Vacanze in arrivo e il solito sbatti: decidere dove andare per non trovarsi ammassati. Viaggio in Italia? Ok, ma per forza Roma, Firenze e Venezia a strisciare fra il sudore altrui? Bella la Grecia, eh… ma delle sue 227 isole abitate perché tornare sempre nella calca di Mykonos e Santorini? All’ennesimo selfie davanti a Colosseo, San Marco e golfo turchese con un milione di persone attorno qualcuno si è rotto le balle e ha deciso: basta overtourism, vai con l’undertourism. Perché è inutile raggiungere le mete più affascinanti del pianeta se poi, quando arrivi, ti sembra un gigantesco parco a tema di bassa lega. Quindi? semplice: basta andare da un’altra parte. Borghi dimenticati, paesi di provincia, vallate semi-sconosciute, soprattutto mete fuori dai radar di TikTok.
Il trend dell’undertourism
Fino a pochi anni fa “undertourism” era sinonimo di sfigato: si usava per indicare i luoghi colpiti da crisi economica e/o snobbati dai visitatori. Oggi, invece, la meta “undertourism” fa figo, perché vuol dire che decidi di evitare in partenza posti affollati e pieni di maranza. Lo fanno i viaggiatori che si organizzano da soli. Lo promuovono le agenzie che cercano di organizzare viaggi dove non ci sia il classico carnaio per i loro clienti. Lo pratica anche chi non ha problemi di cash, perché è inutile avere lo yacht superlusso se poi ti ritrovi circondato da altri yacht superlusso e non ti puoi fare i ca*** tuoi.
Il turismo di massa è insopportabile sin da quando qualcuno si è inventato le riviere, gli stabilimenti e gli ombrelloni tutti in fila… Figurarsi quando colpisce le città in cui si va non per svaccarsi al sole e basta, ma per vedere musei e monumenti! Ma che cosa vedi se passi tutto il tempo in fila?! Gli stessi cittadini e amministrazioni di posti come Barcellona si sono resi conto che i turisti portano cash, è vero, ma anche un bordello non indifferente su trasporti, acqua e qualità della vita. La Commissione Europea lo chiama “turismo sbilanciato”, forse perché assomiglia a una dieta sbilanciata: una bulimia di gente con bulimia di vedere le stesse cose, fare gli stessi selfie e postare le stesse frasette suggerite dall’AI.

D’altronde, anche noi che andiamo in ferie non siamo molto contenti di pagare tanto per sistemazioni pessime, cibo scadente, tempo di riposo buttato ad aspettare fra ascelle pezzate. Quindi? Le soluzioni sono almeno due, in tandem: scegliere periodi diversi dall’alta stagione (se puoi) per visitare i posti più gettonati e optare per mete più originali quando proprio in bassa stagione non si può viaggiare. Ogni Paese ha sicuramente luoghi alternativi e più autentici della propria capitale… sperando ovviamente che nessun influencer o travel blogger li abbia ancora scoperti, perché i social sono la fine della pace per molti posti.
I tour operator internazionali hanno iniziato a promuovere vere e proprie liste “Not Hot”: raccolte di destinazioni poco conosciute ma ugualmente fighissime, magari con la voglia di accogliere i turisti anziché spennarli e la possibilità di accoglierli senza farli sentire sardine in scatola. Il nuovo lusso, d’altronde, non è il beach club esclusivo: è un angolo di spiaggia in cui il vicino non sia troppo vicino e, soprattutto, non stia girando un reel motivazionale.
L’undertourism in Italia
In Italia questa spinta si prova a dare da tanti anni. Nel 2002, ad esempio, è nata l’associazione nazionale I Borghi più belli d’Italia, che valorizza piccole perle fuori dai circuiti più battuti. Poi si possono scoprire le vallate alpine lontane dagli impianti più famosi, le aree interne di Basilicata, Molise, Abruzzo, Puglia e Calabria: zone bellissime lontane dalle spiagge più celebri, in cui il problema non è la folla, semmai l’abbandono. Tra l’altro, visto che nessuno è profeta in patria, molti stranieri li stanno iniziando a scoprire prima di noi italiani.
Diciamolo prima di restare delusi: non troviamo esattamente tutto quello che troviamo nelle mete più battute, Glovo probabilmente non ci porterà il sushi alle 2 di notte e magari non ci sarà nemmeno il supermercato, il ristorante stellato e la pizzeria con sette tipi di farina… però, anche un po’ sticazzi, dai, se poi trovi il signor Battista che ti vende le marmellate fatte con la frutta delle sue piante e la signora Pia che ti snocciola le orecchiette a mano per pranzo.
Va da sé che l’amplificatore dei social è il nemico giurato dell’undertourism: facciamo che io sono un influencer e vado in un paradiso sperduto; se lo dico ai miei milioni di follower e anche solo una piccola percentuale di loro vorrà andarci il prossimo weekend, quel posto non rimane un paradiso a lungo e si trasforma piuttosto in un inferno, perché non sarà mai pronto ad accogliere tutte quelle persone, magari in auto o in pullman. Presente il bordello a Roccaraso? Che pure così sperduto non era, anzi.
Comunque, dopo anni di turismo compulsivo e place to be, questa è la via, cari Imbruttiti di Mandalor: trovare il posto di cui nessuno ha ancora parlato e la strada che nessuno ha ancora percorso. Certo, il rischio è quello di tornare un po’ meno imbruttiti e noi non siamo sicuri di volerlo correre, però potrebbe anche valerne la pena… che se poi vi mancano le code, c’è sempre la Tangenziale Est il venerdì pomeriggio.









