Carte Pokémon, action figure, vinili, videogiochi fisici, gadget introvabili e oggetti in edizione limitata. C’è chi li colleziona per passione, chi per investimento e chi semplicemente perché gli ricordano un pezzo della propria infanzia. Il risultato, però, è lo stesso: il mercato dei collectibles continua a crescere a ritmi impressionanti e oggi vale quasi 500 miliardi di dollari. Sbeeem!
Non chiamatelo collezionismo, che fa vecchio. Chiamatelo col suo nome: nostalgia. Che, a sorpresa, riguarda anche chi gli anni ’90 non li ha mai vissuti.
Il mercato dei collectibles continua a crescere
Secondo le stime di Market Decipher, società specializzata nell’analisi dei mercati emergenti, il mercato globale dei collectibles ha superato i 496 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe raggiungere i 628 miliardi entro il 2031.
Dentro questa categoria rientra praticamente di tutto: dalle carte collezionabili alle action figure, passando per gadget esclusivi, edizioni limitate, fumetti, vinili e videogiochi fisici.
Per molti rappresentano un investimento. Per altri sono un modo per custodire un ricordo. In entrambi i casi, il valore emotivo conta quasi quanto quello economico.

La nostalgia è diventata una leva potentissima
Quello della nostalgia è ormai un fenomeno culturale che coinvolge persone di ogni età.
Le ricerche di GWI (Global Web Index) raccontano che il 77% degli americani considera la nostalgia una fonte di conforto nei momenti di incertezza, mentre l’84% ritiene che i ricordi del passato aiutino a ricordare ciò che conta davvero nella vita.
Anche i brand stanno iniziando ad accorgersene.
Il 92% dei consumatori afferma che una comunicazione dal sapore nostalgico risulta più coinvolgente e autentica, mentre le aziende che utilizzano questo approccio registrano incrementi dell’engagement fino al 60%.
Eppure, oggi, meno del 3% delle campagne pubblicitarie sfrutta davvero questo linguaggio. Un’occasione enorme ancora tutta da esplorare.

Anime e cultura Pop
Tra i simboli più forti di questa nuova nostalgia c’è sicuramente l’animazione giapponese.
Anime e manga hanno attraversato generazioni diverse mantenendo intatto il loro fascino e oggi rappresentano uno dei punti d’incontro più evidenti tra Millennial e Gen Z. Tipo, a RiminiComix 2026, uno degli appuntamenti italiani più importanti dedicati a fumetti, videogiochi, cosplay e cultura Pop, sono stati distribuiti gratuitamente 2.000 ciondoli in acciaio in edizione limitata, ispirati proprio all’immaginario dell’animazione giapponese e realizzati da #BrandGioielli, Main Partner della manifestazione.
Gli anni ’90 e la Gen Z
La sorpresa arriva guardando ai più giovani. La Gen Z, cresciuta tra social network, algoritmi, contenuti generati dall’intelligenza artificiale e feed sempre più personalizzati, sta sviluppando una vera attrazione per gli anni ’90 e i primi Duemila.
Secondo il report Culture Next 2026 di Spotify, il 70% dei giovani dichiara di apprezzare contenuti provenienti da decenni precedenti, mentre l’80% vorrebbe che i brand riportassero in vita estetiche e linguaggi del passato.
Esiste persino una parola per descrivere questo fenomeno: anemoia. È la nostalgia per un periodo storico che, in realtà, non si è mai vissuto.
Più che il desiderio di tornare indietro nel tempo, sembra la ricerca di qualcosa che oggi si fa sempre più raro: autenticità, oggetti concreti ed esperienze condivise.
Non ce la faccio, troppi ricordi…









