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Una città olandese ha deciso di vietare le pubblicità della carne

"Se le persone vogliono continuare a mangiare carne non glielo impediremo, ma non possiamo dirgli che c’è una crisi climatica e, allo stesso tempo, incoraggiarle a comprare prodotti che fanno parte delle cause di questa stessa crisi"

Imbruttiti, c’è poco da lamentarsi. Per quanto grigliare salsiccioni e carnazze sia invitante, ormai la società sta prendendo una piega sempre più sostenibile verso il pianeta che ci ospita. E si sa, le emissioni di gas serra dovute agli allevamenti intensivi sono una delle cause principali del surriscaldamento globale. E se per ora le iniziative a evitare la carna erano più che altro inviti, adesso c’è chi ha deciso di iniziare a fare sul serio, addirittura bandendo ogni pubblicità in favore del consumo di carne. Scherzano mica, questi.

Parliamo dei nostri amici olandesi, in particolare della città di Harleem, che dal 2024 vieterà ogni tipo di pubblicità relativa alla carne in tutti gli spazi pubblici. E questa è solo una parte del super piano del governo olandese per ridurre di un terzo il numero dei capi d’allevamento entro il 2030, allo scopo di dimezzare la concentrazione di azoto nei terreni e le emissioni di gas serra. Il primo passo è indiretto: per adesso addio a cartelloni pubblicitari su mezzi pubblici, pensiline, cartelloni e maxi schermi sponsorizzanti prodotti a base di carne e/o comunque che ne incoraggino il consumo. D’altronde è lo stesso governo ad aver inserito la carne in un elenco di prodotti in grado di contribuire alla crisi climatica.

Le aziende del settore ovviamente non sono d’accordo: palese. E hanno protestato contro l’eccessivo paternalismo della scelta. Te pareva. Il comune di Harleem, a loro dire, starebbe “esagerando nel dire alla gente cosa è meglio per loro”. Pronta risposta è però arrivata da Ziggy Klazes, consigliere comunale del partito ecologista olandese GroenLinks: “Se le persone vogliono continuare a mangiare carne non glielo impediremo, ma non possiamo dirgli che c’è una crisi climatica e, allo stesso tempo, incoraggiarle a comprare prodotti che fanno parte delle cause di questa stessa crisi”. Un ragionamento estremamente logico, poco da dire.

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