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E comunque il 60% dei lavoratori si è dimesso (o vorrebbe farlo) per colpa di un capo stron*o

Altro che stipendio: per molti lavoratori il vero motivo per cui si cambia azienda ha un nome e un cognome
18 Giugno 2026

Quando qualcuno lascia un lavoro, la prima domanda che gira in ufficio è quasi sempre la stessa: “Gli avranno offerto più soldi?“. A volte sì. Molto più spesso, però, il problema non è il lavoro. È chi ti ritrovi sopra nella gerarchia.

Quel capo che cambia idea ogni tre minuti, si prende i meriti del team, trasforma qualsiasi attività in un’emergenza nazionale e riesce a rendere pesante perfino una pausa caffè. Quello che ti manda una mail alle 17.50 per dirti che c’è una “riunione urgente“.

Ora c’è anche un sondaggio a confermarlo. Secondo una ricerca realizzata da LiveCareer in diversi Paesi europei, quasi una persona su cinque ha lasciato il proprio lavoro a causa del manager. E il dato diventa ancora più impressionante se si allarga lo sguardo: il 60% degli intervistati dichiara di essersi dimesso oppure di aver seriamente pensato di farlo per colpa di un cattivo capo.

Il capo tossico è molto più diffuso di quanto pensiamo

La cosa interessante è che il fenomeno viene percepito come tutt’altro che raro.

Tre dipendenti su quattro ritengono infatti che i manager tossici siano una presenza abituale negli ambienti di lavoro. Per qualcuno addirittura inevitabile. Insomma, il capo problematico non viene visto come l’eccezione sfortunata che capita una volta nella carriera. Per molti è semplicemente parte del pacchetto.

Che poi quando si parla di cattiva leadership si pensa subito all’urlo in riunione o alla sfuriata davanti a tutti. In realtà i comportamenti che irritano di più sono spesso molto più quotidiani.

Secondo il sondaggio, tra gli atteggiamenti più frequenti ci sono il favoritismo verso alcune persone del team, la tendenza ad appropriarsi dei risultati degli altri, il continuo cambio delle regole durante il lavoro e la totale incapacità di assumersi responsabilità quando qualcosa va storto.

Poi ci sono i grandi classici dell’ufficio moderno: il micromanagement, l’ossessione per il controllo, l’idea che ogni email sia urgente e la convinzione che stress e burnout siano semplicemente una questione di carattere.

Una combinazione che, giorno dopo giorno, riesce a trasformare anche il lavoro più interessante in una fonte di frustrazione.

Costa caro anche alle aziende

Molti pensano che una cattiva gestione riguardi esclusivamente il rapporto tra manager e dipendenti.

I numeri raccontano altro. Dove la leadership funziona male aumentano conflitti interni, tensioni tra colleghi, calo della motivazione e turnover. Crescono anche stress, ansia e burnout, mentre gli obiettivi aziendali diventano più difficili da raggiungere. In pratica, il capo tossico non danneggia soltanto chi lavora con lui. Finisce per danneggiare l’intera organizzazione.

Eppure… i capi tossici continuano a fare carriera

Qui arriva forse il dato più sorprendente.

Quasi la metà dei lavoratori intervistati sostiene di aver visto manager problematici venire promossi oppure restare tranquillamente al proprio posto senza conseguenze. Solo una piccola minoranza dichiara di aver assistito a reali percorsi di miglioramento o richiami efficaci da parte dell’azienda.

Ancora più significativo è un altro dato: il 66% degli intervistati è convinto che molte aziende siano disposte a tollerare un manager tossico purché continui a portare risultati.

Il messaggio percepito dai dipendenti diventa quindi piuttosto semplice: se fai numeri, tutto il resto passa in secondo piano.

Segnalare il problema? Naaa

A rendere il quadro ancora più complesso c’è il rapporto con le risorse umane.

Più della metà dei lavoratori coinvolti nella ricerca dichiara di non sentirsi al sicuro nel segnalare un manager problematico, temendo conseguenze negative sulla propria posizione professionale.

Ed è qui che nasce uno dei meccanismi più comuni negli uffici. Nessuno parla apertamente del problema. Le persone si lamentano tra colleghi. Si sfogano durante la pausa pranzo. Aggiornano LinkedIn. E alla fine se ne vanno, in silenzio. Che ne pensate?

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