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Google ha chiesto ai suoi ingegneri di lavorare 12 ore al giorno per creare l’AI più figa

Sergey Brin, co-fondatore di Google, ha scritto una lettera ai suoi dipendenti: "Penso che 60 ore a settimana rappresentino il punto ottimale di produttività."

Oh, ma vi ricordate novembre 2022, quando OpenAI ha lanciato ChatGPT? Ebbene sì, da lì è partita la gara tra le big tech a chi ce l’ha più performing—l’IA, ovviamente. La Silicon Valley ha sentito odore di cash e le aziende si sono buttate dentro peggio dei Minions in fabbrica. Solo che c’è un piccolo dettaglio non proprio irrilevante: chi scrive i codici, testa i modelli e manda avanti la baracca? Gli ingegneri, ovvio. Peccato che lavorino a ritmi che neanche un rider in zona rossa.

Ecco perché Sergey Brin, co-fondatore di Google, ha deciso di scrivere una lettera che suona più come una chiamata alle armi: “Consiglio di essere in ufficio almeno ogni giorno feriale. Penso che 60 ore a settimana rappresentino il punto ottimale di produttività. La competizione ha accelerato i tempi e in questo momento stiamo facendo la corsa finale per l’AGI”. Tradotto? “Regaz, 60 ore a settimana sono il minimo sindacale se vogliamo portare a casa ‘sta roba”. In pratica, 12 ore al giorno per sviluppare Gemini, l’intelligenza artificiale made in Google, che deve recuperare il distacco su OpenAI e Microsoft.

Brin, che dopo il boom di ChatGPT è tornato in azienda, sta pushando i suoi ingegneri al massimo. Il messaggio è chiaro: rimanere indietro in questo settore significa floppare. E nel mentre, la concorrenza non sta certo a guardare. OpenAI sforna aggiornamenti su aggiornamenti, Microsoft butta miliardi in investimenti, Meta riorganizza il team e la Cina entra a gamba tesa con Deepseek, un’IA sviluppata con un budget ridicolo rispetto ai colossi americani, ma con la potenzialità di mettere sotto tutta la Valley.

Insomma, la gara è bella serrata.

Ma Brin non si limita a dettare il ritmo, lancia pure qualche frecciatina: “Un certo numero di persone lavora meno di 60 ore e un piccolo numero fa il minimo indispensabile per sopravvivere. Quest’ultimo gruppo non solo è improduttivo, ma può anche essere altamente demoralizzante per tutti gli altri”. Traduzione imbruttita: “Ci sono quelli che si sbattono alla grande e poi ci sono gli altri che stanno proprio scaldando la sedia”. Il sottotesto? Se non sei un ingranaggio perfetto nella macchina di Google, sei un peso morto. Anche per il morale del team.

E non è solo Google a spremere i suoi dipendenti come limoni: Meta ha già silurato 4mila persone, individuando quelli che definisce “lavoratori poco performanti”. E Zuckerberg non la manda certo a dire: per lui, il 2025 sarà un anno intenso. Tradotto? Chi non corre, salta.

Autrice: Francesca Tortini

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