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In Lombardia un lavoratore su due guadagna meno di 25mila euro all’anno

Nel dettaglio, il 49,66% dei lavoratori lombardi guadagna meno di 25mila euro all’anno, mentre il 36,5% non arriva a 20K.
16 Settembre 2026

La chiamano la “Locomotiva d’Italia”, ma quando si parla di stipendi la situa si fa decisamente meno brillante. Quasi un lavoratore su due in Lombardia guadagna meno di 25mila euro all’anno e oltre uno su tre resta addirittura sotto quota 20mila.

A fotografare la situazione è un rapporto della Uil Lombardia sulle retribuzioni del 2024, elaborato sulla base dei dati Inps. E già qui arriva il primo reality check: parliamo di una delle regioni più ricche d’Italia, certo, ma anche di una delle più care. Quindi quei numeri, quando arrivano le spese di casa e vita quotidiana, pesano ancora di più.

Nel dettaglio, il 49,66% dei lavoratori lombardi guadagna meno di 25mila euro all’anno, mentre il 36,5% non arriva a 20mila euro.

Stipendi in Lombardia: non benissimo

Sulla carta, occupazione e retribuzioni nominali sono cresciute. Tutto bene? Insomma. Dietro ai numeri generali, secondo il sindacato, continuano infatti a esserci forti differenze e parecchia precarietà.

«Nonostante la crescita nominale delle retribuzioni e dell’occupazione, il mercato del lavoro lombardo nasconde forti disuguaglianze e precarietà», sottolinea la Uil Lombardia.

E se visto il panorama non è esattamente da stappare quello buono, per i lavoratori più giovani si complica ulteriormente.

Under 35, male male

Capitolo under 35. In Lombardia i giovani dipendenti sono circa 1,25 milioni e rappresentano il 33,22% del totale.

Tra loro, il 50,31% guadagna meno di 20mila euro all’anno, mentre addirittura il 65,18% rimane sotto i 25mila euro. Insomma, quasi due giovani lavoratori su tre.

Secondo il rapporto, gli under 35 si trovano «al limite della sussistenza: tra i 1,25 milioni di giovani dipendenti (33,22% del totale) il 50,31% non supera i 20.000 euro annui e il 65,18% rimane sotto i 25.000 euro. In una regione ad alto costo della vita, questo gap limita drasticamente la possibilità di un’autonomia abitativa e familiare».

Ed è proprio qui che arriva il problema. Perché avere un lavoro è una cosa, riuscire a costruirsi una vita autonoma con quello stipendio è tutto un altro paio di maniche. Soprattutto in una regione dove tra affitti, spese e costo della vita il budget può diventare parecchio tirato.

Gender pay gap ne abbiamo?

Poi c’è il gender pay gap. E anche qui i numeri sono abbastanza eloquenti.

La retribuzione media degli uomini è di 34.714,35 euro, mentre quella delle donne si ferma a 24.707,09 euro. Parliamo di oltre 10mila euro di differenza e, secondo i dati riportati dalla Uil, di un gap del 28,83%.

«Il divario di genere resta drammatico. La retribuzione media maschile è di 34.714,35 euro contro i 24.707,09 euro delle donne (-28,83%). Più che una mera disparità di tariffa oraria, pesano il part-time involontario, la discontinuità occupazionale e la minor presenza femminile nei ruoli apicali», spiega la Uil.

Occhio quindi a leggere quel 28,83% come una semplice differenza di paga per lo stesso lavoro: il dato riguarda la retribuzione media annua complessiva e dentro ci finiscono anche part-time, periodi senza occupazione e minore presenza delle donne nelle posizioni più alte e meglio pagate.

Morale della situa: avere più occupati è sicuramente un dato positivo, ma il punto è anche che tipo di lavoro hanno e quanto guadagnano. Soprattutto se vivono in Lombardia.

«Il rapporto – commenta Antonio Albrizio, segretario generale Uil Lombardia – conferma che la crescita deve tradursi maggiormente in qualità del lavoro e in una distribuzione più equilibrata della ricchezza prodotta. Salari, stabilità e buona occupazione devono restare al centro delle politiche regionali».

Il quadro finale è abbastanza chiaro: quasi la metà dei lavoratori lombardi resta sotto i 25mila euro lordi all’anno. Per gli under 35 la percentuale sale addirittura al 65,18%, mentre tra uomini e donne rimane un gap medio annuo superiore ai 10mila euro.

Insomma, la Locomotiva d’Italia continua a correre. La busta paga, un po’ meno.

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