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A causa della pandemia ormai per gli adolescenti la “prima volta” è virtuale

La Generazione Z sta vivendo i primi approcci sessuali con cybersex e porno online. Inoltre, riguardo al sesso, tra gli adolescenti è emersa una crescente disinformazione.

Siamo qui a celebrare la dipartita di un evento che ciascuno di noi (o quasi) ha sperimentato, non sempre in maniera memorabile. La prima volta. Il primo rapporto sessuale. Magico o disastroso, eccitante o doloroso, godurioso o traumatico. In qualunque modo sia andata, la prima volta è un’esperienza che segna, che ci rimane incastonata dentro in maniera indelebile. Da raccontare agli amici, con aria sognante o storcendo il naso. Per questo motivo spiace molto sapere che la Generazione Z sta saltando a pié pari questa fondamentale tappa, impoverendola e sostituendola con del solitario sesso virtuale.

La colpa, ancora una volta, è di quella stronza della pandemia. L’allarme è arrivato dagli esperti della Sia (Società italiana di andrologia), secondo i quali in materia di sesso un ragazzo su due si informa sul web, mentre appena il 5% chiede al medico. Quindi, prima di tutto, assistiamo a una evidente disinformazione. Era quasi meglio quando ci si scambiava il Playboy o si ascoltavano i racconti (spesso gonfiati) dell’amica più grande ed esperta. 

Nell’ultimo anno, inoltre, si è registrato un raddoppio di sexting, cybersex e porno online. Eh, per forza. In tempo di Covid niente scuola, niente oratorio, niente gite, niente discoteca, uscite ridotte all’osso. I ragazzi si stanno perdendo mille occasioni per incontrarsi, conoscersi, flirtare e arrivare al sodo, abbandonando definitivamente la propria verginità in spiaggia, durante una sera d’estate. O magari sul lettone dei genitori, tra risatine e movimenti impacciati. 

“Oltre un anno di restrizioni necessarie a contenere la pandemia ha impoverito le esperienze relazionali e sessuali dei ragazzi in un’età critica – hanno spiegato i medici Sia – I giovani che si affacciano alla vita sessuale sono sempre più disinformati e soli: Internet è diventato quasi l’unica fonte di informazione e anche di pratica sessuale”. E se pensate che, vabbé, magari ci si può confidare con gli amici, anche al telefono, sappiate che le relazioni si stanno arruginendo anche in questo senso. “Anche gli amici, che prima della pandemia erano una risorsa essenziale per saperne di più in materia di sesso, sono sempre più lontani e virtuali. Il rischio concreto della disinformazione, dell’isolamento e della mancanza di punti di riferimento con una solida preparazione sul tema – sottolineano gli esperti – è sviluppare comportamenti sessuali e stili di vita potenzialmente dannosi per un sano sviluppo”.

“Mai come oggi la riapertura delle scuole in presenza è cruciale per far emergere i giovani dalla vita in remoto in cui sono annegati a causa del Covid – ha dichiarato Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore di urologia all’università Federico II di Napoli – È fondamentale che i ragazzi imparino a rivolgersi allo specialista della sessualità maschile per aver informazioni corrette, intercettare disturbi, fugare incertezze e vivere una sessualità serena anche negli anni a venire”. Dallo studio è emerso che Internet è la prima fonte informativa per un ragazzo su due, seguito dagli amici (28,75%). Ai medici non chiede praticamente nessuno, appena il 5% degli adolescenti. Il 55% dei ragazzi che hanno partecipato al sondaggio ha ammesso di non aver mai parlato a qualcuno di sessualità. Sob.

Inevitabile, in tempo di pandemia, il boom di sesso virtuale. “Tutto ciò aumenta la confusione e la disinformazione portando a comportamenti e stili di vita scorretti che possono minare il futuro benessere sessuale dei ragazzi, oltre che quello psicologico: è infatti raddoppiata nell’ultimo anno anche la quota dei giovani che ammettono di sentirsi soli e insoddisfatti”, hanno confermato gli esperti. Lo studio ha comunque fatto emergere un aspetto positivo, in questo panorama desolante. “Se da un lato la pandemia ha danneggiato i 16-17enni perché ha sottratto loro un anno fondamentale, in cui in genere si fanno le prime esperienze sessuali – ha evidenziato Palmieri – dall’altro sembra averli responsabilizzati e resi più attenti alle malattie sessualmente trasmissibili, all’uso del preservativo e alla scelta di partner stabili”. 

Migliorare la situazione, comunque, si può. Prima di tutto introdurre programmi scolastici di educazione al sesso. Poi, parlare con i professionisti. Ginecologo per le ragazze, andrologo per i guys. Senza paura. La fine della pandemia, speriamo imminente, farà il resto. 

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