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Lo sapevate? A Milano esiste una chiesa cortissima, con un nome lunghissimo

Parliamo della chiesa Ortodossa dei Santi Sergio, Serafino e Vincenzo Martire, in via Giulini 1, piccola parte di ciò che resta di un monastero del 700

A Milano puoi passarci una vita intera e magari non conoscerne alcune chicche e curiosità. Tipo: lo sapevate che c’è una chiesetta, nella City, con un nome parecchio lungo eppure strutturalmente parecchio corta? Ecco, ora lo sapete. Parliamo della chiesa Ortodossa dei Santi Sergio Serafino e Vincenzo Martire, in via Giulini 1, a due passi da via Dante. Il tempo di pronunciarla, e siete già entrati e usciti due volte. Che roba. Quante volte ci sarete passati davanti, ignorandone completamente la storia e le particolarità?

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Questa micro chiesa ortodossa, in realtà, è una piccola parte di ciò che resta della chiesa di San Vincenzino, indicata anche come Monasterium Novum. Faceva parte di un convento benedettino fondato – così pare – nel 770 dalla wife del Re longobardo Desiderio. I primi documenti ufficiali che testimoniano l’esistenza del convento risalgono al 1073, mentre la chiesa fu fondata solo nel 1153. Figa, quante ne ha passate, eh? A un certo punto, a causa delle invasioni giargiane, la chiesa fu adibita a semplice deposito. Poi, dal 1818, ospitò la scuola e studio dell’architetto e scultore Pelagio Palagi, per poi ridiventare magazzino ed essere infine convertito a locali per il Cinema Dante nel 1908, anno in cui, insegna Wikipedia, “vennero staccati otto affreschi presenti nella chiesa, oggi conservati nella Pinacoteca del Castello Sforzesco”.

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La chiesa fu demolita nel 1964 assieme al complesso monastico. Di tutta la baracca resta giusto la facciata tardogotica, che ora costituisce, per l’appunto, il fronte della chiesa dei Santi Sergio, Serafino e Vincenzo di rito ortodosso in via Giuliani. Nel 1996 la chiesa è infine diventata una parrocchia ortodossa dedicata a Vincenzo di Zaragoza, San Giorgio di Randonez e a San Serafino di Radov. L’edificio religioso, infatti, fu preso in affitto dalla comunità ortodossa russa e restaurato per adattarlo alle tradizioni liturgiche. The end. Intrigante, no? Ma torniamo all’incipit: la chiesetta è profonda solo sei metri e questo la rende una delle chiese più corte di tutta la City. Vi farà strano entrarci anche perché l’altare non è, come al solito, di fronte alla porta, ma su uno dei lati corti.

Se passate di lì fermatevi e dateci un’occhiata. All’interno troverete gli affreschi cinquecenteschi del pittore Aurelio Luini, che raffigurano le vicende di san Vincenzo di Saragozza e della Santa martire Orsola di Colonia. Sbirciate anche la volta, per ammirare l’affresco di Bergognone, un pittore del Rinascimento, che rappresenta il Cristo Pantocrato. Oh, piccola com’è, non ci metterete più di dieci minuti. 

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