gratuito. Tutto il resto, invece, costa ogni anno un po’ di più.









