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Dove si mangia meglio al mondo? L’Italia (a sorpresa) in fondo alla classifica

Eppure l'anno scorso eravamo primi, quindi bo.

Raga, se una città si giudicasse dal cibo, l’Italia sarebbe tipo la finale di Champions del gusto. E invece, nella classifica delle 20 città dove si mangia meglio al mondo stilata dalla testata britannica Time Out, a rappresentarci c’è solo Napoli. Sì, avete capito bene: UNA sola città italiana.

Brief: lo studio si è basato su un sondaggio che ha coinvolto migliaia di residenti nelle varie città del mondo, a cui è stato chiesto di valutare l’offerta culinaria della propria metropoli in base a 18 criteri diversi. Tipo qualità, creatività e prezzo. 

Ma la cosa più sorprendente è che non siamo minimamente sul podio. Il capoluogo campano si è piazzato al 19° posto, un risultato che da un lato celebra la sua popolarità mondiale (poteva pure non esserci, a sto punto), ma dall’altro lascia un retrogusto amaro. Perché? Perché l’anno scorso Napoli era PRIMA. Insomma, dal top alla coda in un colpo solo.

E le altre città italiane? Milano, Roma, Bologna, Firenze? Sparite, evaporate, manco esistessero. Pare che tra pizza, pasta, street food da paura e ristoranti stellati, il Bel Paese non abbia convinto i giudici. Ok, chiaro: saranno stati più in fissa per qualche bowl di avocado in giro per il mondo.

Ma perché ‘sta batosta?

Perché secondo Time Out Napoli non è abbastanza cool «Napoli non se la cava molto bene per quanto riguarda la cucina all’avanguardia, con solo il 13% dei napoletani che definiscono la scena culinaria “di tendenza” e il 14% per cento che la considera “innovativa o sperimentale”». 

Ma non è finita qui. Oltre alla classifica, la testata ha pure dato qualche dritta su dove mangiare da veri locals. Se volete assaporare la vera Napoli, dovete fare un salto alla Pignasecca, in posti come la Trattoria del Sole e Fiorenzano. Il piatto da non perdere? La pizza fritta de “La Vera Pizza Fritta da Gennaro”, che la sforna da quattro generazioni.

Dove si mangia meglio al mondo, la classifica

E chi c’è in cima alla classifica, invece? New Orleans, che lo scorso anno manco c’era, seguita da Bangkok e Medellín. Qui il premio lo danno all’innovazione e alla varietà, con cucine che spaziano dal fusion alla sperimentazione hardcore. Giusto per capirci, New Orleans mescola influenze francesi, spagnole, vietnamite e africane, mentre Bangkok conquista con la sua street food culture che funziona a una regola sola: se c’è la fila, è buono.

Subito dopo Medellín troviamo Città del Capo, con la sua combinazione di sapori africani, malesi e olandesi. Al 5° posto Madrid, grazie alle tapas e alla sua capacità di mescolare innovazione e tradizione. Città del Messico porta alta la bandiera dei tacos al 6° posto, mentre Lagos strappa la 7ª posizione con i suoi piatti speziati che non perdonano. Shanghai è ottava, Parigi nona e Giacarta chiude la top 10 con i suoi satay e altre chicche indonesiane.

Scorrendo la lista, troviamo Marrakech (11°) con il suo mercato di spezie che ti stende solo con l’odore, Lima (12°) patria del ceviche, Mumbai (14°) con il suo street food che ci fa impallidire, e Montreal (18°), dove la cucina francese incontra quella canadese. Napoli al 19° posto ci fa ancora rodere, ma subito dopo c’è San José (Costa Rica, 20°) a chiudere il ranking con proposte fresche e tropicali.

Insomma, secondo Time Out, se non hai i piatti destrutturati e i locali con i neon viola, sei out. Ma noi lo sappiamo che a certe tradizioni non serve essere “di tendenza” per essere immortali. Vero o no?

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