Da oggi fare il pieno nelle stazioni Eni costa un pelo meno. È scattata infatti l’iniziativa della compagnia per provare a mettere un freno al caro-carburanti, con un tetto massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio. Che è sempre tanto eh, ma non tantissimissimo.
Una misura pensata per alleggerire almeno in parte il peso dei rincari sulle tasche di famiglie e pendolari, dopo settimane di prezzi alla pompa decisamente poco simpatici.
All’iniziativa si è unita anche IP – Italiana Petroli, controllata dal gruppo azero Socar, che ha accolto l’invito del governo annunciando a sua volta un meccanismo per calmierare i prezzi su migliaia di impianti.
Il governo punta sull’effetto domino
Dal governo la mossa delle compagnie è stata accolta positivamente. L’auspicio è che si inneschi una sorta di effetto domino, spingendo altri operatori a intervenire sui propri margini e contribuendo così a frenare la corsa dei prezzi.
Il clima, però, resta parecchio teso soprattutto tra chi sulla strada ci lavora ogni giorno. Autotrasportatori e tassisti considerano i tetti annunciati insufficienti a garantire la sostenibilità delle proprie attività, visto che il prezzo del gasolio continua comunque a pesare parecchio sui costi operativi.
Le categorie chiedono quindi interventi più strutturali, a partire da un taglio delle accise, oltre all’apertura di un tavolo urgente con il governo. Sullo sfondo restano anche le proteste, con la minaccia di blocchi dei servizi e scioperi.
Pompe prese d’assalto
Nel frattempo, la prima giornata dei prezzi calmierati ha avuto un effetto piuttosto immediato: diversi automobilisti si sono messi in coda per approfittare delle nuove tariffe.
In alcune stazioni di servizio la benzina disponibile è terminata nel giro di poche ore, tanto che gli automobilisti si sono trovati davanti alla scritta “Super esaurito”.
Insomma, appena il prezzo scende sotto una certa soglia, il pieno torna improvvisamente una missione prioritaria. Comprensibile, considerando quanto è costato ultimamente passare dal benzinaio.
«Il price cap va esteso anche alle forniture»
Sulla questione è intervenuta anche Assopetroli-Assoenergia, che mette sul tavolo un altro problema: quello dei distributori indipendenti.
«Gran parte delle rete di distribuzione, oltre il 35%, è fatta di operatori indipendenti che comprano da chi oggi applica il price cap, e se il tetto non è esteso alle forniture rischiano di chiudere. Si dia la possibilità a tutti di concorrere», ha spiegato Sebastiano Gallitelli, segretario generale di Assopetroli-Assoenergia.
La richiesta è quella di aprire subito un confronto con gli altri operatori della filiera e con il governo, estendendo il price cap anche alle forniture per evitare squilibri sul mercato.
«Condividiamo le misure a sostegno della collettività ma da sole non bastano se escludono il modo professionale, cosiddetto extrarete che rifornisce i trasporti, l’agricoltura, l’industria e i distributori indipendenti», ha aggiunto Gallitelli.
Secondo Assopetroli, quindi, intervenire soltanto sui prezzi praticati da alcune grandi reti rischia di mettere in difficoltà chi acquista carburante proprio









