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Spendere per non pensare: cos’è il Doom Spending e perché bisogna farci attenzione

Il meccanismo è semplice: spendi per mettere in pausa ansia, stress e senso di impotenza.
24 Luglio 2026

Hai presente quella sensazione dopo una settimana di notizie pessime, conti che non tornano, inflazione, guerre, lavoro precario e un futuro nebuloso? Quella per cui apri Amazon “solo per dare un’occhiata”, finisci su Zalando senza sapere bene perché oppure ordini delivery per la terza volta in quattro giorni pensando: “Vabbè, almeno questo me lo merito”? Ecco. Più che comprare qualcosa che ti serve, stai cercando di comprare cinque minuti di sollievo.

Si chiama Doom Spending ed è uno dei fenomeni economici e psicologici di cui si parla di più negli ultimi anni, soprattutto tra Millennial e Gen Z. Il tema, però, non è tanto quanto spendi, ma perché lo fai.

Il meccanismo è semplice: spendi per mettere in pausa ansia, stress e senso di impotenza. Funziona? Sì. Peccato che l’effetto duri giusto il tempo di ricevere la mail con scritto “Il tuo ordine è stato confermato”.

Cos’è il Doom Spending

Partiamo dalla definizione semplice. Il Doom Spending è la tendenza a spendere in modo impulsivo quando ci si sente sopraffatti dall’ansia economica o dall’incertezza sul futuro. L’acquisto diventa una compensazione emotiva: compri qualcosa perché speri di stare meglio, non perché ti serva davvero.

Il termine ha iniziato a circolare seriamente nel 2023, dopo un sondaggio di Intuit Credit Karma citato da CNBC e Bloomberg. Oltre un quarto degli americani ammetteva di spendere proprio per gestire lo stress legato all’economia. Ancora più significativo un altro dato: il 96% degli intervistati dichiarava di essere preoccupato per la situazione economica generale.

Insomma, l’ansia era già lì. Lo shopping era semplicemente il modo più veloce per provare ad abbassarla. Ed è importante distinguere il Doom Spending dal classico shopping emotivo. Comprarti una pizza dopo una giornata infernale o regalarti quella felpa che volevi da mesi è un conto. Qui, invece, l’acquisto diventa un riflesso automatico. Ogni volta che sale l’ansia, parte la carta.

Bloomberg lo ha definito “il sequel horror del girl math”. Una definizione ironica, ma tutto sommato azzeccata. Perché qui gli acquisti servono soprattutto ad anestetizzare quello che hai in testa.

Chi lo fa

I numeri aiutano a capire perché il Doom Spending stia diventando sempre più diffuso. Secondo Credit Karma, il fenomeno coinvolge il 43% dei Millennial e il 35% della Gen Z. Ancora più significativo il fatto che già nel 2024 il 71% delle persone appartenenti a queste generazioni dichiarasse di sentirsi in ansia per la propria situazione finanziaria.

La combinazione è quasi perfetta: costo della vita sempre più alto, stipendi che fanno fatica a stare al passo, prospettive meno rassicuranti rispetto a quelle delle generazioni precedenti e, nel frattempo, esposizione continua ai social e alle vite apparentemente perfette degli altri.

Da una parte scorri notizie su guerre, crisi climatiche, salari stagnanti e mercato immobiliare fuori controllo. Dall’altra Instagram ti serve brunch da 40 euro, weekend a Ibiza, skincare routine da 300 euro e persone che sembrano vivere in un eterno sabato pomeriggio.

Il cervello riceve due messaggi completamente opposti: “il mondo sta andando a rotoli” e “tutti se la stanno passando meglio di te”. E prova a risolvere il cortocircuito nel modo più rapido possibile: comprando qualcosa.

Poi c’è un altro ingrediente fondamentale: il Buy Now Pay Later. Tutti quei sistemi che permettono di pagare dopo o a rate abbassano drasticamente la percezione della spesa. Se togli il dolore immediato del pagamento, diventa molto più facile fare acquisti quando sei emotivamente vulnerabile. Ed ecco servito il mix perfetto per trasformare un impulso in una presunta forma di self-care.

Il meccanismo: perché funziona

Il bello — o meglio, il brutto — del Doom Spending è che funziona davvero. Almeno all’inizio.

