A Milano il posto fisso continua a esistere, ma l’idea di restarci per tutta la vita piace sempre meno. Cambiare azienda, cercare uno stipendio migliore o semplicemente provare un ambiente di lavoro diverso è ormai diventata una scelta normalissima. I numeri lo confermano: nel 2025 oltre 204 mila lavoratori della provincia di Milano si sono dimessi volontariamente, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa.
E il 2026 sembra andare nella stessa direzione. Nei primi tre mesi dell’anno sono già state registrate circa 48 mila dimissioni volontarie, un ritmo che potrebbe portare a superare ancora una volta quota 200 mila entro fine anno.
I dati arrivano dall’Osservatorio sul mercato del lavoro dell’INPS e raccontano un fenomeno che, almeno per dimensioni, non ha paragoni nel resto d’Italia.
Milano è la provincia dove ci si dimette di più
Nessun’altra provincia italiana registra numeri così elevati.
Per fare un confronto, nel 2025 Roma si è fermata a circa 167 mila dimissioni volontarie, mentre Napoli è arrivata a circa 80 mila.
Significa che un lavoratore italiano su dieci che lo scorso anno ha scelto di lasciare volontariamente il proprio impiego vive e lavora nella provincia di Milano.
Un dato che fotografa un mercato del lavoro molto più dinamico rispetto al resto del Paese.
Una su tre è una scelta del lavoratore
Nel 2025, nella provincia di Milano, sono terminati 682.742 rapporti di lavoro.
Di questi, circa il 30% si è concluso per una decisione presa direttamente dal lavoratore.
Insomma, non si parla di licenziamenti da parte delle aziende, ma di persone che decidono di cambiare strada.
Anche chi ha il posto fisso cambia
La vera novità riguarda proprio i contratti a tempo indeterminato.
Per anni il “posto fisso” è stato considerato un traguardo definitivo. Oggi, invece, anche chi ha un contratto stabile cambia azienda con molta più facilità.
Secondo Luca Stanzione, segretario generale della Cgil Milano:
«A Milano le ragioni di un turnover così elevato sono diverse. Un dato su tutti: la durata media di un contratto a tempo indeterminato è di appena quattro anni. Se ci si pensa, è una media piuttosto bassa.»
Dietro questa mobilità ci sono diversi motivi: stipendi migliori, maggiori possibilità di crescita, più flessibilità e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.
A Milano trovare un altro lavoro è più facile
C’è poi una caratteristica tutta milanese.
In molti settori le aziende continuano a cercare personale e la domanda di lavoratori supera ancora l’offerta.
Chi lascia un impiego sa quindi di avere buone probabilità di trovarne rapidamente un altro.
Come spiega ancora Stanzione:
«L’elevata domanda di personale da parte delle aziende rende oggi più semplice per molti lavoratori trovare un’altra occupazione e decidere di cambiare.»
I numeri mostrano bene quanto sia cambiato il mercato.
Nel solo mese di marzo, nella provincia di Milano, le dimissioni hanno riguardato:
- 18.913 contratti a tempo determinato;
- 15.888 contratti a tempo indeterminato.
La differenza è di appena tremila rapporti.
Fino a qualche anno fa uno scarto simile sarebbe sembrato impensabile. Oggi racconta una realtà diversa: anche chi ha un contratto stabile valuta sempre più spesso nuove opportunità professionali.
Tra i rapporti a tempo indeterminato, inoltre, le dimissioni volontarie rappresentano la principale causa di cessazione, superando i licenziamenti.
Nuove competenze cambiano il mercato
A spingere sempre più persone verso un cambio di lavoro c’è anche l’evoluzione del mercato.
L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e la trasformazione delle professioni stanno modificando competenze e richieste delle aziende.
Secondo Stanzione:
«C’è una crescente volontà di cambiare impiego per cogliere opportunità migliori. È un fenomeno che va di pari passo con la formazione continua: investire sulle competenze, anche attraverso una maggiore defiscalizzazione della formazione individuale, diventa sempre più importante.»
E conclude:
«Le persone si attivano spontaneamente quando percepiscono che questi cambiamenti potrebbero avere un impatto sulla propria vita e sul proprio futuro professionale, anche scegliendo di cambiare lavoro.»
Il posto fisso continua a essere importante, soprattutto in una città dove il costo della vita è tra i più alti d’Italia. Quello che è cambiato è il modo di viverlo.
Sempre più lavoratori vedono il contratto a tempo indeterminato come un punto di partenza e non più come il traguardo finale della carriera. Se arriva un’offerta migliore, uno stipendio più alto o un ambiente di lavoro più stimolante, cambiare azienda oggi fa decisamente meno paura rispetto a qualche anno fa.









