Ogni tanto qualche giornale straniero decide di occuparsi di noi. Inteso come italiani, lombardi, milanesi e dintorni. A volte ci va bene, altre un po’ meno. Stavolta… meno.
Il quotidiano francese Le Monde ha dedicato un lungo reportage a Monza, raccontando una città che viene definita tra le più tranquille e prospere d’Italia, ma attraversata – secondo il giornale – da crescenti tensioni legate a sicurezza, immigrazione e identità. Il titolo va giù leggerissimo: «A Monza, in Lombardia, un’atmosfera di razzismo ormai sdoganato».
E niente. Bonjour anche a voi.
Il reportage, firmato dal giornalista Allan Kaval e pubblicato il 24 settembre all’interno di una serie dedicata alla crescita dell’estrema destra in Europa, ha inevitabilmente fatto scattare il polemicozzo.
Perché Le Monde parla di «atmosfera razzista» a Monza
Il racconto parte da un episodio avvenuto a Capodanno: il danneggiamento di uno dei leoni in marmo del Ponte dei Leoni, colpito da un petardo fatto esplodere nella bocca della statua.
Nei giorni successivi il caso aveva alimentato il dibattito sulla sicurezza e sull’immigrazione e l’episodio era stato attribuito pubblicamente ai cosiddetti “maranza”. Le Monde definisce il termine razzista e riferito ai giovani di origine araba delle periferie.
Peccato che, una volta individuati i responsabili, fosse emerso un dettaglio piuttosto importante: erano minorenni italiani.
Il sindaco di Monza Paolo Pilotto lo ha ricordato proprio al quotidiano francese, spiegando che si trattava di «ragazzi figli e nipoti di italiani». Al giornale ha poi parlato della distanza che può crearsi tra dati e percezione della sicurezza, osservando che «la percezione del quotidiano conta più delle statistiche».
Ed è proprio da questo episodio che Le Monde allarga il campo.
Il racconto del quotidiano francese
Il reportage passa infatti dalla vicenda del Ponte dei Leoni alle discussioni sulla stazione, la movida, la microcriminalità e le preoccupazioni di commercianti e residenti, fino alla presenza in città di gruppi dell’area neofascista e all’attività di Futuro Nazionale.
Monza viene descritta come una città generalmente tranquilla nella quale, però, il tema della sicurezza è diventato sempre più centrale nel dibattito pubblico.
Il titolo dell’articolo riprende le parole di Rosanna Curra, attivista e operatrice sociale intervistata dal quotidiano, secondo la quale in città si respirerebbe «un’atmosfera razzista sdoganata mai vista prima», soprattutto attorno alle persone marginalizzate presenti nella zona della stazione.
Il giornale collega inoltre quanto accade a Monza a un quadro politico nazionale più ampio, sostenendo che il dibattito italiano sulla sicurezza sia sempre più intrecciato ai temi dell’immigrazione e dell’identità e dedicando spazio anche alla crescita di Futuro Nazionale e al concetto di “remigrazione”.
Insomma, più che raccontare Monza come una città improvvisamente diventata pericolosa, il reportage si concentra soprattutto su come viene raccontata e percepita la sicurezza e su quanto questo tema stia entrando nel confronto politico.
La replica della Lega
Il reportage non è passato esattamente inosservato.
Tra le reazioni più dure c’è stata quella di Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale della Lombardia, che ha contestato la rappresentazione della città proposta dal quotidiano francese.
«Monza merita rispetto, il sindaco avrebbe dovuto difendere la città. Chiedere sicurezza non è razzismo», ha dichiarato Corbetta, criticando anche l’atteggiamento del sindaco Pilotto.
Secondo il consigliere regionale, le preoccupazioni espresse dai cittadini sul tema della sicurezza non dovrebbero essere liquidate come razzismo o propaganda e richiederebbero invece maggiore ascolto e interventi concreti.
Dal canto suo, l’amministrazione comunale ha ricordato gli interventi messi in campo contro la microcriminalità, tra nuove assunzioni, telecamere e attività di prevenzione nelle scuole, nello sport e nella cultura.
Il caso arriva anche in Consiglio comunale
A riportare l’articolo al centro del dibattito politico monzese è stato anche Francesco Racioppi di LabMonza, consigliere comunale di maggioranza.
Secondo Racioppi, il punto interessante del reportage sarebbe proprio la distanza tra la rappresentazione di Monza come città travolta da un’emergenza sicurezza e quella di una realtà che continua a essere considerata tra le più tranquille d’Italia.
Il consigliere è tornato anche sulla vicenda del Ponte dei Leoni, sottolineando come le accuse iniziali contro i “maranza” e l’immigrazione abbiano avuto grande spazio prima che emergesse che i responsabili erano ragazzi italiani. Per Racioppi, il caso mostrerebbe quanto facilmente la paura possa entrare nella narrazione politica prima ancora che siano accertati i fatti.
Il dibattito, a questo punto, è servito: da una parte chi considera il reportage di Le Monde una fotografia di un clima politico e sociale sempre più teso; dall’altra chi lo giudica una rappresentazione ingenerosa e offensiva di Monza e rivendica il diritto di parlare di sicurezza senza essere accusati di razzismo.
In mezzo c’è Monza, che fino a qualche giorno fa probabilmente non pensava di dover spiegare ai francesi se fosse o meno razzista. Settimana tranquilla in Brianza, insomma.