Quando compri qualcosa, il cervello rilascia dopamina. Per qualche minuto arriva una sensazione di gratificazione, come se avessi finalmente ripreso il controllo. In un periodo storico in cui tantissime persone convivono con un senso costante di precarietà, quella piccola scarica di benessere pesa parecchio.

Solo che dura pochissimo.

Secondo diversi studi citati da Psychology Today e Geopop, il sollievo emotivo legato all’acquisto tende a svanire molto rapidamente. Il problema che avevi prima resta identico. Con una differenza: adesso hai anche qualche decina o qualche centinaio di euro in meno sul conto.

Ed è qui che parte il loop. Ti senti stressato, spendi. Stai meglio per mezz’ora, torna l’ansia, il conto peggiora, aumenta lo stress… e ricominci da capo.

Ylva Baeckström, docente di finanza alla King’s Business School di Londra, descrive questa condizione come un “Armageddon digitale permanente”: siamo costantemente online, continuamente esposti a cattive notizie e ogni giorno confrontati con standard economici praticamente irraggiungibili.

In questo scenario comprare qualcosa diventa una delle poche azioni immediate che danno l’illusione di fare davvero qualcosa. Il paradosso? Il Doom Spending nasce spesso proprio dall’ansia per i soldi e finisce per peggiorarla.

Come riconoscerlo: i segnali

La parte più subdola del Doom Spending è che all’inizio sembra normalissimo. Anzi, molti dei comportamenti che lo caratterizzano sono diventati quasi routine. Il primo campanello d’allarme è quando inizi a navigare sugli e-commerce come scorri TikTok: senza cercare niente di preciso, ma sperando che salti fuori qualcosa capace di migliorarti la giornata.

Il secondo è che gli acquisti arrivano quasi sempre dopo un trigger emotivo: una brutta notizia, una giornata pesante, ore di doomscrolling, stress lavorativo, una discussione o quella classica sensazione di vuoto.

Poi c’è un dettaglio curioso. Il momento più bello è quello del checkout. Quando il pacco arriva, invece, l’entusiasmo è già evaporato. A volte lo apri quasi con indifferenza.

Un altro segnale è l’accumulo di piccole spese continue: delivery, moda, beauty, tech, accessori inutilissimi e quell’oggetto “che mi cambierà la vita” comprato alle 23:47.

Infine, inizi a rateizzare acquisti che, razionalmente, potrebbero tranquillamente aspettare.

La differenza rispetto allo shopping emotivo occasionale è tutta qui: lo shopping emotivo lo riconosci mentre lo stai facendo. Il Doom Spending, di solito, lo capisci solo quando guardi l’estratto conto.

Come uscirne, o almeno provarci

La buona notizia è che per uscirne non serve smettere di comprare qualsiasi cosa o trasformarsi in un minimalista zen con due magliette nere e una borraccia.

Serve interrompere l’automatismo.

Il primo passo è chiederti cosa stava succedendo cinque minuti prima di aprire l’app dello shopping. Se la risposta è doomscrolling, stress, ansia o noia, probabilmente il bisogno non è quello di comprare.

Poi c’è la regola delle 24 ore. Ogni acquisto impulsivo aspetta almeno un giorno. Qui basta rallentare il riflesso: tantissime cose che sembravano indispensabili la sera prima, il giorno dopo perdono completamente fascino.

Aiuta anche sostituire l’azione invece di reprimere il bisogno. Fare una passeggiata, chiamare qualcuno, cucinare, uscire di casa o semplicemente posare il telefono per un po’ spesso funzionano molto meglio di quanto immaginiamo.

Un altro trucco è rendere le spese più visibili. Le notifiche della banca, ad esempio, interrompono quella sensazione di “tanto sono solo pochi euro”. Il Doom Spending prospera proprio quando il denaro sembra quasi astratto.

E poi c’è una domanda che vale sempre la pena farsi: questa cosa mi farà stare meglio anche tra una settimana?

Se la risposta è no, probabilmente non è self-care. È solo una pausa temporanea dall’ansia.

In fondo il Doom Spending nasce in un sistema che alimenta continuamente preoccupazioni e propone il consumo come risposta immediata a qualsiasi disagio. Accorgersene è già un primo passo. Perché una volta capito quando è l’ansia a passare la carta, diventa molto più facile riprendersi il controllo.

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