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A Milano arriva la mostra sul Covid, come se non ne fossimo pieni abbastanza

Giusto perché non ne siamo pieni abbastanza e non ci siamo dentro tuttora, approda a Milano la mostra fotografica sul Covid-19. Avete letto bene, anzi, benissimo. Se la pandemia quotidiana non vi ha fracassato sufficientemente i maroni, le ffp2 non hanno scavato il traforo del Monte Bianco nel retro orecchie e il gellino non ha […]

Giusto perché non ne siamo pieni abbastanza e non ci siamo dentro tuttora, approda a Milano la mostra fotografica sul Covid-19. Avete letto bene, anzi, benissimo. Se la pandemia quotidiana non vi ha fracassato sufficientemente i maroni, le ffp2 non hanno scavato il traforo del Monte Bianco nel retro orecchie e il gellino non ha creato un ecosistema degno di Tolkien nello strato superficiale delle vostre mani, è il caso di farci una capatina.

Dal 28 gennaio al 25 febbraio 2022, lo spazio Cattedrale della Fabbrica del Vapore ospiterà CoviDiaries: la mostra fotografica gratuita che ripercorre senza alcun tipo di filtro, i segni indelebili lasciati dalla pandemia, i volti e le testimonianze di chi ha sofferto e subito le conseguenze devastanti del virus. L’evento, già presentato nella città di Bergamo nel 2020, è organizzato dalla sede espositiva in collaborazione con l’associazione fotografica e agenzia Parallelozero e il Comune di Milano.

CoviDiaries si compone di 60 scatti divisi secondo gruppi tematici che spaziano dall’impatto economico, alle conseguenze sociali, passando per la campagna vaccinale: tutti gli step, per non dire gli sbatti, che abbiamo attraversato in questi anni di Coronavirus.

ll presupposto del progetto, sebbene sembri un’opera di puro sadismo, era creare una sorta di “Scatola della memoria, da aprire quando tutto questo sarebbe finito”, come ha raccontato Sergio Ramazzotti (giornalista, fotografo e cofondatore di Parallelozero).

Il pensiero positivo però ha fregato tutti, contando che la pandemia non molla un colpo. Gli organizzatori, quindi, vista la tempistica poco felice, se ne escono elegantemente con la versione edulcorata del ce la faremo urlato in canotta dal balcone:

“Con CoviDiaries abbiamo dato forma a questa narrazione, che vuole essere sia un tributo, sia soprattutto un memento: per non dimenticare ciò che abbiamo saputo essere, ciò che siamo e ciò che abbiamo l’opportunità di diventare in futuro. Perché, come recita un proverbio cinese, quando soffia il vento del cambiamento, c’è chi costruisce un riparo, e chi un mulino a vento”.

Per calcare ancora la mano, nel caso alcuni fossero ciechi di fronte all’evidenza, le immagini saranno accompagnate dai brani di Quarantine Scenario dei Casino Royale, proiezioni e 4 incontri a tema con esperti e professionisti di rilievo (ricercatori, filosofi, virologi, economisti). Con loro, ci sarà la possibilità di intavolare un confronto aperto su tematiche come il welfare, la cultura, il lavoro e molto altro ancora (qui trovate tutte le info).

L’idea è un po’ meh, vista e considerata la situa, ma non da buttare via totalmente. A qualcuno potrebbe aprire gli occhi e, perché no, persino smuovere l’intelligenza sopita.

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