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Bella l’idea di Talent Garden: si studia ora e si paga quando si lavorerà

Il progetto Pay4Talents vuole abbattere la più grande barriera all'accesso ai corsi di formazione professionale, che non dipende né dal talento, né dalla volontà: il costo

Capita spesso di trovare un corso di formazione super interessante, che potrebbe farci guadagnare skills a manetta per arricchire il nostro cv e aiutarci a intraprendere la carriera desiderata. Capita anche con i corsi di aggiornamento eh. Purtroppo, in moltissimi casi, i corsi più fighi e con maggiori contatti per il futuro sono anche quelli che costano di più. Anche un bel po’ di K. Per questo, per quanto interessanti, molti di noi hanno spesso lasciato perdere o magari hanno preferito accontentarsi di un percorso minore, meno patinato ma anche meno formativo. Il preambolo serve per sottolineare l’importanza delle idee che vanno controcorrente rispetto a questo andazzo, tipo quella di Talent Garden, operatore europeo di digital education nonché la più grande community in Europa di innovatori dell’ecosistema tech. La genialata si riassume così: prima trovi un lavoro, poi paghi il corso di formazione che ti ha consentito di trovarlo. Figa, giusto!

Talent Garden ha lanciato il progetto Pay4Talents, con l’obiettivo di abbattere la più grande barriera all’accesso ai corsi di formazione professionale, quella che non dipende né dal talento delle persone, né dalla loro volontà: il costo. Il cash. La grana. Negli Stati Uniti, che spesso su ‘ste robe sono più avanti di noi, questo modello è già molto diffuso e si chiama Income Sharing Agreement: consiste in un accordo sulla condivisione di parte dello stipendio per un limitato periodo di tempo, e prevede che una percentuale della busta paga vada direttamente alla società con cui si è fatto il corso di formazione che ha permesso al lavoratore di trovare un’occupazione. Un’idea talmente giusta e sensata da farci domandare: “Ma perché nessuno ci ha mai pensato prima?”

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Davide Dattoli, fondatore e presidente esecutivo di Talent Garden

Il progetto pilota è stato lanciato dalla società di educazione digitale insieme a Talent Venture e riguarderà due corsi: quello di coding e sviluppatori di software, la Italian Tech Academy lanciata il 29 aprile scorso da Talent Garden e gruppo Gedi, e quello per esperti di sicurezza informatica. “Vogliamo rendere accessibile a chiunque la formazione su Coding e Cybersecurity dove abbiamo aperte migliaia di posizioni di lavoro in Italia e dove le aziende non trovano candidati adeguati”, ha detto Davide Dattoli, fondatore e presidente esecutivo di Talent Garden. “Ci sono due scogli principali: i genitori, che ancora troppo spesso spingono i figli a non intraprendere percorsi di questo tipo orientandoli invece verso le più tradizionali università economiche o di legge, dove però la media nazionale di impiego è oggi molto più bassa rispetto ai due ambiti Stem che proponiamo; il secondo è quello economico. Per questo abbiamo deciso di sperimentare anche in Italia i modelli di Income Sharing Agreements”.

Ecco come funziona: studenti e studentesse potranno iscriversi senza pagare nulla, almeno non subito. Tireranno fuori il cash solo dopo avere iniziato a lavorare, versando una percentuale di circa il 12% del reddito, calcolata sul lordo annuo percepito. Dovranno rimborsare in 56 mesi, al termine dei quali il contratto sarà ritenuto onorato, indipendentemente dall’importo pagato. Per accedere all’iscrizione, però, tocca prima superare la selezione di Talents Venture e sostenere due colloqui rispettivamente con i responsabili del team Orientation&Admition e Carrier Advisor di Talent Garden. Una volta dentro, gli studenti dovranno versare una caparra cauzionale di 500 euro che poi sarà restituita una volta finito il corso. “Non possono esserci ostacoli alla passione e al desiderio di conoscenza, soprattutto in un mondo dove per restare competitivi sul mercato del lavoro serve una formazione continua sulle digital skill”, ha aggiunto Dattoli. “Per questo siamo particolarmente contenti di contribuire a diffondere nuovi modelli di finanziamento della formazione”. E bravi ragazzi!

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