Va bene che Venezia non è esattamente famosa per i prezzi popolari, ma trovarsi 156 euro di rombo sul conto ci sembra un po’ too much. È quello che è successo a una coppia di turisti canadesi, protagonisti dell’ennesimo caso scontrino che sta facendo discutere.
La vicenda risale a ottobre e si è verificata in un ristorante del centro storico, nei pressi di San Zaccaria. I due si erano fermati per cena e, stando al loro racconto riportato dal Corriere della Sera, avevano chiesto un consiglio al cameriere su cosa ordinare. Quest’ultimo avrebbe mostrato loro la fotografia di un rombo al forno, senza però specificare quanto sarebbe costato.
Fin qui tutto tranquillo. Almeno fino all’arrivo del conto.
Un rombo da 156 euro
Il pesce servito pesava circa 1,2 chili e costava 13 euro all’etto. Totale: 156 euro soltanto per il rombo, ai quali si sono aggiunti una pizza e alcune bevande, per una cena da complessivi 188 euro.
Stica.
Una cifra che ha lasciato i due turisti decisamente sorpresi. Non tanto, almeno secondo quanto denunciato, per il prezzo in sé, quanto per il fatto di averlo scoperto soltanto al momento di pagare.
La coppia ha raccontato di aver preferito saldare il conto senza discutere davanti agli altri clienti, rivolgendosi il giorno successivo ad Adico, associazione per la difesa dei consumatori, per segnalare l’accaduto.
Il punto della contestazione, insomma, è piuttosto semplice: se un piatto viene venduto a peso, il cliente dovrebbe sapere quanto pesa e quanto spenderà prima di ritrovarselo sullo scontrino. Ci sta.
Il ristorante si difende: «Il prezzo era sul menu»
Dall’altra parte, però, il locale respinge la ricostruzione dei turisti. Secondo i gestori, infatti, sarebbero stati proprio i clienti a scegliere il rombo dopo averlo visto, per poi concludere la cena senza manifestare alcuna insoddisfazione.
Inoltre, il menu disponibile su OpenTable riportava il prezzo del piatto: 13 euro ogni 100 grammi, con l’indicazione che si trattava di un rombo al forno per due persone.
Resta quindi da chiarire un passaggio fondamentale: i turisti erano stati effettivamente informati del costo complessivo prima di ordinare? Perché una cosa è leggere che un pesce costa 13 euro all’etto, un’altra è sapere che quello che sta per arrivare al tavolo pesa più di un chilo.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore comunale al Commercio, Sebastiano Costalonga, che al Corriere della Sera ha ricordato come i prezzi siano consultabili nei menu, riconoscendo però che un’eventuale mancata comunicazione del peso del pesce rappresenterebbe un errore.
A difesa del settore è intervenuto anche Ernesto Pancin, direttore dell’Associazione Veneziana Pubblici Esercizi, che ha sottolineato come il prezzo di un piatto non dipenda soltanto dal costo della materia prima: «Non stiamo parlando di un pesce comprato al mercato». Nel conto, infatti, rientrano anche personale, servizio e spese di gestione del ristorante.
A Venezia gli scontrini continuano a far discutere
La storia ha inevitabilmente riacceso il dibattito sui prezzi della ristorazione veneziana, tra chi considera certe cifre esagerate e chi ricorda che mangiare in una delle città più turistiche del mondo, soprattutto in pieno centro, ha inevitabilmente un costo.
Non è nemmeno la prima volta che uno scontrino veneziano finisce al centro delle polemiche. Nei mesi scorsi aveva fatto discutere anche un conto in un locale storico di Piazza San Marco, dove compariva un supplemento di 7 euro per la musica dell’orchestra. Ne avevamo parlato qui, vi ricordate?
Nel caso del rombo, però, la questione non è stabilire se 156 euro siano tanti o pochi per un pesce servito al ristorante. Il nodo è capire se i clienti fossero stati messi nelle condizioni di conoscere il prezzo finale prima di ordinare…









