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I nomi dei bambini? Sofia e Leonardo in pole, ma spuntano Rihanna, Chanel, Ronaldo e Kylian

Anche se in vetta alle classifiche generali ci sono sempre i Tommaso e le Matilde, vanno alla grande Luna, Sole, Leone, Luce, Lupo, Blu, Neve e Oceano
9 Settembre 2026

Lontani i tempi in cui i nomi dei bambini nuovi nati era un affare di famiglia: magari diplomaticamente complicato, certo, ma comunque delimitato fra i nomi dei parenti e quelli dei santi in calendario. Oggi, ormai, l’anagrafe di Milano sembra un glossario naturalista: dal 2020 a oggi sono stati registrati 193 Luna, 166 Sole, 142 Leone, 97 Luce, 19 Lupo, 12 Blu, 5 Neve e 3 Oceano. Poi arrivano i nomi ispirati a cinema, musica e sport: Penelope, Frida, Chanel, Rihanna, Daenerys, Khaleesi. E siccome il tifo, come l’amore, non sente ragioni, ci sono anche Alessio Danish Ronaldo, Ronaldo Matteo, Piero Lionel e Francesco Lionel. 

Altro che “si chiama come il nonno”. Il papà del papà o della mamma può aspirare al massimo al secondo o al terzo nome, magari dopo Kylian: a Milano Mbappé ha già dato il nome a 11 bambini e Ibra a due Zlatan, ma non mancano Neymar, Kobe e LeBron. 

Anche le nonne milanesi hanno poco da sperare per quanto riguarda i nomi dei bambini appena nati. Non a loro si ispirano le 5 bambine Rihanna in circolazione, né le 18 Chanel. Su questo nome in particolare l’Istat, che dal 1999 conta anche i nomi che scegliamo per i figli, ha misurato l’effetto Totti in tutta Italia. Prima della nascita della secondogenita der Pupone e dell’ex moglie Ilary Blasi, nel 2006, le bambine chiamate Chanel erano meno di cinque; nel 2007 sono schizzate a 63, nel 2008 addirittura a 158, fino alle 152 del 2022. Anche Isabel, nome della terza figlia dell’ex coppia d’oro, è passato dalle 570 bambine nel 2015 a 910 nel 2016, anno della sua nascita. 

A parte queste punte di originalità, gli Italiani all’anagrafe restano in genere più tradizionalisti di quanto vogliamo far credere da via Larga. Sofia è il nome femminile più scelto ininterrottamente dal 2010: nell’ultimo decennio disponibile, 2015-2024, non ha mollato il trono neppure per un anno. Tra i maschi Francesco, dominatore dal 2001 al 2017, ha ceduto nel 2018 a Leonardo (Da Vinci o DiCaprio non si sa), rimasto primo fino al 2024. Nell’ultimo dato nazionale disponibile il podio è Leonardo, Edoardo e Tommaso per i maschi; Sofia, Aurora e Ginevra per le femmine. Insomma, sotto la crosta di Daenerys resiste un Paese di Sofie.

Milano, che ama sentirsi avanti, prova a smarcarsi anche qui. Nel primo semestre 2026 il Comune registra Tommaso in testa tra i maschi, davanti a Edoardo e Leonardo; tra le bambine vince Matilde, seguita da Ginevra, con Bianca e Vittoria a pari merito. 

E poi c’è il reparto vintage, che dimostra come nessun nome muoia davvero: al massimo aspetta pazientemente un genitore abbastanza coraggioso… o sconsiderato. Nel 2023 l’Istat ha contato 151 Ascanio, 144 Tancredi, 6 Eulalia e persino 8 Benito. Meno di cinque, ma comunque vivi e vegeti, Desdemona, Leonetta, Edmondo ed Edgardo. Roba che Lupo sembra quasi Mario.

Naturalmente la fantasia parentale ha un limite, ed è il codice civile, che vieta di dare a un bambino il nome del padre vivente o di un fratello o sorella viventi, di usare un cognome come nome e soprattutto di imporre nomi “ridicoli o vergognosi”. Se mamma e papà insistono, l’ufficiale di stato civile registra comunque il nome ma avvisa il procuratore della Repubblica, che può chiedere al giudice di rettificarlo.

È ciò che accadde vent’anni fa a Genova al piccolo Venerdì: i genitori avevano scelto proprio il giorno della settimana e non volevano sentir ragioni. Tribunale, Corte d’appello e infine Cassazione stabilirono che Venerdì rischiava di esporre il bambino allo scherno e così il piccolo diventò Gregorio, santo del giorno in cui era nato. Una vittoria dell’anagrafe e una sconfitta, immaginiamo, per il fratellino che i genitori avevano già annunciato di voler chiamare Mercoledì.

A proposito di scelte originali vale la pena di ricordare il caso di Silvio Berlusconi Boahene. Nel 2010 fece notizia a Modena, dove viveva il padre Anthony, operaio originario del Ghana: suo figlio era nato ad Accra nel 2005 e il nome era stato registrato lì. Anthony raccontò di aver pensato anche a George Bush e Tony Blair, ma di aver scelto Silvio Berlusconi perché credeva di dovere a lui il proprio permesso di soggiorno. Il piccolo, spiegava, un giorno sarebbe diventato presidente: “del Ghana o dell’Italia, non importa”. Visti i tempi, quasi quasi lo aspettiamo.

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