Il “deserto demografico bussa alla porta”. Paroloni da Cernobbio da parte del ministro Giancarlo Giorgetti, secondo cui la prossima legge di Bilancio dovrà avere “un occhio di riguardo” al problema. Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a pensare “Finalmente se ne sono accorti”, che già ci sono cadute le p4lle per la soluzione ipotizzata: un “fondo previdenziale alla nascita”, con un piccolo versamento iniziale dello Stato da rincicciare da parte di genitori e familiari via via che il bebè cresce, e infine da parte di lui o lei quando comincerà a lavorare.
La ministra Marina Calderone si dice “possibilista e ottimista” sull’ingresso della misura in manovra. Il presidente Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) Mario Pepe ipotizza versamenti familiari fino a 100 euro al mese. Precisiamo: IPOTIZZA. Di concreto oggi c’è solo il già noto Bonus nuovi nati: mille euro una tantum con Isee fino a 40 mila euro. Misura per la quale gli ospedali non si sono certamente riempiti di puerpere.
Un fondo pensione serve?
E adesso mettetevi comodi coi pop corn e aspettate la domanda a una domanda semplice semplice: ma davvero pensate che uno faccia un figlio perché gli aprite il fondo pensione?! Perché dev’essere sfuggito un dettaglio: chi decide se avere un bambino non sta pensando al 2091. Sta pensando al massimo al prossimo anno, quando dovrà tornare al lavoro e servirà un asilo nido… ma vivendo in Italia scoprirà che i posti autorizzati coprono solo il 31,6% dei bambini tra zero e due anni: ancora sotto il 33% che dovrebbe diventare livello essenziale entro il 2027.
Oppure chi vorrebbe un figlio e ne ha già un altro… Ecco, questo genitore non pensa nemmeno all’anno prossimo. Pensa che fino a due o tre giorni fa le scuole dell’infanzia erano chiuse e lui/lei che aveva finito le ferie il 25 agosto ha passato una settimana da equilibrista. E non sa ancora che cosa lo aspetta quando poi il figlio entrerà alla primaria, le vecchie “finalmente, le “elementari“: lì almeno te lo prendono, ma – attenzione – solo 200 giorni su 365… va beh, dai, togliamo i weekend sperando che il genitore non lavori su turni e arriviamo a 200 su 261… Ma il genitore ha al massimo 30 giorni di ferie l’anno, quindi per la famiglia comincia una gigantesca staffetta tra orari, riunioni, malattie, mense, compiti, vacanze e chat dei genitori…
In Lombardia quest’anno le lezioni sono finite l’8 giugno e ricominciano il 14 settembre. Fanno 97 giorni consecutivi di figli a casa. Novantasette. Senza contare Natale, Pasqua, Carnevale e ponti. Un lavoratore normale ha quattro o cinque settimane di ferie, non una licenza sabbatica trimestrale. Il resto si chiama nonni, centri estivi, baby sitter, smart working acrobatico e senso di colpa.
Poi alle medie scopri un’altra cosa simpatica: l’orario ordinario è di 30 ore settimanali. Il tempo prolungato, 36 o 40 ore, dipende dalla disponibilità di posti e servizi. Quindi molti genitori si ritrovano il figlio di 12 anni che esce all’ora di pranzo e tu sei ancora al lavoro. È abbastanza grande per stare solo? Forse. È esattamente l’età in cui cominciano fragilità, internet, social, ansie ed esperimenti? Anche. Buona fortuna. Però tranquilli: a 67 anni avrà il fondo pensione.
E adesso ci si mette pure il caldo. Da settimane si discute perfino di rinviare l’apertura delle scuole perché nelle aule si schiuma. La Società italiana di medicina ambientale sostiene che solo l’11% degli istituti disponga di climatizzazione e che spesso gli impianti servano gli uffici, non le classi. Il ministero ha stanziato 20 milioni per apparecchi e dispositivi di raffrescamento e annuncia un piano più ampio di efficientamento energetico… e poi che fate?! Vi distraete con il fondo pensione, mentre qualcuno propone sotto banco di spostare ancora la campanella?! Ma siete fuori?!
Se volete che la gente faccia figli dovete consentire a questi figli di vivere dignitosamente: sistemare le scuole e gli impianti, mettere bambini, ragazzi e insegnanti nelle condizioni di studiare senza liquefarsi in classe. Perché il vecchietto che entra alle Poste – con il fondo pensione o meno – trova l’aria condizionata. Il cliente che entra in banca pure. Al supermercato, in Comune, in aeroporto idem. Tuo figlio, invece, deve imparare le frazioni a 34 gradi perché qualcuno negli anni ha frazionato i fondi e adesso che fa un caldo porco la soluzione torna a essere: forse apriamo più tardi. Geniale. Così i genitori guadagnano qualche altro giorno da coprire.
E allora il fondo pensione mettetelo pure. Non fa male a nessuno e magari, tra sessant’anni, servirà, ma non raccontateci la palla clamorosa che questa sia una misura contro il deserto demografico. La gente non rinuncia ai figli perché teme che da vecchi abbiano una pensione bassa. Rinuncia perché non sa dove mettere il bambino domani mattina. E si chiede se in un paese come il nostro il bambino che poi diventa adulto avrà almeno uno straccio di lavoro… Alla pensione sa che dovrà rinunciare quasi per forza!
Chi figli non ne ha guarda gli amici: li vede prenotare il centro estivo a febbraio, contendersi i nonni, uscire da una riunione per correre a scuola, lavorare con un tredicenne solo a casa e a giugno aprire il calendario come si apre una cartella esattoriale. Poi ci pensa un attimo e dice: “Ma sai che quasi quasi prendo un cane?”.
Una misura per la natalità? Sistemate la Scuola e le scuole. Nidi accessibili, orari compatibili con il lavoro, estate gestibile, edifici decenti, insegnanti messi nelle condizioni di lavorare e dirigenti non lasciati sulla graticola. Togliete le famiglie dall’esasperazione.
Poi, quando avremo risolto il problema di lunedì prossimo, quando i nostri figli torneranno a scuola ma la scuola sarà ancora bollente e a mezzo servizio, parliamo pure della pensione del 2091.









